L’ultimissimo asso nella manica l’aveva lanciato oltre le Alpi, direzione Strasburgo, un attimo prima di tornare in Italia dal Libano, dove era latitante. “Contesto la sentenza pronunciata nei miei confronti, e la impugnerò dinanzi alla corte Europea dei diritti dell’Uomo”, annunciava Marcello Dell’Utri, appena condannato in via definitiva a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, in attesa di essere rimpatriato da Beirut. E oggi che l’ex senatore è rientrato in Italia per andare a scontare la sua pena nel carcere di Parma, quel ricorso alla corte Europea potrebbe davvero alla fine trasformarsi in un’ultimissima ancora di salvezza.

I giudici di Strasburgo infatti hanno appena bocciato la condanna a dieci anni per l’ex superpoliziotto Bruno Contrada, a sua volta condannato per concorso esterno nel 2007. “Nulla poena sine lege” stabilisce il principio giuridico contenuto nell’articolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani: ed è per questo motivo che secondo la corte europea, Contrada non andava condannato per concorso esterno, dato che all’epoca dei fatti contestati all’ex numero tre del Sisde (dal 1979 al 1988), quel reato non “era sufficientemente chiaro” (il concorso esterno in associazone mafiosa non è previsto dal codice penale come reato a se stante, ma è frutto dell’unione tra associazione mafiosa e concorso in reato, ndr). Un precedente che potrebbe aprire praterie al ricorso presentato da Dell’Utri ai giudici di Strasburgo: il fondatore di Forza Italia è stato giudicato colpevole dello stesso reato di Contrada per fatti commessi tra il 1974 e il 1992, periodo durante il quale il concorso esterno in associazione mafiosa era un reato poco chiaro, secondo gli stessi giudici Ue.

La situazione giuridica dell’ex senatore e dell’ex numero tre del Sisde quindi è molto simile, e la sentenza di oggi potrebbe essere un precedente importante per il futuro del fondatore di Forza Italia. I legali di Dell’Utri preferiscono scaramanticamente trincerarsi dietro un “no comment”, in attesa di capire se il loro ricorso sarà giudicato ammissibile o meno dai giudici della corte Europea. Dopo il giudizio sull’ammissibilità, Strasburgo deciderà sulla base delle obiezioni sollevate dagli avvocati dell’ex senatore: un procedimento lungo, dato che lo stesso Contrada ha dovuto aspettare ben sette anni da quando, nel 2008, ha fatto ricorso alla corte europea. “Credo che il caso di Dell’Utri sia molto simile a quello del mio assistito” dice però l’avvocato Giuseppe Lipera, legale di Contrada, al fattoquotidiano.it. “Dal mio punto di vista – continua il legale – il concorso esterno non dovrebbe esistere, perché è un’invenzione dei giudici, mentre la costituzione parla chiaro: il potere legislativo spetta al Parlamento”.

Anche secondo l’ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, pm dei processi Dell’Utri e Contrada, la sentenza di Strasburgo sull’ex superpoliziotto è assimilabile alla condizione dell’ex senatore. “Non c’è dubbio che si tratta di casi simili, ma non bisogna dimenticare che il concorso esterno viene utilizzato già negli anni ’80, mentre l’aggravante disciplinata dall’articolo 7, ovvero il favoreggiamento mafioso, arriva nel 1991: tra i due reati che sono spesso entrati in conflitto, prevale a livello cronologico proprio il concorso” spiega Ingroia, che oggi fa l’avvocato dopo aver tentato l’avventura politica ed essersi quindi dimesso dalla magistratura.

“Una cosa è certa – continua l’ex pm – la sentenza della corte Europea non ha niente a che vedere con la revisione del processo: quello che dicono a Strasburgo non rappresenta infatti un elemento in più che può smentire i reati contestati a Contrada e che sono stati riconosciuti in via definitiva dalla corte di Cassazione”. Nato negli anni ’80 dopo un’intuizione di Giovanni Falcone e Giuseppe Ayala, il concorso esterno in associazione mafiosa ha infiammato negli anni il dibattito giuridico. Un reato capace di dividere in due il fronte di studiosi, magistrati e avvocati, soprattutto dopo la nascita del favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, ma che fino al maggio scorso aveva retto la prova della Cassazione, dopo la condanna dello stesso Dell’Utri. Dopo la sentenza della corte Europea, però, la polemica sul concorso esterno promette d’infiammarsi ancora una volta.

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