Mentre il Riesame ha trasferito a Modena gli atti sulle presunte tangenti per la metanizzazione di Ischia e sul riciclaggio di fondi neri a Tunisi, c’è un’inchiesta bis su Cpl Concordia che resta a Napoli. Riguarda i presunti accordi della coop rossa modenese con il clan dei Casalesi per portare il gas nell’agro aversano. Tra perquisizioni e interrogatori, la Dda partenopea sta avanzando senza clamori verso tre obiettivi. Il primo: appurare se la metanizzazione di Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e altri cinque comuni limitrofi fu realizzata grazie a un patto tra i manager del colosso modenese, gli emissari dei boss e i subappaltatori indicati direttamente dal clan dei Casalesi, come ha affermato il pentito Antonio Iovine in uno dei suoi primi verbali da collaboratore di giustizia. Il secondo: chiarire, se davvero ci fu un patto, se questo fu ‘imposto’ dalle cosche di Iovine e di Michele Zagaria, oppure se i vertici Cpl decisero consapevolmente di “trattare” con la camorra casertana in nome della “tranquillità”. E dei guadagni che sarebbero arrivati dall’appalto e dalla concessione ventennale del metanodotto costruito tra il ’98 e il ’99 nei sette comuni del Bacino Caserta 30. Il terzo: verificare la regolarità o meno del percorso delle autorizzazioni con cui Cpl è riuscita nel miracolo della metanizzazione nell’agro aversano, un’area dove il progetto era fermo da lustri perché affidato in concessione a un’impresa, Eurekagas, che non faceva mai i lavori.

I pm Cesare Sirignano, Catello Maresca e Maurizio Giordano hanno iscritto una dozzina di persone nel registro degli indagati con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica. In cima alla lista, Roberto Casari, presidente di Cpl per 40 anni e fino alla fine di gennaio, finito in carcere con accuse di associazione a delinquere e corruzione per l’inchiesta sul gas a Ischia e i rapporti con l’amministrazione Ferrandino. Il nome di Casari è in cima a un decreto di perquisizione eseguito il 9 aprile negli uffici di Concordia sulla Secchia. I carabinieri del Noe sono andati a cercare ed a sequestrare documenti relativi ai contratti di appalto, di progettazione e di affidamento delle metanizzazioni di Bologna, Modena, Piedimonte Matese (comune capofila del Bacino Caserta 25), della Regione Sardegna e dei comuni ricadenti nelle province del Basso Lazio. Materiale utile per fare una ‘valutazione comparativa’ tra i lavori fatti nell’agro aversano – per i quali i pm hanno già acquisito le carte – rispetto al resto dello stivale.

Un funzionario Cpl di medio livello con mansioni di capocantiere nel casertano, indagato, Pasquale Matano, avrebbe poi rivelato agli inquirenti una circostanza già anticipata da Iovine: la rete del metano del Bacino Caserta 30 non è stata realizzata a norma. Le ispezioni dei Noe di fine febbraio e inizio marzo tra Casal di Principe e Casapesenna hanno in effetti verificato che i tubi sono stati interrati ad appena 30 centimetri, invece che a 60. Così le imprese subappaltatrici risparmiarono. A scapito della sicurezza. Matano avrebbe specificato di aver informato Cpl riferendo tutto a un ingegnere. Ma Casari e gli altri decisero – secondo l’indagato – di non intervenire. Forse per non violare il ‘patto’.

Ne fu garante, secondo le ricostruzioni di Iovine e di altri indagati, un imprenditore della zona che si era trasferito a fare fortuna in Emilia, lì aveva iniziato a lavorare per Cpl, e poi era tornato nella terra d’origine a ‘coordinare’ la metanizzazione a Casal di Principe. Si chiama Antonio Piccolo ed è un nome chiave della storia. Il primo a tirarlo in ballo è Iovine, quando si pente. Non è l’unico. Giulio Lancia, ingegnere responsabile area tecnica Cpl, sentito il 26 giugno come teste dai pm Woodcock, Carrano e Loreto per le tangenti ischitane, ha parlato di Piccolo rispondendo a domande sulla metanizzazione in provincia di Caserta: «Antonio Piccolo ha introdotto Concordia nell’agro aversano. Piccolo conosceva bene anche Casari. So per averlo appreso da Pino Cinquanta, a quel tempo direttore commerciale Cpl, che prima di partecipare e aggiudicarsi tali appalti si “sedettero attorno a un tavolo” – e cioè si misero d’accordo per definire a monte i termini dell’affare – Casari, Cinquanta e Piccolo. Pino Cinquanta mi disse che per qualsiasi cosa riguardante i lavori dovevo fare riferimento a Piccolo, che in quella zona era un punto di riferimento. E mi ha fatto capire chiaramente che Piccolo aveva rapporti con la criminalità organizzata della zona del casertano».

Lancia ha aggiunto: «Cinquanta mi disse che il riferimento di Piccolo era il boss Michele Zagaria. Sicuramente Cinquanta riferiva a Casari tutto ciò che avveniva, le scelte avvenivano sempre d’intesa. Poiché Casari conosceva Piccolo, ritengo anche lui fosse a conoscenza dei suoi collegamenti con il territorio». Parole che hanno bisogno di riscontri e vanno soppesate con attenzione. Dopo averle incrociate con quelle di Iovine. Verbale del boss datato 26 settembre, il terzo sul tema: «I rapporti con Cpl Concordia – ha asserito Iovine – furono gestiti da Zagaria tramite Piccolo, che gli era legatissimo. Piccolo fece da intermediario tra Cpl Concordia e noi “casalesi”. Tutto ciò avvenne all’insegna di un accordo per il quale non fu necessaria alcuna violenza o minaccia. Eravamo noi dei Casalesi a stabilire quali dovessero essere i subappaltatori dei lavori di Cpl, ciascun capozona indicava l’impresa sua referente. Il tutto, ripeto, avveniva tramite Piccolo che era il nostro portavoce con Cpl. Io indicai Giovanni Di Tella per i lavori di Frignano».

Cinquanta, interrogato il 7 luglio 2014, ha negato di essere a conoscenza dei legami di Piccolo con Zagaria. Lancia, Cinquanta e Matano sono tra gli indagati dalla Dda di Napoli. Il 10 aprile il pm Sirignano ha interrogato Lancia e l’imprenditore Piero Pirozzi. I verbali sono stati secretati. Secondo Iovine, Pirozzi fu l’unica eccezione alla regola dell’indicazione camorristica: ottenne il subappalto di San Cipriano d’Aversa perché segnalato dal sindaco Angelo Reccia e dal senatore Ds Lorenzo Diana, una icona delle lotte anticamorra. Diana ha reagito querelando Iovine: «Dice una serie di falsità per farmela pagare dopo che ho combattuto i suoi interessi a viso aperto per decenni». L’inchiesta della Dda chiarirà anche questo punto.

I legali dell’ex presidente Casari, Massimo Vellani, Luigi Chiappero, Stefania Nubile e Luigi Sena, hanno diffuso una nota dopo la notizia dell’esclusione di Cpl Concordia dalla white list della prefettura di Modena per la ricostruzione post sisma. Riguardo all’inchiesta sui presunti rapporti con la camorra, scrivono gli avvocati, “pur nella ferma convinzione di non avere responsabilità al riguardo, rendendosi conto della delicatezza dell’accusa”, Casari “ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni al fine di evitare qualsivoglia coinvolgimento della cooperativa in tali vicende e consentirle di continuare nell’esecuzione dei lavori in essere, a tutela degli interessi dei soci e dei dipendenti tutti”. Rispetto ai fatti contestati, l’ex presidente “fermamente proclama la propria innocenza anche rispetto a tali addebiti, e per questo ha richiesto ai Pm di Napoli di essere interrogato per poter spiegare che lui e la Cpl Concordia non hanno mai avuto rapporti collusivi con organizzazioni delinquenziali”.