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Tre gip per gli arresti, la riforma slitta di sei mesi. Dietrofront anche sui migranti: cancellato l'”emendamento Musk”

Rinviata a febbraio l'entrata in vigore della norma della legge Nordio del 2024. Torna ai Tribunali la competenza sull'immigrazione, spostata in Appello dopo il caso Albania
Tre gip per gli arresti, la riforma slitta di sei mesi. Dietrofront anche sui migranti: cancellato l'”emendamento Musk”
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L’applicazione della riforma del gip collegiale slitta a fine febbraio 2027. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Carlo Nordio nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri di giovedì, che ha ufficializzato la data del rinvio in un decreto-legge. La norma “garantista”, contenuta nella legge Nordio del 2024, prevede che a decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere non sia più un singolo giudice, ma un collegio di tre: la novità avrebbe dovuto scattare dal 25 agosto, cioè a due anni dall’entrata in vigore della legge. Un intervallo previsto per adeguare nel frattempo gli organici della magistratura. Le assunzioni promesse però non sono state realizzate, e così nei mesi scorsi l’Associazione nazionale magistrati ha chiesto più volte un rinvio della riforma, trovando alla fine il consenso del Guardasigilli. Restava da decidere l’estensione del rinvio: Forza Italia chiedeva di limitarlo al minimo indispensabile, mentre Fratelli d’Italia, con il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, proponeva addirittura un anno. Alla fine il compromesso trovato è di sei mesi: la norma “è già legge e quindi è ovviamente fuori discussione, però ha trovato delle difficoltà soprattutto nella digitalizzazione, cioè nella dematerializzazione degli atti, che rendono in un certo senso impossibile oggi l’entrata in vigore dell’attuazione concreta”, ha detto Nordio, riducendo quindi la questione a un mero problema informatico (di cui non sono stati specificati i contorni).

Ma quello sul gip collegiale non è l’unico dietrofront del governo: alla chetichella, il Cdm ha cancellato anche l’emendamento che a fine 2024 aveva spostato in Corte d’Appello (senza alcun motivo razionale) la competenza a decidere sui trattenimenti dei migranti, per “vendetta” contro i giudici del Tribunale di Roma che avevano bloccato i trasferimenti in Albania. La norma era stata ribattezzata “emendamento Musk” perché approvata dopo un tweet del miliardario statunitense contro le toghe italiane, colpevoli di ostacolare il piano del governo: “These judges need to go”, “Questi giudici devono andarsene”, aveva scritto. L’intervento del governo non ha ottenuto lo scopo di avere decisioni più gradite, ma in compenso ha aumentato il carico di lavoro delle Corti d’Appello già oberate. Così ora Nordio annuncia che la competenza sull’asilo e l’immigrazione “ritorna al Tribunale circondariale”: “Fatte le valutazioni, soprattutto per quanto riguarda gli organici, ci siamo resi conto, anche dopo confronti molto costruttivi con l’Anm e i presidenti delle Corti di Appello, che questa sarebbe stata la soluzione migliore”, dice il ministro. Tramontate le esigenze di propaganda, la razionalità ha potuto tornare a galla.

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