“Oggi l’Aula ci dà ragione, ora la pensate come noi, benvenuti dalla nostra parte”. Il deputato Francesco Paolo Sisto di Forza Italia si complimenta con il Partito democratico per il via libera al contestato articolo articolo 29 che dà una stretta alle intercettazioni inserito nel disegno di legge delega di riforma del processo penale. Duecentosettantotto voti favorevoli e 156 contrari hanno dato l’ok alla norma che domani a Montecitorio riceverà il via libera per poi passare all’esame del Senato. Contrari, con motivazioni diverse, Sel, M5S, Fi e Lega. All’intervento di Sisto – che ha scatenato le risa e gli applausi ironici dell’aula di Montecitorio dove non è mancata la tensione – la maggioranza ha risposto che “non siamo uguali a nessuno, noi rispettiamo la Costituzione, tuteliamo il diritto alla privacy delle persone”.

“La delega – spiega prima del voto il parlamentare Pd Walter Verini – contiene un contemperamento tra la necessità di fare le indagini con il diritto di cronaca e l’esigenza di non violare la privacy dei cittadini che non c’entrano niente”. Ilfattoquotidiano.it alcuni giorni fa ha calcolato quanti sono stati i casi in cui le intercettazioni hanno violato la privacy dei cittadini: meno di venti in altrettanti anni. Durissimi i Cinque stelle, che con Alfonso Bonafede parlano di “norma liberticida, che davvero richiama i peggiori periodi della storia italiana”. “La vergogna del bavaglio alla libertà di stampa tanto invocato da Berlusconi diventa un’opera concreta di Renzi, e sconcerta il silenzio del popolo della sinistra che non scende in piazza per protestare. Siamo gli unici che stanno facendo una vera opposizione, unica barriera contro questo infame attacco alla democrazia e alla libertà dei giornalisti di informare e dei cittadini di essere informati”, hanno detto i pentastellati in commissione giustizia. All’attacco anche la Lega Nord: “Con tutti i problemi che il Paese ha abbiamo perso quattro giorni a parlare di intercettazioni come se fosse la massima priorità”, ha detto Nicola Molteni.

Due le principali innovazioni rispetto al testo originario del disegno di legge di delega. Salta l’udienza dedicata alla selezione del “materiale intercettativo: viene sostituita da una più generica previsione di una scansione procedimentale “per la selezione di materiale intercettativo nel rispetto del contraddittorio delle parti, e fatte salve le esigenze di indagine”. La delega dovrà poi prevedere disposizioni per garantire la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione. Le registrazioni o le riprese effettuate in maniera fraudolenta potranno essere utilizzate dal cronista, purché ciò serva ad esercitare il diritto di cronaca. In base al nuovo testo della delega sarà invece punibile con la reclusione fino a quattro anni, “la diffusione, al solo fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in sua presenza ed effettuate fraudolentemente”. La punibilità sarà invece esclusa “quando le registrazioni o le riprese sono utilizzate nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca”.

“Nessun bavaglio all’informazione né tantomeno ostacoli alle indagini, e chi si ostina a sostenere il contrario dice falsità e fa pura demagogia”, assicura Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia e relatrice del ddl. “E’ giusto – aggiunge l’esponente Pd – che vengano conosciuti gli esiti delle intercettazioni ma ci sono dei limiti che sono quelli dettati dalla Costituzione, la riservatezza non è quella dell’indagato ma di chi è estraneo all’indagine”. Quanto alle captazioni fraudolente, il provvedimento “non vieta affatto le registrazioni tra privati e tantomeno impedisce che possano essere pubblicate da un giornalista o utilizzate come prova nei processi contro gravi reati come corruzione o stalking“.