Il parere dell’Autorità Anticorruzione non è vincolante per annullare una gara d’appalto. Anche quando su quell’appalto si addensano le nubi di Mafia Capitale e le inchieste di tre procure. Per questo motivo il direttore generale del Consorzio Calatino Terra di Accoglienza Giovanni Ferrera ha nuovamente assegnato la gestione del Cara di Mineo, il centro richiedenti asilo in provincia di Catania finito nella bufera dopo l’inchiesta della procura di Roma (e le drammatiche condizioni degli ospiti, documentate dal fattoquotidiano.it), al consorzio di cooperative Casa della Solidarietà, capogruppo dell’associazione temporanea d’imprese che aveva vinto tra le polemiche la gara d’appalto nel giugno del 2014.

Un bando da 98 milioni di euro aggiudicato dallo stesso raggruppamento di società che gestiva il Cara fin dalla sua apertura nel 2011: per questo motivo la Cot ristorazione Palermo, azienda che era stata esclusa dall’appalto, aveva presentato un esposto all’autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone. Nel frattempo era esplosa l’inchiesta della procura di Roma su Mafia Capitale: e in manette era finito anche Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni in Campidoglio, ma soprattutto consulente del Cara di Mineo e componente della commissione incaricata nel giugno del 2014 di scegliere i nuovi gestori del centro richiedenti asilo. Ad assegnare quell’appalto da 98 milioni al consorzio Casa della Solidarietà, insomma, c’era anche Odevaine, l’uomo che per i pm romani “orientava i flussi dei migranti transitanti per Mineo, verso centri di accoglienza vettori di suoi privati interessi”. Il 25 febbraio dunque era arrivata la stoccata di Cantone: secondo l’Anticorruzione l’appalto del Cara di Mineo era illegittimo perché violava “i principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità ed economicità”.

Il Consorzio Calatino Terra di Accoglienza, che è l’ente attuatore del Cara, era quindi corso ai ripari: prima aveva annullato in autotutela l’appalto, poi aveva chiesto a Cantone la revisione di quel parere che giudicava “illegittima” la gara. L’Anticorruzione però aveva bocciato per la seconda volta l’appalto da quasi cento milioni di euro: bisognava bandire una nuova gara. Il consorzio decide però di tirare dritto: e in una delibera di nove pagine, datata 15 maggio, il direttore generale Ferreri spiega che il parere dell’Autorità Anticorruzione “non incide direttamente sugli atti amministrativi” e “non è vincolante”. “Nella partita – racconta il quotidiano settemezzomagazine.it -il direttore generale riceve un prezioso assist dal Ministero dell’Interno, che per bocca del capo Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Viminale Mario Morcone, fa sapere che nutre dubbi sulla decisione di Cantone”. La gestione del Cara, quindi, rimane saldamente in mano allo stesso gruppo d’imprese che lo gestisce da ormai quattro anni.

“Il parere di Cantone e dell’autorità anticorruzione su illegittimità delle fare di alcuni appalti andrebbe preso sul serio, invece i vertici della struttura insistono in una gestione spesso opaca”, commenta il deputato Erasmo Palazzotto. È una cordata a larghe intese quella che amministra Mineo, dato che è composta da una pletora di società di ogni colore politico: come la Cascina Global Service, vicina a Comunione e Liberazione, azienda che secondo gli atti dell’inchiesta romana, girava ad Odevaine somme di denaro. “Loro mi davano su Mineo 10mila euro al mese come, diciamo così,contributo” dice l’ex vicecapo di gabinetto di Veltroni, mentre era intercettato dalle cimici del Ros.

Tra i gestori storici di Mineo rimane anche Sisifo, iscritta a Legacoop, coinvolta nello scandalo della doccia antiscabbia con cui venivano trattati i migranti al Cie di Lampedusa, vincitrice anche dell’appalto per il Cara di Foggia e per il Cspa (Centro di soccorso e prima accoglienza) di Cagliari. A Catania, Sisifo ha trovato sede affittando un appartamento di proprietà di Giovanni La Via, europarlamentare del Nuovo centrodestra. In passato La Via ha già spiegato di aver affidato la gestione del suo appartamento a un’agenzia immobiliare, ma il suo nome non è l’unico, tra gli esponenti del partito di Angelino Alfano, ad essere citato negli affari del centro richiedenti asilo. Sempre del Nuovo centrodestra è Anna Aloisi, sindaco di Mineo, presidente del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza: una poltrona, quella al vertice dell’ente attuatore del Cara, che in passato era occupata da Giuseppe Castiglione, luogotenente di Alfano in Sicilia, ex presidente della provincia di Catania, sottosegretario all’Agricoltura del governo di Matteo Renzi. Era stato Castiglione a volere Odevaine come consulente del centro richiedenti asilo: il sottosegretario è ancora indagato in un’inchiesta per abuso d’ufficio e turbativa d’asta aperta dalla procura di Catania proprio sull’appalto per la gestione del Cara di Mineo. Lo stesso appalto che oggi viene riassegnato alla cordata bipartisan scelta un anno fa da un commissione in cui sedeva proprio Odevaine, l’uomo del business immigrazione targato Mafia Capitale.

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