Davide che batte Golia, la squadra già fallita che infligge alla prima della classe la seconda sconfitta stagionale. È la favola del Parma, che partita dopo partita si arricchisce di un nuovo, entusiasmante capitolo. Peccato solo che di turni ne manchino otto, e che la storia sia destinata a non avere lieto fine: la retrocessione in Serie B nel migliore dei casi, forse lo sprofondi fra i dilettanti sotto il peso di debiti milionari. Parma-Juventus è un piccolo miracolo calcistico. Lo sarebbe stato già a vedere semplicemente la classifica, con addirittura 57 punti di differenza fra le due squadre. I numeri del Parma, però, sono frutto di una crisi societaria ancor prima che tecnica: sono passate solo poche settimane dall’ufficializzazione del fallimento. Da quando i calciatori gialloblu si rifiutavano di giocare, e c’era il rischio concreto che il club fosse estromesso dal torneo. Eppure oggi, sul campo, ha vinto la seconda squadra e non la prima.

Il contesto particolare per cui la Juventus si è approcciata male alla gara non toglie nulla all’impresa dei ragazzi di Donadoni. Con un vantaggio abissale sulla Roma e sul secondo posto, alla vigilia dell’andata dei quarti di finale di Champions, Massimiliano Allegri ha schierato praticamente la formazione B: senza Tevez, Pirlo, Buffon e Barzagli rimasti a Torino per precauzione, con Morata a riposo e l’attacco affidato al giovane Coman e a Llorente, entrambi fuori condizioni e fuori dagli schemi di una rosa in cui sono solo rincalzi (specie lo spagnolo, irriconoscibile). Anche dal punto di vista mentale i bianconeri non erano neppure lontani parenti della squadra abituata a dominare il campionato. Ma conta poco: solo demerito degli ospiti, bravi i padroni di casa ad approfittarne. A dimostrazione che nel pallone le motivazioni possono contare più dei milioni o dei grandi campioni.

Con il gol di un ragazzino (José Mauri, classe ’96: uno che con tutta probabilità in Serie A l’anno prossimo continuerà a giocarci) e una squadra imbottita di giocatori modesti che negli ultimi mesi hanno visto pochi euro, il Parma derelitto è riuscito ad avere la meglio dei campioni d’Italia passati, presenti e futuri. I calciatori gialloblù di recente ne hanno passate di tutti i colori, avrebbero tutte le ragioni per non impegnarsi e concludere per inerzia il campionato. Ma si sta rivelando più forte l’orgoglio di dimostrare di essere migliori delle speculazioni e del malaffare finanziario che hanno messo in ginocchio una delle società più gloriose d’Italia.

Così, solo con il coraggio di chi ha deciso di dare il massimo “fino alla fine” (come recitava uno striscione dei tifosi), sono arrivate due vittorie consecutive, in settimana contro l’Udinese, adesso addirittura contro la Juve. Davanti al proprio pubblico, in uno stadio gremito come per una sfida scudetto, che riconcilia con il calcio dopo il marcio degli ultimi mesi. E a fine stagione, comunque vada, il Parma potrà vantarsi di essere stata una delle (fin qui) uniche due squadre a battere la Juventus.
In fondo, allora, aveva ragione l’ex presidente della Figc, Franco Carraro, quando sosteneva che il campionato non sarebbe stato falsato “per un paio di partite rinviate, come sarebbe potuto accadere per maltempo”. Ma non certo grazie a Lega e Federcalcio, che garantendo le risorse necessarie a finire il torneo hanno fatto solo il minimo sindacale, viste le troppe responsabilità di mancato controllo a monte del disastro. Il merito è solo di capitan Lucarelli, mister Donadoni e degli altri componenti della squadra. E della loro profonda dignità sportiva.

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