La Duma ha approvato in terza lettura (quella definitiva) un progetto di legge per consentire alle autorità russe di vietare l’attività delle ong straniere e internazionali dichiarate “non gradite“. Ora dovrà passare al voto del Senato e poi dovrà essere promulgata dal presidente russo. Lo riporta l’agenzia Interfax. Il nuovo provvedimento consentirà al governo di chiudere le attività in Russia di una “organizzazione non governativa straniera”, bandirne gli eventi pubblici promossi e la diffusione di materiale informativo anche sui mass media, congelare i conti e chiuderne anche eventuali affiliate, solamente dichiarandola “indesiderabile”.

Spetterà alla procura generale, con il benestare del ministero degli Esteri russo, dichiarare “non gradita” una ong “la cui attività rappresenta una minaccia alle basi del regime costituzionale della Federazione russa, alla capacita difensiva del Paese o alla sicurezza statale”: una definizione molto ampia che secondo alcuni analisti può facilmente prestarsi a interpretazioni politiche.

Nei giorni scorsi Human Rights Watch e Amnesty International hanno denunciato che il progetto di legge “rinforza la repressione draconiana che sta soffocando la società civile” in Russia. “I tentativi dei servizi occidentali di usare le organizzazioni non governative pubbliche e le entità non politiche per screditare le autorità e destabilizzare la situazione interna russa proseguono”, aveva dichiarato alla fine dello scorso marzo il presidente russo Vladimir Putin ai dirigenti dell’Fsb, anticipando così di fatto ulteriori misure.

La legge prevede anche l’apertura di procedimenti penali o civili contro i responsabili e i dipendenti dell’organizzazione colpita che rischiano sanzioni comprese fra i 300 e i 10 mila dollari e condanne da 2 a 6 anni di carcere, la revoca del visto, per gli stranieri. Il provvedimento diventa effettivo quando il ministero della Giustizia ne dà annuncio sul suo sito. Le organizzazioni dichiarate non desiderabili possono ricorrere contro la decisione in tribunale.

Per diventare legge, il progetto deve essere ancora approvato dal Consiglio della Federazione russa (la camera alta del Parlamento) e quindi essere firmato dal presidente. La decisione della Duma arriva in un momento in cui i rapporti tra Mosca e Occidente sono ridotti ai minimi termini a causa della crisi ucraina.

Ma già nel 2012 in Russia è stata approvata una controversa legge che definisce ”agente straniero” e sottopone ad uno stretto controllo le ong che esercitano attività politica e ricevono fondi stranieri. La legge, contestata dai difensori dei diritti umani e dall’opposizione liberale, è spesso usata come strumento per esercitare pressioni sulle organizzazioni scomode per il Cremlino.