Il processo d’appello ‘Ruby bis‘ per Emilio Fede e Nicole Minetti è da rifare. Lo ha deciso a sorpresa la Terza sezione penale della Cassazione. I supremi giudici, presieduti da Claudia Squassoni, hanno infatti accolto i ricorsi dei difensori dei due imputati e hanno dichiarato “inammissibile” l’istanza del procuratore generale presso la Corte d’Appello di Milano che chiedeva condanne più elevate e il ripristino dell’accusa di favoreggiamento della prostituzione minorile di Ruby. In attesa delle motivazioni, il verdetto sembra aver accolto la tesi delle difese di Fede e Minetti. L’avvocato Maurizio Paniz (ex parlamentare Pdl), che ha difeso l’ex direttore del Tg4, nella sua arringa, ha insistito nel sostenere che “non c’è alcuna prova, nemmeno nelle intercettazioni delle ‘Olgettine’, che coinvolga Fede nell’accusa di favoreggiamento: lui e Mora procacciavano le ragazze per le cene di Arcore, e Fede si limitava solo ad invitarle”. Ma l’invito a partecipare a una cena, ha argomentato Paniz, “non può essere considerato favoreggiamento”.

Era il 14 febbraio del 2010, quando Karima El Marhoug varcò per la prima volta il cancello di villa San Martino, accompagnata in macchina da Lele Mora. Il verdetto degli Ermellini ha disatteso le richieste della Procura della Cassazione rappresentata dal Sostituto Ciro Angelillis. Il Pg, nella sua requisitoria durata un’ora e mezza, aveva chiesto di annullare la condanna a 4 anni e tre mesi di reclusione inflitta in appello a Fede, che in primo grado aveva ricevuto sette anni. Lo ‘sconto’ di pena – dovuto al venir meno dell’accusa di aver saputo che Ruby era minorenne – sarebbe stato eccessivo, ad avviso del Pg, per un uomo pienamente consapevole di “aver procacciato” una diciassettenne.

E’ lo stesso punto di vista sostenuto dalla Procura di Milano nel ricorso in Cassazione contro la riduzione delle pene per Fede e Minetti, rimodulate al termine del processo di Appello che si è chiuso il 13 novembre 2014. Il Pg Angelillis aveva però chiesto di annullare solo la condanna di Fede e di confermare, invece, quella della Minetti. In appello, l’ex consigliere ed ex igenista dentale, aveva ottenuto la riduzione della condanna da cinque a tre anni di carcere. Con il venir meno dell’accusa più grave, a carico dei due imputati è rimasta l’accusa di favoreggiamento della prostituzione di 29 ragazze maggiorenni e, per il solo Fede, quella del tentativo di indurre alla prostituzione altre tre ragazze che, invece, hanno detto ‘no’. Si tratta di Chiara Danese, Ambra Battilana e Imane Fadil che si sono costituite parte civile contro Fede e che, in caso di conferma della condanna, inizieranno la causa civile per essere risarcite. Ma questo scenario è adesso più lontano che mai.

“La sentenza d’Appello – aveva sostenuto Pg – afferma che Fede era il ‘dominus‘ nell’organizzazione delle serate di Arcore, è lui che decideva quando una ragazza era troppo invadente e doveva uscire dal giro, era lui che decideva quando fare avvicinare una nuova ragazza a Berlusconi”. Ed è “illogico” ritenere che non sapesse la vera età di Ruby. Il verdetto dei supremi giudici, invece, sembra aver accolto la tesi delle difese di Fede e Minetti. Con la decisione di riaprire il processo d’Appello, torna in alto mare anche l’accusa – mossa al solo Fede – di aver tentato di far prostituire anche Danese, Battilana e Fadil. Anche la contestazioni a Minetti di aver fatto da “mediatrice” tra Berlusconi e le Olgettine, non deve essere sembrata particolarmente sintomatica dell’attività di favoreggiamento. Ci vorranno almeno 30 giorni per conoscere le motivazioni che hanno spinto gli Ermellini ad annullare le condanne e a riaprire il dibattimento davanti a un’altra Sezione della Corte di Appello di Milano. Un risultato probabilmente non sperato dalle difese: Paniz aveva concluso chiedendo clemenza per Fede “che ha 84 anni ed è incensurato” invocando per il suo cliente almeno la concessione delle attenuanti.

Solo per l’ex premier la tempesta bunga bunga è un capitolo chiuso. L’11 marzo scorso la Cassazione ha assolto Berlusconi dalle accuse di concussione e di prostituzione minorile. Dopo una camera di consiglio durata oltre nove ore, gli ermellini hanno confermato la sentenza di appello che, il 18 luglio scorso, aveva ribaltato quella di primo grado, in cui l’ex premier era stato condannato dal tribunale di Milano a sette anni (sei per la concussione e uno per la prostituzione).