Il peccato non è reato e questo significa due cose nelle interviste che l’avvocato di Silvio Berlusconi, Franco Coppi ha rilasciato a Corriere della Sera, Messaggero e Stampa. Da una parte che “non bisognerebbe mai scambiare questioni di confessionale con questioni di diritto penale”. Ma dall’altra “per il piacere del cliente avrebbe avuto senso contestare che fossero prostitute, ma io lì dovevo economizzare il tempo. Non si può parlare molto in Cassazione. Ai fini suoi non interessava, se la vedrà in confessionale. A quelli del processo sarebbe stato addirittura stupido: difficile dimostrare che si parlasse di Dante o Benedetto Croce”. “Che le cene non fossero eleganti – chiarisce l’avvocato – è un fatto acclarato dalla sentenza e ne abbiamo preso atto. A noi quel che alla fine interessava far capire era che, cene eleganti o non eleganti, Berlusconi non ha avuto rapporti sessuali dietro pagamenti con una minorenne nella consapevolezza della minore età della ragazza”.

Quanto all’accusa di concussione, il legale spiega che “la riforma della Severino non ha portato dei cambiamenti significativi favorevoli a Berlusconi, il reato è solo stato diviso in due ipotesi, ma ci sono entrambe: la costrizione e l’induzione. È stata fatta una scelta. Ma mancavano gli elementi costitutivi: è difficile promettere qualcosa in un colloquio di 8 minuti”. Ma sull’atteggiamento nei confronti dei magistrati il tono di Coppi si fa prudente: “Il problema dei danni per la condotta del magistrato – spiega – è una questione che mi ha sempre trovato molto molto cauto, perché, salvo i casi di dolo o di colpa gravissima, non possiamo addebitargli una valutazione dei fatti che un giudice di appello ha ritenuto sbagliata. Il giudice deve essere libero e sereno nella valutazione e l’appello serve proprio per correggere l’eventuale errore del primo grado. Non si possono chiedere i danni solo perché la sentenza è stata cambiata in secondo grado”.