“Per noi democrazia vuol dire anche battaglia per la legalità. Vuol dire lotta severa contro la corruzione. Vuol dire contrasto aperto contro le mafie e tutte le organizzazioni criminali. Sono una piaga aperta nel corpo del Paese”. Sergio Mattarella a Milano per il 70esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo ha parlato di Costituzione e partecipazione, ma soprattutto è tornato ad attaccare, come nel suo discorso di insediamento da presidente della Repubblica, quelli che considera i mali del Paese. “Le istituzioni”, ha continuato, “devono tenere la guardia alta e chiamare a sostegno i tanti cittadini e le associazioni che costituiscono un antidoto di civismo e di solidarietà. Abbiamo una strada non facile davanti a noi. Ma le nostre radici hanno ancora molta linfa. I nostri padri ci hanno dato moltissimo e onorarli, per noi, comporta l’onere di compiere nuovi passi. La festa della Liberazione è un incitamento a tenere la schiena dritta, ad essere fedeli a noi stessi”. Accolto dalla platea del Piccolo Teatro che ha intonato “Bella Ciao”, il capo dello Stato ha parlato del passato, ma anche del futuro. “Battersi per un mondo migliore è possibile e giusto, non è vero che siamo imprigionati in un presente irriformabile”.

Video di Francesca Martelli

Mattarella ha poi ribadito il suo “no” alle pericolose equiparazioni tra i campi, un’idea anticipata nei giorni scorsi e che segna una importante presa di posizione del presidente della Repubblica: “Non c’è equivalenza possibile tra la parte che allora sosteneva gli occupanti nazisti e la parte invece che ha lottato per la pace, l’indipendenza e la libertà. Pietà per i morti, rispetto dovuto a quanti hanno combattuto in coerenza con i propri convincimenti: sono sentimenti che, proprio perché nobili, non devono portare a confondere le cause, né a cristallizzare le divisioni di allora tra gli italiani”. Il presidente della Repubblica davanti a politici e giovani studenti delle scuole ha poi sostenuto l’importanza del ricordo e del rendere omaggio a chi ha combattuto per ricostruire l’Italia: “La rivolta morale del nostro popolo contro gli errori della guerra, contro le violenze disumane del nazifascismo, contro l’oppressione di un sistema autoritario non è esercizio da affidare saltuariamente alla memoria. Stiamo parlando del fondamento etico della nostra nazione”.

Nel discorso Mattarella ha anche inserito all’ultimo momento un riferimento all’Expo che sarà inaugurato proprio a Milano il primo maggio (alla cui apertura però il presidente non sarà presente): “Abbiamo una strada non facile davanti a noi, impegnativa, ma anche esaltante e penso ai prossimi mesi con Expo a Milano che deve essere un indice del nostro impegno per il futuro”.

Il presidente della Repubblica in mattinata ha deposto la corona d’alloro all’Altare della Patria per la cerimonia ufficiale. Al suo fianco il capo del governo Matteo Renzi, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e il presidente della Corte Costituzionale, Alessandro Criscuolo. I riflettori del 25 Aprile si sono quindi spostati a Milano, dove Mattarella è arrivato attorno alle 12. Il presidente della Repubblica si è recato al Piccolo Teatro, dove ad accoglierlo c’era il sindaco Giuliano Pisapia e il presidente della Regione, Roberto Maroni.

Il Piccolo teatro fu la sede della Brigata Muti, responsabile anche dell’eccidio di piazzale Loreto: “E’ un giorno importante e parliamo non solo di futuro, ma anche di passato”, ha detto Pisapia. Non mancano però le esortazioni di segno contrario, che hanno per oggetto peraltro la stessa piazza milanese, dove fu esposto il corpo di Benito Mussolini proprio in riposta al massacro dei 15 partigiani avvenuto il 10 agosto 1944: “Dal presidente della Repubblica mi attendo un gesto, un fiore a piazzale Loreto, per dire che la guerra è finalmente finita e che la stagione dell’odio va definitivamente archiviata”, scrive Francesco Storace, segretario de La Destra e vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio. “Ma ci deve essere un virus al Quirinale, che impedisce di cogliere il significato dell’espressione ‘riconciliazione nazionale’. Mi chiedo che senso abbia, dopo 70 anni, la pagella sulle parti giuste e sbagliate“. Polemico anche il leader del Carroccio Matteo Salvini: “Peccato che oggi tante bandiere rosse occuperanno le strade, appropriandosi di un 25 aprile che fu anche altro. Liberali e democratici, cattolici e federalisti, non solo comunisti”.