“Intendiamo rispettare tutti gli obblighi nei confronti dei creditori, ad infinitum“. Cioè per sempre. La resa di Yanis Varoufakis sta tutta in questa frase, pronunciata domenica incontrando a Washington la presidente del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. Nelle scorse settimane il compito di rassicurare analisti e osservatori sulle intenzioni del governo di Alexis Tsipras era sempre stato affidato al viceministro Dimitris Mardas o ad altre fonti dell’esecutivo. Ora invece a metterci la faccia è, per la prima volta, il ministro che si è sempre presentato come un “falco” anti-austerità. Colui che da economista ha sostenuto la necessità di una ristrutturazione del debito accumulato dalla penisola ellenica, ovvero un parziale default, e che da quando è titolare delle Finanze si è sempre rifiutato di trattare con la troika, accusata di aver originato la crisi umanitaria da cui ora il Paese tenta di uscire. Ottenendo però, di fatto, solo che il trio Ue-Banca centrale europeaFondo monetario internazionale cambiasse nome in “Brussels group. Le richieste, come era inevitabile, sono rimaste invariate: aumentare le entrate dello Stato e limitare le uscite.

A cambiare verso è stato invece Varoufakis. Che all’economista francese che guida l’Fmi ha garantito: il 9 aprile Atene pagherà i 458 milioni di euro dovuti come rata di rimborso dei prestiti ricevuti. “Il nostro governo è un governo riformista”, che vuole “riformare profondamente la Grecia” e migliorare “l’efficacia dei negoziati” con i creditori, ha poi affermato il ministro che una settimana fa chiedeva a mezzo stampa di farla finita con il gioco al massacro tra partner europeiLagarde, la quale in febbraio era stata tra i più scettici sull’estensione di quattro mesi del programma di assistenza finanziaria per la Grecia, ha “espresso il proprio apprezzamento per l’impegno del ministro a migliorare le capacità del team tecnico di lavorare con le autorità per la necessaria due diligence ad Atene e rafforzare la discussione politica con i team a Bruxelles”. E i due si sono anche “detti d’accordo sul fatto che un’efficace cooperazione è nell’interesse di tutti. Abbiamo osservato che la continua incertezza non è nell’interesse della Grecia”. Rientrato in patria, Varoufakis ha anticipato che a questo punto un accordo preliminare con l’Eurogruppo potrebbe essere raggiunto nella riunione del prossimo 24 aprile.

Segnali di distensione, dunque, dopo che nei giorni scorsi la riunione dei ministri delle Finanze era slittata e si erano rincorse indiscrezioni stando alle quali l’esecutivo Tsipras aveva fatto presente che senza lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti non avrebbe avuto in cassa liquidità sufficiente per rispettare l’impegno e pagare al tempo stesso stipendi e pensioni. Il ministro dell’Interno aveva anche ventilato che, messo davanti al bivio, Tsipras avrebbe scelto la seconda opzione, rendendosi così insolvente nei confronti dell’istituzione di Washington. Una decisione inedita e dai risvolti gravissimi. Non per niente la stampa internazionale si è subito esercitata nel delineare scenari catastrofici, dalla nazionalizzazione delle banche al ritorno alla dracma. Senza dimenticare l’eventuale “salvagente” russo, visto che l’8 aprile Tsipras è atteso in visita ufficiale a Mosca su invito del presidente Vladimir Putin.

In ogni caso l’impegno di Varoufakis non basta per spazzare via le ipotesi peggiori. Ad oggi è tutt’altro che sicuro che i negoziati vadano in porto. Secondo il Financial Times, la “frustrazione” delle autorità europee nei confronti di Atene aumenta di ora in ora. La nuova lista di riforme presentata dal governo per ottenere i 7,2 miliardi di aiuti ancora bloccati è considerata insufficiente e fumosa. E, scrive il quotidiano finanziario, alcuni rappresentanti dell’Ue, inclusi alcuni ministri delle Finanze, avrebbero suggerito in conversazioni private che solo se il premier scaricasse l’ala dell’ultra sinistra di Syriza un accordo definitivo sarebbe possibile. Tsipras dovrebbe insomma sganciarsi da chi tifa per una bocciatura del piano di salvataggio e optare per un approccio più pragmatico. L’idea è che formi una nuova coalizione con lo storico Pasok e il nuovo partito di centro sinistra To Potami, contro cui ha avuto la meglio nelle elezioni di gennaio. “Tsipras deve decidere se vuole essere premier o leader di Syriza”, ha detto un rappresentante europeo al Financial Times.