Cosa ha “ucciso” Domenico Maurantonio? Scartata per ora l’ipotesi del suicidio, eliminato il dubbio che possa essersi trattato di un incidente, la polizia sta analizzando tutti gli elementi possibili per ricostruire la giornata e i momenti precedenti alla caduta dello studente di 19 anni dalla finestra dell’hotel Da Vinci di Milano. Pochi gli elementi certi in mano a chi indaga, ma si fa largo la pista che lo studente possa essere stato vittima di uno scherzo. E oggi gli investigatori hanno cercato di confrontare le varie versioni sugli ultimi minuti di vita del giovane, risentendo per ore i compagni del liceo Ippolito Nievo, dopo gli interrogatori successivi al ritrovamento del corpo all’alba di domenica.

Finora non è stata data nessuna spiegazione dai tre ragazzi che erano in camera con lui e dai compagni di scuola che inquirenti e investigatori hanno ascoltato. Gli studenti, una decina, sono stati ascoltati nuovamente, in questura a Padova. L’obiettivo è quello di far emergere nuovi particolari e verificare eventuali incongruenze nei racconti degli studenti fin qui acquisiti. “Mi hanno interrogato 10 ore a Milano e otto ore qui, non potete capire come sto. Siamo tutti in cerca della verità“.

Non si separava mai dai suoi occhiali
Domenico non si separava mai dai suoi occhiali per via della miopia eppure al momento della morte erano nella stanza. Come mai lo studente li ha lasciati lì? Cosa lo ha spinto a non metterli come faceva abitualmente? Il pm di Milano Claudio Gittardi, che coordina le indagini, sta cercando una risposta a queste e molte altre domande.

L’autopsia esclude ferite diverse dalla caduta
L’autopsia ha escluso ferite diverse da quelle provocate dalla caduta ma sul braccio sono stati evidenziati dei lividi di cui non si conosce ancora la natura. La conclusione che porta a escludere l’incidente è trapelata negli ambienti giudiziari milanesi, anche in seguito ai primi esiti dell’autopsia che è stata effettuata il 12 maggio. A questo si aggiungono le caratteristiche della finestra da cui il giovane è precipitato: l’altezza dal pavimento al davanzale è di circa 1 metro e 10 centimetri.
L’ipotesi è che qualcuno possa averlo trattenuto per un braccio poco prima della morte, magari vicino alla finestra da cui è caduto.

La preside: “Al piano dei ragazzi un uomo di origine slava”
La preside del liceo scuola, Maria Grazia Rubini, ha segnalato agli investigatori la presenza di uno sconosciuto, un uomo di origine slave, al piano dell’albergo di Milano che ospitava gli studenti. La donna, contattata dai cronisti, non ha voluto tornare su questo elemento e, pur non smentendo la circostanza, ha spiegato che d’ora in poi non parlerà “mai più con nessuno. Mi trovo – ha detto – in un tritasassi che non merito”. La dirigente avrebbe riferito alla polizia, già alcuni giorni fa, di aver appreso che la notte dell’incidente si ‘aggirava’ nel corridoio del piano dell’hotel occupato dagli studenti un uomo di origine slava. Questi, stando alle informazioni ricevute dalla dirigente scolastica, avrebbe anche aiutato alcuni ragazzi ad entrare nella stanza con la chiave magnetica.

Al vaglio la pista dello scherzo con un lassativo
Per avere i risultati degli esami tossicologici (che sveleranno se il ragazzo ha assunto droghe o farmaci) ci vorrà ancora tempo. Ma i risultati saranno fondamentali per capire se ha la forza la pista che comincia a farsi strada: ovvero quello dello scherzo finito male. A Domenico potrebbe essere stato somministrato del lassativo. Qualche indicazione utile potrebbe inoltre arrivare dagli esiti delle analisi di carattere genetico per capire se vi siano tracce di Dna diverso da quello del 19enne, non solo per esempio sotto le unghie, ma soprattutto su quel “segno oblungo” riscontrato su un braccio del giovane che fa ipotizzare a una pressione subita, come di qualcuno che lo avesse trattenuto.

Attesa per i risultati delle analisi tossicologiche
In questo quadro, che solo con i risultati delle analisi tossicologiche, farmacologiche e genetiche potrà essere chiarito, rimangono quindi aperte le ipotesi: dal suicidio inizialmente escluso, all’omicidio fino a un gioco goliardico o forse più pesante finito in tragedia, ricostruzione quest’ultima definita, per ora, “giornalistica” in quanto non suffragata da elementi raccolti nelle indagini. Indagini da cui è venuto a galla che Domenico era un ragazzo normale, ben inserito in classe e mai preso di mira dai compagni di liceo e dalle quali si sta anche appurando se in passato abbia avuto qualche malattia particolare.

Nessuna spiegazione dai compagni di stanza
Accertamenti che non hanno ancora portato a indicare l’ora esatta della morte, avvenuta nelle ultime ore della notte, e a sciogliere il mistero del perché il 19enne, dopo aver lasciato scarpe, occhiali, cellulare e altri effetti personali in stanza, avesse imboccato il corridoio dell’hotel fino ad arrivare alla finestra da cui è caduto. Così come nessuna delucidazione è stata data dai tre ragazzi che erano in camera con lui e dai compagni di scuola che inquirenti e investigatori hanno ascoltato e che continueranno ad essere sentiti per delega a Padova. Forse potranno aiutare alcune immagini, non relative alla caduta, in mano a pm e polizia e sulle quali c’è stretto riserbo.

La madre su Fb: “Il mio unico figlio torna cadavere”
Ho affidato il mio unico figlio sano e in buona salute all’istituzione scolastica (…) Mi verrà riconsegnato il cadavere” ha scritto la madre di Domenico in un post su Facebook come riporta un articolo pubblicato sul Corriere. Intanto i genitori del 19enne hanno nominato un legale per seguire l’autopsia e gli sviluppi delle indagini.

Dalle pieghe dell’indagine emerge che gli insegnanti dell’istituto Nievo che accompagnavano la classe di Domenico hanno saputo della morte del loro allievo con un’immagine del corpo a terra, scattata con un telefonino. La foto sarebbe stata mostrata da addetti dell’albergo agli insegnanti che si trovavano già nella saletta colazione. Uno dei professori, docente di storia dell’arte, ha avuto un malore ed è stato portato in ospedale.