“Non vedo una manovra all’orizzonte”. Sei giorni dopo la sentenza della Corte costituzionale sul mancato adeguamento delle pensioni al costo della vita nel 2012 e 2013 è arrivato il primo commento ufficiale del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Che, parlando in audizione davanti alla commissione Bilancio al Senato, ha gettato acqua sul fuoco sostenendo che l’esecutivo non pensa a un aumento delle tasse per coprire il buco. Bensì lavora “per avere una soluzione rispettosa dei giudici e che al tempo stesso minimizzi i costi per la finanza pubblica che innegabilmente ci sono, e che intervengono in un momento in cui la finanza pubblica sta migliorando e ci auguriamo che continui a farlo”.

Una presa di posizione che avvalora le ipotesi delle ultime ore: Palazzo Chigi e via XX Settembre sono orientati a rispettare solo in parte il pronunciamento della Consulta. In pratica, pensano di restituire le somme dovute solamente ai pensionati che ricevono assegni relativamente bassi. Secondo alcune ipotesi potrebbe trattarsi di quelli che prendono da tre a cinque volte il trattamento minimo. Dunque chi percepisce una pensione già alta dovrebbe dire addio al rimborso, come ventilato già lunedì dal responsabile economico del Pd Filippo Taddei. Il titolare del Tesoro però non ha voluto confermare: “Di voci ne ho sentite tantissime e non le sento più”, la sua risposta a chi gli chiedeva se le indiscrezioni fossero fondate. “Stiamo lavorando in queste ore e quanto prima definiremo un quadro quantitativo, anche perché è importante che ci sia una informazione pubblica per evitare equivoci di ogni tipo su quello che può succedere”, ha poi assicurato Padoan. “Stiamo guardando tutti gli aspetti ed entrando nei dettagli”.

La soluzione di compromesso si completerebbe con una rateizzazione dei rimborsi su un periodo di tre o cinque anni, in modo da ridurre l’impatto immediato sulla liquidità dell’Inps. In questo modo l’impatto sui conti pubblici sarebbe inferiore rispetto alle stime dei giorni scorsi: lunedì il centro studi Nens dell’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco si è spinto a quantificare in un totale di 16,6 miliardi la voragine creata dalla bocciatura del decreto legge salva Italia.

Inevitabile, comunque, che le cifre indicate nel Documento di economia e finanza appena inviato a Bruxelles debbano essere riviste. Padoan lo sa bene e infatti ha ammesso che “è chiaro che la Commissione Ue, con cui siamo in contatto continuo in questa e altre occasioni, si chiede come ci chiediamo noi qual è l’impatto sui conti pubblici e sul rispetto delle regole, ma le regole saranno rispettate”. Poche ore prima, presentando le previsioni macroeconomiche di primavera sui 28 Paesi membri, il commissario agli affari economici Pierre Moscovici aveva detto di attendere notizie dalle autorità italiane, che devono dire “quali sono le misure che l’Italia intende prendere per mantenere il Paese in carreggiata rispetto al Patto di stabilità” a valle della sentenza. Diplomazia a parte, lunedì fonti europee avevano fatto sapere in via ufficiosa che qualsiasi buco va compensato trovando altrove le risorse che vengono a mancare.

Davanti alla commissione di Palazzo Madama il ministro è tornato anche sul tema della “bad bank“, la società per il risanamento e recupero dei crediti deteriorati in pancia alle banche italiane. Il governo ci lavora almeno dal mese di gennaio e considera la partita cruciale: “Non possiamo dire di essere completamente fuori dalla crisi finanziaria finché il problema” delle sofferenze bancarie “non sarà risolto”, ha detto Padoan. Peccato che, evidentemente, Palazzo Chigi e il Mef non riescano a ottenere il via libera dell’Europa. La direzione generale Concorrenza della Commissione considera infatti aiuti di Stato gli interventi pubblici per aiutare gli istituti a liberarsi della zavorra che ne appesantisce i bilanci. Anche se si trattasse “solo” di una garanzia statale per favorire la creazione di un mercato su cui vendere i crediti difficili da recuperare. Ma Padoan ha contestato questa visione, dicendo che “non esistono i dieci comandamenti degli aiuti di Stato, non c’è tutto scritto nelle sacre scritture”. Secondo il ministro, “l’atteggiamento politico” di Bruxelles “è assolutamente positivo” e “c’è il consenso dei commissari”, ma “l’atteggiamento tecnico dei servizi della commissione Ue è negativo. Ci stiamo lavorando, come ho detto anche oggi funzionari del Tesoro sono lì”. Nel frattempo, “il principio che ci ha guidato è fare tutto quello che si può fare in casa senza chiedere il permesso a Bruxelles e poi dialogare con Bruxelles sul resto per evitare di avere delle sorprese dopo”.