“Non si usi la Costituzione per bassa politica. Invito ad anteporre l’interesse generale a quelli particolari e personali”. Pietro Grasso rompe il silenzio sulle riforme parlando a palazzo Giustiniani alla presentazione del volume “Le costituzioni italiane. 1796-1848”. Nei giorni in cui il clima intorno al presidente del Senato è sempre più teso, in attesa che decida se ammettere o meno gli emendamenti all’articolo 2 del ddl Boschi, è lui stesso a chiedere di “maneggiare le regole misurando le parole”. Ieri durante la direzione Pd, il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo ha “avvertito” che se dovesse ammettere gli emendamenti, “sarebbe una scelta inedita” e che si dovrebbero convocare Camera e Senato (ha poi rettificato dicendo che intendeva dire i “gruppi Pd di Camera e Senato”). E ha aggiunto: “Paradossalmente, anche una riforma della Costituzione può rivelarsi incostituzionale se viola quei valori immodificabili e supremi su cui la Carta si fonda: cioè se cessa di essere argine ad abusi di potere e garanzia del patto costituente che affida sempre al popolo prima e ultima parola”. In Parlamento però si va verso un accordo: “Guardo con ottimismo ai positivi segnali di dialogo che si registrano nelle ultime ore”, ha detto Grasso in riferimento alla mediazione tra il governo e la minoranza Pd sulla “designazione” dei futuri senatori da parte degli elettori. I critici del partito non toglieranno gli emendamenti, ma giudicano positive le aperture mentre il governo è al lavoro per presentare le modifiche entro le 9 del 23 settembre. Intanto oggi due senatori di Fi (Amoroso e Auricchio) hanno annunciato il passaggio al gruppo di Verdini, blindando ancora di più i numeri di Renzi a Palazzo Madama.

In Aula oggi Grasso ha deciso tra le polemiche di ridurre i tempi di intervento per “armonizzare” la discussione generale, subito additato dalle opposizioni di “cedere alle pressioni” del governo. “Tutto avrei potuto immaginare”, ha detto il presidente del Senato, “tranne che una scelta che è frutto di prerogative presidenziali potesse essere interpretata come un cedimento a eventuali pressioni. Al fine di consentire la conclusione del dibattito entro la seduta di domani, come stabilito dalla Capigruppo, ritengo necessario armonizzare i tempi degli interventi che non potranno superare i 10 minuti”. Una decisione che ha scatenato le polemiche delle opposizioni. “C’è da parte mia la volontà”, ha detto l’ex ministro della Difesa Mario Mauro, “di esternare la nostra vicinanza e la nostra solidarietà al presidente per il livello e la ferocia delle minacce a cui è stato sottoposto. E’ ancora più doloroso, quando le minacce fanno effetto”. Così anche il leghista Roberto Calderoli: “E’ giusto che il dibattito si svolga anche in questa sede ed è impossibile, come è accaduto, che il dibattito si svolga tutto in via del Nazareno, nelle direzioni del Pd. È una cosa inaccettabile”. La presidente del gruppo Misto Sel, Loredana De Petris ha infine attaccato: “In un dibattito sulla riforma costituzionale, che potrà appassionare o meno, il contingentamento è assolutamente inopportuno e ciò non è accaduto neanche durante la prima lettura”.

Nel pomeriggio il presidente del Senato ha incontrato il ministro Maria Elena Boschi, che a sua volta ha parlato di un accordo possibile. I critici del partito sembrano intenzionati a sostenere la riforma, ma non vogliono per il momento ritirare gli emendamenti. Tutto resta quindi nelle mani della seconda carica dello Stato. Nelle prossime ore sarà infatti il presidente del Senato a doversi esprimere su uno dei nodi più delicati della riforma. Il ddl Boschi è un disegno di legge costituzionale e per essere approvato ha bisogno di due approvazioni per Camera. La procedura prevede che in prima lettura ci possano essere modifiche, mentre nella seconda il testo debba essere approvato o respinto in blocco perché ha già ottenuto la “doppia lettura conforme“. Il provvedimento è ora al secondo passaggio al Senato, ma c’è una questione che rimane aperta. L’articolo 2 passando da Palazzo Madama a Montecitorio ha subito una modifica: al comma 5 la frase “la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti” alla Camera è diventata “dai quali sono stati eletti”. Sarà Grasso quindi a dover decidere se è possibile aprire alla modifiche senza che il testo ricominci da capo l’iter. In commissione Affari costituzionali la settimana scorsa la presidente Anna Finocchiario si è già espressa dicendo che gli emendamenti sono inammissibili. Ora tocca alla seconda carica dello Stato.

La maggioranza intanto è al lavoro, a quanto si apprende da ambienti parlamentari, sulla stesura di alcuni emendamenti al ddl Boschi che intervengano non solo sull’indicazione dei futuri senatori, al comma 5 dell’art.2, ma anche sulle funzioni del futuro Senato delle Autonomie. Gli emendamenti saranno presentati entro domani alle 9. Nella stesura sono impegnate, in prima battuta, il presidente della I commissione Anna Finocchiaro, il ministro Maria Elena Boschi ed il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda. Per definire i pochi punti su cui intervenire si è svolto a Palazzo Madama una riunione tra i capigruppo di maggioranza. La maggioranza ed il governo hanno quindi deciso di presentare le richieste di modifica alla riforma entro la scadenza del termine degli emendamenti, domani mattina alle 9, e non di aspettare la decisione del presidente del Senato Pietro Grasso.

La lunga giornata parlamentare ha visto anche i movimenti di alcuni senatori che hanno cambiato gruppo. Gli ex di Forza Italia Maurizio Amoroso e Domenico Auricchio hanno annunciato di aver aderito alla squadra di Alleanza liberal popolare-Autonomie (Ala) di Denis Verdini (che ha già annunciato voterà a favore della riforma). Il capogruppo azzurro Romani si è appellato al presidente della Repubblica: “Una campagna acquisti dagli aspetti oscuri, che sicuramente ha un costo, politico o meno, per garantire a Renzi e al Pd quella maggioranza che oggi sembra non avere più”. Contemporaneamente a Montecitorio, dove però gli equilibri della maggioranza sono da sempre al sicuro, Nunzia De Girolamo ha ufficializzato il suo passaggio da Ncd a Forza Italia. “Bentornata a casa”, ha commentato Renato Brunetta.