Nello stato dello Utah verrà reintrodotta la possibilità di infliggere la pena di morte ricorrendo al plotone d’esecuzione qualora non fossero disponibili i farmaci necessari all’iniezione letale, sempre più difficili da reperire. Il Paese aveva abbandonato la pratica più di dieci anni fa, consentendola solo per i condannati a morte che, prima dell’entrata in vigore della legge, l’avessero richiesta. Ma il governatore Gary Hebert ha firmato la legge HB 11 in risposta alle limitazioni varate in diversi paesi all’esportazione dei farmaci per l’iniezione letale negli Stati Uniti, proprio per impedire l’attuazione della pena di morte.

“Preferiamo usare il nostro metodo prioritario, che è quello dell’iniezione letale nel caso di condanna alla pena di morte. Tuttavia quando una giuria prende la decisione e un giudice firma la condanna, l’attuazione di tale decisione rientra negli obblighi dell’esecutivo” ha dichiarato il portavoce Marty Carpenter. “Chi si oppone a questa legge si oppone principalmente alla pena capitale e questa decisione nel nostro stato è già stata presa”, ha aggiunto. L’Utah ha somministrato l’ultima iniezione letale nel 1999 e non ha al momento a disposizione le sostanze chimiche necessarie per utilizzare questo metodo d’esecuzione. Dal 1976, anno di reintroduzione della pena di morte negli Stati Uniti, le esecuzioni per fucilazione sono state solo tre su 1.404, una in Oklahoma e due proprio nello Utah. Nel paese, l’ultima esecuzione per fucilazione risale al 2010, quando il condannato Ronnie Lee Gardner l’ha richiesta esplicitamente prima che entrasse in vigore la legge che l’avrebbe abolita.

Negli Usa sono 34 gli stati in cui la pena di morte è in vigore e l’iniezione letale è ancora considerato il metodo principale per portare a termine le esecuzioni. La sedia elettrica è il secondo metodo in otto stati, quattro consentono l’uso della camera a gas, tre l’impiccagione e due il plotone di esecuzione. Anche lo stato dell‘Oklahoma sta valutando la possibilità di utilizzare le camere a gas come metodo per l’esecuzione delle condanne a morte, in attesa della pronuncia della Corte Suprema in merito alle nuove combinazioni di farmaci per l’iniezione letale che alcuni Stati stanno utilizzando e che hanno sollevato dubbi di costituzionalità perché potrebbero violare il divieto di infliggere punizioni crudeli. Non è ancora certo che il sedativo Midazolam produca un profondo stato comatoso e di incoscienza e non vi è ancora certezza che il detenuto non sperimenti dolore intenso e inutile quando vengono iniettati altri farmici.

La difficoltà di reperimento dei farmaci per l’iniezione letale colpisce anche il Texas, lo stato che mette a morte più condannati all’anno e che sta per terminare le scorte del veleno necessario: il pentobarbital, un barbiturico usato di routine dal 2011. “Ce ne sono abbastanza per un’altra esecuzione su sei da qui a maggio”, ha appreso il Washington Post. I giudici di Washington decideranno entro l’inizio dell’estate sui protocolli improvvisati e adottati stato per stato da quando il boicottaggio delle case farmaceutiche ha reso quasi impossibile procurarsi nuove scorte. Non è certo che il Texas troverà abbastanza sostanza letale da mettere a morte i condannati in aprile e maggio o se alla fine imporrà una moratoria. Il caso è paradossale se si pensa che il Texas è stato il primo stato Usa ad introdurre l’esecuzione attraverso l’iniezione letale. Un mix di un anestetico, una sostanza paralizzante ed una che ferma il cuore era originariamente utilizzato per le esecuzioni ma ormai le forniture di queste sostanze sono diventate quasi impossibili: “Stiamo cercando di procurarci i farmaci – ha detto al Washington Post Jason Clark, un portavoce del Department of Criminal Justice – Il nostro obiettivo è di portare a termine quelle esecuzioni”.