La decisione del pm Annamaria Fiorillo di togliere il figlio neonato a Martina Levato – condannata a 14 anni di carcere insieme al compagno (e padre del bimbo) Alexander Boettcher per aver sfigurato con l’acido l’ex fidanzato di lei – sta facendo discutere. E mentre i giudici del Tribunale dei minori di Milano sono riuniti in camera di consiglio per stabilire dove andrà il bambino, l’opinione pubblica è spaccata ma gli esperti invitano alla cautela. “Gli adulti, quando giudicano, tendono a mettersi nei panni del genitore sofferente a cui è stato sottratto il figlio ma la legge in questo caso fa prevalere il diritto alla tutela del minore” avverte Chiara Lupo, psicoterapeuta che si occupa di minori a Milano per l’Istituto Minotauro.

Quindi il pm ha fatto bene ad allontanare subito il neonato dalla madre? 
Il magistrato non agisce mai sulla base di considerazioni personali, ma tenendo conto delle carte processuali e della perizia psichiatrica che è già stata fatta su Levato e mette in luce elementi di pregiudizio per il minore, cioè il rischio che Achille (il nome dato al neonato, ndr) sia soggetto ad abusi o gravi malesseri. Comunque si tratta di un provvedimento d’urgenza, a carattere temporaneo, che in futuro, in seguito ad altri approfondimenti, potrà essere ribaltato.

Quando un minore viene sottratto ai genitori?
I contesti sono tanti e diversi tra loro, ma in tutti si riscontra il serio pericolo, o anche solo l’indizio di pericolo per il bambino di essere vittima di maltrattamenti. Faccio qualche esempio. Se la madre ha ammazzato due figli, il terzo è molto probabile che verrà dato in affidamento. Se un padre ha abusato sessualmente della figlia, l’altra figlia verrà tolta alla famiglia. Attenzione, però a non creare false deduzioni logiche. L’identità della persona e la sua funzione genitoriale non sono sovrapponibili. Per capirci, una madre depressa che usa psicofarmaci può non avere perso il suo ruolo materno.

La diagnosi delle psichiatre Erica Francesca Poli e Marina Carla Verga esclude qualsiasi forma di incapacità di intendere e volere della coppia e attribuisce a Martina Levato una personalità con tratti borderline. Ci spiega meglio cosa vuol dire?
Significa la tendenza a perdere il controllo dei propri impulsi, a far diventare azione i sentimenti, in particolare quelli rabbiosi. In queste persone la polarizzazione tra bene e male è molto accentuata. Anche se ci sono livelli di gravità diversi. Per esempio, il borderline leggero è chi in discoteca per piccole provocazioni salta in aria e fa a botte, chi compie piccole trasgressioni quotidiane, tipo bigiare la scuola, rubare qualcosa al negozio, in segno di rabbia e frustrazione. Fino agli atteggiamenti più violenti, come sfregiare con l’acido un’altra persona. Insomma alle spalle la Levato ha dei reati reiterati importanti e la decisione del pm è in via precauzionale.

Anche i nonni paterni sono stati giudicati inadeguati per l’adozione del neonato perché, così emerge dagli atti processuali, sarebbero stati la causa del narcisismo patologico di cui soffre il figlio Alexander. Come nasce e cosa provoca un disturbo del genere?
Il narcisismo è dentro ciascuno di noi. Diventa patologico se sul bambino vengono riposte molte aspettative, viene abituato a concentrarsi troppo su di sé a spese della visione e dei bisogni degli altri. Capita quando i genitori riversare sul figlio i loro sogni infranti. Ad esempio, il padre lo iscrive allo sci club, lo stressa per gli allenamenti, perché vuole che diventi un campione di sci, cioè quello che lui non è riuscito a essere. I nonni in questo caso non sono in grado di arginare le eventuali richieste del figlio, di dirgli di no, e di garantire la corretta distanza tra lui e il neonato che prevede la legge sull’adozione. Dietro disturbi così ci sono famiglie con problematiche altrettanto importanti. Parliamo di affetti irrisolti e sentimenti non sani.