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Ex lagunare ucciso dall’esposizione all’amianto, il Tribunale di Milano condanna il ministero della Difesa a risarcire la figlia

Oltre 400 mila euro alla donna milanese per la morte del padre, ex militare esposto alla fibra killer durante il servizio negli anni Sessanta. I giudici: “Mancate misure di prevenzione nonostante la pericolosità fosse già nota”
Ex lagunare ucciso dall’esposizione all’amianto, il Tribunale di Milano condanna il ministero della Difesa a risarcire la figlia
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Il Tribunale di Milano ha condannato il ministero della Difesa a risarcire con oltre 400mila euro la figlia di un ex lagunare dell’Esercito Italiano morto nel 2017 a causa di un mesotelioma pleurico, riconoscendo il nesso causale tra l’esposizione ad amianto durante il servizio militare e l’insorgenza della malattia. Secondo quanto ricostruito in sentenza, come comunica l’Osservatorio Nazionale Amianto, M.R., aveva prestato servizio negli anni Sessanta in ambienti militari nei quali l’amianto era ampiamente utilizzato e presente in modo diffuso, tra caserme, mezzi e materiali di uso quotidiano. Nel corso della sua attività avrebbe inoltre svolto operazioni di manutenzione e movimentazione di componenti contaminati, senza adeguate misure di protezione.

L’ex militare aveva iniziato a manifestare gravi problemi respiratori fino alla diagnosi di mesotelioma pleurico, una delle forme tumorali più aggressive e direttamente collegate all’esposizione alle fibre di amianto. La malattia lo ha portato alla morte il 31 luglio 2017, dopo un periodo di gravi sofferenze fisiche e psicologiche condivise con la figlia. La donna ha successivamente avviato una lunga battaglia giudiziaria per ottenere il riconoscimento della responsabilità del ministero della Difesa. Il Tribunale ha ora stabilito che non furono adottate adeguate misure di prevenzione e protezione, nonostante la pericolosità dell’amianto fosse già conoscibile all’epoca dei fatti.

I giudici hanno riconosciuto non solo il danno subito dal militare durante la malattia e nella fase terminale, ma anche il danno parentale subito dalla figlia, evidenziando il legame particolarmente intenso tra i due. Nelle motivazioni si fa riferimento a una relazione quotidiana fatta di contatti costanti, sostegno reciproco e forte vicinanza affettiva, documentata anche attraverso testimonianze e materiali personali. La sentenza sottolinea come la morte del padre abbia rappresentato per la figlia “uno sconvolgimento radicale della sua vita”, riconoscendo la profondità del trauma subito sia durante la malattia sia dopo il decesso. Il risarcimento complessivo supera i 400 mila euro, ma la decisione assume rilievo anche sul piano giuridico per il riconoscimento della responsabilità dello Stato in relazione all’esposizione all’amianto nelle Forze Armate.

“Dietro questa sentenza non ci sono numeri o semplici risarcimenti, ma la storia di una famiglia distrutta da una morte che poteva e doveva essere evitata”, ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della donna. “Per anni questa figlia ha combattuto perché fosse riconosciuta la verità sulla morte del padre, un uomo che aveva servito lo Stato in divisa senza sapere di essere stato esposto a un killer invisibile come l’amianto”. Il legale ha inoltre sottolineato come la decisione rappresenti un riconoscimento più ampio delle responsabilità istituzionali: “È una sentenza importante perché conferma ancora una volta che anche nelle Forze Armate ci sono state esposizioni gravissime e che lo Stato ha il dovere di tutelare chi lo serve”.

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