La Giunta per le Elezioni e le Immunità del Senato ha stabilito di concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti di Altero Matteoli nella sua qualità di ministro dell’Ambiente e, successivamente, di ministro delle Infrastrutture. La domanda di autorizzazione a procedere in giudizio è stata formulata dalla Procura di Venezia ed è relativa a fatti di corruzione per la concessione delle opere di bonifica dei siti industriali di Marghera, in violazione della normativa delle gare di appalto, del codice dei contratti pubblici e delle direttive europee. Il Senato ha detto sì accogliendo la proposta della Giunta perché non sono stati presentati ordini del giorno contrari, dunque non si è proceduto al voto. Lo stesso ex ministero aveva chiesto ai colleghi di procedere.

Poco meno di un anno fa al senatore di Forza Italia era arrivata la notifica della trasmissione degli atti al Tribunale dei ministri. A mettere nei guai l’ex ministro due imprenditori che ai pm veneti avevano raccontato di versamenti per “milioni” per ottenere gli appalti. Un primo sì verso l’autorizzazione a procedere era arrivato già a gennaio il presidente e relatore Dario Stefano aveva deciso a proporre all’Aula la concessione dell’autorizzazione a procedere perché per i magistrati “è dimostrato un asservimento”.

La Giunta per le immunità parlamentari “ha assunto a maggioranza la proposta per l’assemblea di concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli e ha accolto invece “all’unanimità con separate votazioni le proposte all’assemblea la predetta autorizzazione anche nei confronti dei coindicati Piergiorgio Baita, Erasmo Cinque, Nicolò Buson, William Ambrogio Colombelli e Giovanni Mazzacurati”, tutti protagonisti dell’inchiesta Mose

“Il reato, nelle forme in cui sembra essersi perfezionato – ha aggiunto Stefano parlando degli atti trasmessi dalla procura di Venezia – non può essere giustificato dall’interesse pubblico governativo, attesa l’ipotetica necessità di dare legittimamente attuazione alla decisione presa dal governo precedentemente in carica, non giustificherebbe comunque il senatore Matteoli rispetto alla presunta e, sottolineo, presunta ricezione di una somma di denaro per l’esercizio della funzione”. L’inchiesta aveva messo nei guai un altro esponente di Forza Italia: l’ex ministro Giancarlo Galan.

Dimostrerò la mia onestà in Tribunale. Vi chiedo di dare l’autorizzazione a procedere nei miei confronti – ha dichiarato in aula Matteoli – ringrazio i colleghi senatori che mi hanno suggerito di sollevare un conflitto di attribuzione. Io, invece, intendo evitare qualsiasi iniziativa che possa far sorgere delle ombre sul mio operato di ministro e parlamentare. Non voglio uscire da questa vicenda perché non è stata concessa l’autorizzazione a procedere, voglio uscirne andando a processo e deve essere il tribunale a stabilire la mia estraneità alle accuse. Desidero sottopormi al vaglio della giustizia, agli accertamenti che, sono certo, saranno svolti con professionalità e indipendenza di giudizio. Chiedo pertanto che l’assemblea del Senato – ha proseguito il senatore di Fi – dia per accolte le conclusioni a cui è arrivata la Giunta e che autorizzi la magistratura a procedere nei miei confronti. Mi difenderò con determinazione e forza perché non ho nulla da temere ed è mia precisa volontà affrontare a testa alta questa vicenda.Ho la certezza che tutto potrà essere chiarito nelle aule giudiziarie. Fin d’ora – ha detto infine il senatore di Fi – voglio che resti agli atti un’altra cosa: Altero Matteoli non patteggerà mai nulla e a nessun costo, perché non si patteggia quando si è innocenti. Patteggiare è un’ammissione di colpa. E non citerò mai la parola prescrizione, perché non accetto di uscire dalla vicenda nemmeno attraverso la prescrizione del reato”.