“Artifici tecnici”, “discussione sui commi” che non può fare il “partito più forte d’Europa” e di certo l’elettività non “è lo spartiacque della democrazia”. Matteo Renzi in direzione Pd è andato per parlare della riforma del Senato, ma nella lunga trattativa (che ormai sembra arrivata alla fine) sulle modifiche per l’elezione diretta della futura Camera delle autonomie ha sottolineato che ci sono cose più importanti di cui discutere. E sul punto ha avvertito il presidente del Senato: “Se Grasso in Aula aprisse alle modifiche, sarebbe una scelta inedita”. A fine giornata, dopo 3 ore di interventi, Renzi è tornato a casa con il sì unanime del partito alla sua relazione e il silenzio della minoranza che ha deciso di non votare (il leader dei critici Pier Luigi Bersani ha disertato per la Festa Pd a Modena). Ma nonostante le tensioni tutto fa pensare a un accordo in vista: il presidente del Consiglio ha proposto la mediazione con l’ipotesi della designazione dei futuri senatori “su modello della legge Tatarella del ’95” che prevede la designazione da parte degli elettori del presidente della Regione, che viene poi eletto dal consiglio. Opzione che piace ai critici: “Così non servirebbero i voti di Verdini”, ha detto Bersani.

Video di David Marceddu

Renzi si è detto “ottimista” sul merito e sul metodo: “Troveremo un’intesa”. Del resto, del ddl Boschi, lo ripete a memoria da mesi, il Pd ne ha parlato in varie occasioni e ci sono state “134 modifiche”: “Di fronte al ritornello della svolta autoritaria viene da rispondere con una risata”, ha detto rivendicando che pure il “patto del Nazareno” con Silvio Berlusconi è “nato in questa stanza”. Il messaggio è chiaro e lo spunto gliel’ha dato il risultato del voto in Grecia: “Chi di scissioni ferisce, di elezioni perisce. E anche Varoufakis se lo semo tolti di mezzo”. Insomma per il segretario “i diktat” di una minoranza del partito servono a poco: “Le scissioni funzionano molto come minaccia, un po’ meno nel passaggio elettorale”. Renzi ha pure paragonato il “suo partito” alla squadra di rugby del Giappone che “ha attaccato quando nessuno se lo aspettava” e che da Cenerentola ha vinto la coppa del Mondo: “Quando la legislatura non procedeva, dentro il Pd si è deciso di fare una mossa ardita”.

Nonostante le metafore eroiche contro i “gufi” che danneggiano l’Italia, Renzi però sembra essere a un passo dal trovare un accordo con la minoranza. Il primo a dare un segnale di apertura è stato l’ex presidente del Pd Gianni Cuperlo: “La proposta di Chiti”, ha affermato il leader di Sinistra dem, “può rappresentare il punto condiviso, che riconosca l’utilità e opportunità di un criterio più diretto di selezione da parte degli elettori, con una rappresentanza legittimata da un voto popolare, mantenendo ai consigli regionali il compito di una formale ratifica. Su questa base possiamo mandare all’esterno un messaggio di unità”. E’ d’accordo anche l’ex capogruppo e leader di Sinistra riformista Roberto Speranza: “Non abbiamo partecipato perché il voto della direzione sulle riforme costituzionali ci sembra un errore. Il giudizio su quanto ha detto Renzi dipende da cosa significa il modello Tatarella: se il voto dei cittadini è determinante e vincolante per la scelta dei senatori siamo di fronte a un passo avanti vero. Chiaramente bisogna leggere i testi degli emendamenti perché sulla Costituzione non ci possono essere pasticci”.

Nel corso della direzione, è intervenuta anche l’eurodeputata Cécile Kyenge che ha commentato con amarezza il voto al Senato che ha negato l’accusa di razzismo nei confronti del leghista Calderoli che l’aveva definita “orango”: “Caro Matteo, non posso esimermi di esprimere la mia amarezza: mi aspetto che il mio partito prenda una posizione in merito. Ho ricevuto scuse personali, ma non è una questione personale. E il silenzio non è la risposta. Chiedo una risposta al mio partito. Quel voto è stato un errore”. Renzi ha replicato dicendo che “ci sarà una riunione di gruppo ad hoc sulla questione Kyenge“.

Riforma del Senato - La direzione Pd è stata convocata per parlare del ddl Boschi al voto a Palazzo Madama da domani. Nel suo discorso introduttivo Renzi ha ribadito che non c’è apertura sull’elezione diretta del nuovo Senato, ma che una delle strade possibili è quella di prevedere “un meccanismo di indicazione dei senatori sul modello della Legge regionale Tatarella del ’95”. Il leader Pd ha detto poi che la maggioranza resta aperta al dialogo “civile e nel merito”, ma rifiuta i diktat di una minoranza e si è poi rivolto direttamente a Pietro Grasso: “Il presidente del Senato ha fatto sapere che potrebbe aprire alle modifiche delle parti già approvate con lettura doppia conforme. A quel punto però sarebbe una scelta inedita e bisognerebbe convocare i gruppi Pd di Camera e Senato”.

Secondo Renzi c’è una condivisione della riforma e nessuna gestione autoritaria del processo: “Di fronte al ritornello della svolta autoritaria, viene da rispondere con una risata perché non c’è un intervento sulla forma di governo. Voglio portare tutto il Pd a votare le riforme costituzionale, ma non c’è un vincolo per i parlamentari, c’è un principio di buonsenso”. E pure il patto con Berlusconi sarebbe stato condiviso con il partito: “Il passaggio delle riforme nasce in questa stanza. Il primo patto del Nazareno lo abbiamo fatto al nostro interno, quando prendendo atto della situazione del governo precedente abbiamo deciso di cambiare passo. Alla storiellina del golpe di palazzo fatto a sorpresa può andare bene per i talk show, ma non ci credono neppure i bambini”.

Riforma della Scuola - Renzi ha iniziato il suo intervento parlando della riforma della scuola prendendola ad esempio come provvedimento poco popolare che però ha prodotto risultati: “La Buona Scuola è stata permessa da voi”, ha detto. “Subito dopo le amministrative anch’io ho avuto dei dubbi sul fare o meno quella riforma. Ma sono stato circondato da persone che hanno insistito per farla subito. E io devo dirvi grazie per questo”. Nel merito della riforma, rispondendo alle polemiche degli ultimi giorni ha detto: “Nel giro di due anni siamo passati da 63mila insegnanti di sostegno a 90.034. Vorrei parlare della polemica estiva sui deportati nella scuola, per dire che sono stati appena qualche decina gli insegnanti che non hanno accettato la proposta di contratto”. Renzi ha anche parlato degli investimenti per l’edilizia scolastica: “Siamo passati da 110 milioni a 223 milioni. Sono 1.643 le scuole che hanno subito un lavoro di restauro nel corso dell’estate”.

Talk show - Nel corso del suo discorso il presidente del Consiglio ha anche attaccato i talk show: “Se tutti e due i talk show del martedì fanno meno di Rambo, di una replica della replica, vuol dire che trama conosciuta per trama conosciuta, finale già scritto per finale già scritto, si sceglie la storia che è scritta meglio, dagli americani. Ho visto cambiare l’umore dei deputati e senatori Pd quando sono ricominciati i talk show. Lasciateli fare: il racconto del Paese non può essere quello pigro e mediocre che va tutto male. Le cose che non vanno si cambiano”.

La squadra di rugby del Giappone – Renzi aveva preparato un video (non visto per problemi tecnici) sulla vittoria della ‘cenerentola’ Giappone sul favoritissimo Sud Africa alla Coppa del mondo di rugby: un’impresa da prendere a esempio, secondo il presidente del Consiglio. “Quando la legislatura non procedeva, dentro al Pd si è deciso di fare una mossa ardita, come il Giappone contro il Sud Africa nel rugby. All’ultima azione, sul 28 a 30, con il Giappone che ha la palla tutto ci si aspetta tranne che attacchi. Ma con un’azione che entrerà nella storia il Giappone lo fa e vince la partita”.

Immigrazione - Sull’immigrazione il segretario ha rivendicato la “coerenza” della politica Pd e ha attaccato il leader del Carroccio Matteo Salvini: “Dopo aver detto in 16 trasmissioni tv, interrompendo l’interlocutore, ‘prenditi tu il profugo’, recentemente Salvini, ad Agorà Estate, si è detto pronto ad ospitarlo a casa sua. Basta che cambi il clima e si cambia idea. Sono i surfisti dell’istante, che non si ricordano cosa hanno detto e cavalcano la risposta del momento”. E ha poi commentato le politiche europee citando Italo Calvino: “L’Europa è nata per abbatterli i muri e non per costruirli. Calvino nel Barone Rampante scriveva ‘se alzi un muro pensa a ciò che lasci fuori'”. Il muro dell’Ungheria riguarda anche l’Italia perché “se si interrompe il flusso in quella direzione, dobbiamo porci il problema di come rispondere all’ansia di libertà di chi fugge. Nell’Europa nata perché un muro era caduto si ritirano su i muri, partendo da un consenso di governi che sono teoricamente di sinistra”.

Legge di stabilità - Secondo Renzi l’obiettivo della prossima manovra sarà quello di “restituire fiducia agli italiani”, perché “l’Italia è ripartita e non la ferma più nessuno”. Il leader Pd ha parlato di un intervento sui costi standard, della necessità di rilanciare il settore delle costruzioni e dell’abbassamento delle tasse. “Sulle pensioni”, ha detto poi, “voglio essere molto chiaro. Condivido quello che dice Pier Carlo Padoan: i conti pensionistici non si toccano. Non andiamo a intervenire mettendo una voce ‘più’ sui costi delle pensioni. Se esiste però la possibilità, e stiamo studiando il modo, che in cambio di un accordo si possa consentire forme di flessibilità in uscita” senza maggiori costi “allora è una misura di buon senso”. E ha chiuso con un attacco “a chi critica”: “Credo che l’Italia dei gufi, che non crede alla possibilità di rilancio, sia in minoranza. C’è un’Italia che chiede fiducia e solidità, che vuole investire i soldi che ha da parte. Questa Italia non la rappresentano gli altri, che sono arrabbiati col mondo e prendono a schiaffi perfino la speranza. Questa Italia la dobbiamo custodire, difendere noi e dobbiamo avere il coraggio di rilanciarla con più decisione”.