L’Assemblea capitolina ha approvato, con 38 voti favorevoli, 6 contrari e nessun astenuto, la mozione per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. Il paziente lavoro di convincimento del presidente del Coni Giovanni Malagò, accompagnato nei colloqui dei giorni scorsi dal presidente del Comitato promotore Cordero di Montezemolo, dal vicepresidente Luca Pancalli e dalla direttrice Claudia Bugno, ha sortito i sui effetti. Già si era andati troppo per le lunghe (l’assemblea è al centro dell’inchiesta Mafia Capitale condotta dalla Procura di Roma), e un solo giorno di ritardo avrebbe rischiato di far saltare tutto. Il testo doveva essere approvato rispettando i tempi tecnici perché il Consiglio Federale del Coni, che si riunisce il 2 luglio (ultima data disponibile) a Milano possa approvare la delibera da presentare al Cio entro il 15 settembre. La decisione finale del Cio non arriverà prima del 2017, ma la macchina organizzatrice per Roma 2024 parte ufficialmente oggi, e a molti basterà questo al di là che poi l’Italia organizzi o meno i Giochi.

Martedì ha infatti ufficializzato la sua candidatura Parigi, che dopo aver perso l’organizzazione del 2008 andata a Pechino e sul filo di lana quella del 2012 in favore di Londra (che dopo le indagini sulla Fifa arrivino quelle sul Cio?) è favoritissima per ospitare i Giochi del centenario dopo Parigi 1924.  La candidatura francese punta infatti su sfide da organizzare in luoghi da cartolina come la Senna e la Torre Eiffel, e se fosse solo questo Roma non avrebbe nulla da invidiarle, e soprattutto su una Olimpiade low cost al prezzo di circa 6 miliardi – un terzo, o forse un quarto, di Londra 2012, anche se per gli inglesi il preventivo iniziale era di soli 4 miliardi di cui la metà per spese sportive e la metà per infrastrutture: prezzo calmierato dal fatto che Parigi, a differenza di Roma, avrebbe quasi tutti gli impianti già pronti. Dopo Parigi c’è Boston, anche se la cittadinanza è contraria alle spese pubbliche per un grande evento sportivo e si esprimerà con un referendum prima di settembre. Poi Budapest, Amburgo e infine Baku che, tacendo la questione dei diritti umani calpestati cui le multinazionali sportive non sembrano essere molto interessate, sta organizzando alla grande i primi Giochi Europei attualmente in corso in Azerbaigian.

Roma ha quindi pochissime speranze, nonostante l’assai pubblicizzato lavoro di lobbying sui membri del Cio di Malagò in questi giorni a Baku, e nonostante (o forse proprio perché) i nostri rappresentanti più autorevoli al Cio restano Franco Carraro, recentemente promosso a guida della Commissione Programma Olimpico, e Franco Pescante, nuovo presidente della Commissione Relazioni Internazionali. Nomi antichi, che hanno traversato più o meno indenni i molteplici scandali dello sport nazionale degli ultimi quarant’anni. Così come è curiosa la scelta di affidare la presidenza del Comitato Promotore di Roma 2024 a Montezemolo, responsabile dell’organizzazione (anche se mai indagato) di Italia ’90 e della stagione degli appalti d’oro, nonché assurto agli onori della cronaca più recente per il flop di Italo. Per non parlare della direzione del Comitato alla poltronissima Claudia Bugno, dalla Camera di Commercio di Milano al ministero dello Sviluppo Economico, attraverso vari consigli di amministrazione, fino alla Banca Etruria amministrata dal padre di Maria Elena Boschi. O dello stesso presidente del Coni, presidente del Circolo Aniene e (mai condannato neppure lui) organizzatore dei fallimentari, e per alcuni versi criminali, Mondiali di Nuoto di Roma 2009.

Ma non è finita qui. Se a gennaio, quando ancora il premier Matteo Renzi era entusiasta della candidatura prima di defilarsi, si diceva che all’organizzazione del Comitato Promotore di Roma 2024 sarebbero stati destinati al massimo 10 milioni di euro, oggi siamo già saliti a “solo” 60 milioni di euro. Soldi che circoleranno comunque vada la candidatura. Se è stato ampiamente dimostrato che le Olimpiadi sono una vessazione per i contribuenti delle città in cui sono ospitate, e mai hanno portato vantaggi alle casse statali quanto piuttosto a pochi privati e sponsor, è bene ricordare che oggi, a oltre mezzo secolo di distanza, il Comune di Roma sta ancora pagando i debiti per le Olimpiadi di Roma 1960. E allora fa sorridere che Montezemolo e Malagò spingano perché il nuovo Villaggio Olimpico sorga a Tor Vergata, in quella Città dello Sport disegnata da Calatrava che avrebbe dovuto ospitare i Mondiali di Nuoto 2009. Costi previsti per la realizzazione nel 2005 di 60 milioni, a oggi se ne sono spesi oltre 240 e la cittadella non è mai stata realizzata, né per il 2009 né oggi. Rimetterla in funzione costerebbe altri 400 milioni circa, portando i costi dai 60 stimati a 660 circa. Fa sorridere, per non piangere.

“I modelli a cui ci siamo ispirati sono quelli di Barcellona e Londra – ha detto il sindaco Marino – modelli sostenibili economicamente ed ecosostenibili. Vogliamo ricucire gli spazi della nostra città che sono rimasti indietro. Possiamo farlo puntando sull’edificato esistente e senza costruire opere che rimangano incompiute“. Il sindaco poi è tornato sulla frase detta pochi giorni fa alla Festa dell’Unità sulla destra, invitata a “tornare nelle fogne“: “Sono una persona diretta e dico a Mennuni e Rossin (consiglieri comunali di FdI e Fi, ndr) che la mia espressione non la udiranno più dalla mia voce. So che se esiste del male in questa città c’è un tale quantitativo di bene nel centrosinistra e nel centrodestra che può guarire il male”.

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