Avviso di chiusura indagini per l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. A notificare l’atto, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, è stata la Procura di Roma. Le accuse contestate sono la corruzione e l’illecito finanziamento.

Il nome di Alemanno era spuntato con la prima ondata di arresti nel dicembre scorso. Nei suoi confronti i pm contestavano anche il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, che non è escluso possa essere archiviata. All’ex sindaco viene contestato di aver ricevuto somme di danaro, in gran parte attraverso la fondazione Nuova Italia da lui presieduta, per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio.

Secondo l’impianto accusatorio sarebbero complessivamente 125 mila euro i fondi illeciti ricevuti tra il 2012 ed il 2014 tramite l’ex ad di Ama Franco Panzironi. Alemanno avrebbe ricevuto, attraverso la fondazione, 75 mila euro sotto forma di finanziamento per cene elettorali, 40 mila euro per finanziamento per la Nuova Italia e circa diecimila euro cash, questi ultimi nell’ottobre 2014, a due mesi dalla prima tranche di arresti.

Alemanno, però, in una nota, sottolinea come sia decaduta l’accusa di associazione mafiosa. “L’avviso di conclusione delle indagini preliminari che mi è stato notificato oggi dalla Procura della Repubblica non contiene più i reati previsti dall’articolo 416 bis del codice penale, ovvero l’associazione a delinquere di stampo mafioso – ha detto -. Dopo dieci mesi finalmente sono stato liberato dall’accusa infamante di essere partecipe di un’associazione mafiosa“.

L’ex sindaco ha parlato della “fine di un incubo”, nonostante rimanga “la possibilità di una richiesta di rinvio a giudizio per reati di corruzione e finanziamento illecito”. Entrambe accuse che Alemanno respinge e “da cui mi difenderò in ogni modo, convinto che la Magistratura mi darà giustizia con la stessa onestà intellettuale con cui oggi ha archiviato per me l’ipotesi di reato di associazione a delinquere di stampo mafioso”.

Il provvedimento è stato firmato dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dai sostituti Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini. All’ex sindaco di Roma si contesta di aver ricevuto somme di danaro, in gran parte attraverso la fondazione Nuova Italia da lui presieduta, per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio. Secondo l’accusa le somme percepite sarebbero state erogate da Salvatore Buzzi, ras delle cooperative, in accordo con Massimo Carminati.

E proprio lui, ex terrorista di estrema destra dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana, è il personaggio chiave dell’inchiesta di Mafia Capitale, che ha svelato l’esistenza di un sistema criminale capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali. Inclusa, peraltro, quella dell’ex sindaco di Roma, tramite la Fondazione Nuova Italia di cui l’esponente di Fratelli d’Italia è presidente.