Il costo del personale dirigente di Poste “merita attenta considerazione” e la società pubblica è in deciso ritardo sull’adeguamento alla normativa antiriciclaggio. Lo segnala la Corte dei Conti evidenziando, nella sua relazione sul bilancio 2013 dell’azienda di Stato, “un significativo incremento sia per le competenze fisse (+4,1%) che per le competenze accessorie (+18,4%), comprensive dei compensi incentivanti”. Il costo del personale dirigente, segnala la magistratura contabile, a fine 2013 si attestava a complessivi 150,5 milioni, somma che evidenzia un incremento del 12,3% rispetto all’esercizio precedente e rappresenta il 2,5% del complessivo costo del lavoro. Per quanto riguarda invece l’antiriciclaggio, la Corte dei Conti rileva come i conti della società abbiano confermato la redditività dei servizi finanziari, ma con delle lacune non secondarie: “L’accresciuta complessità della normativa di riferimento” su antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo richiede “una intensa attività di adeguamento degli assetti procedurali, con il perdurare di situazioni di incompletezza e ritardi, che necessitano di forti accelerazioni ai fini di un completo allineamento”, scrivono i magistrati. La Corte raccomanda quindi “il massimo impegno della società, per l’adozione di idonei, definitivi interventi atti a fronteggiare tali problematiche, di rilevante impatto sotto diversi profili“.

Per quanto riguarda poi quello che dovrebbe essere il core business delle Poste, le spedizioni, secondo i magistrati contabili “appare necessario operare un rilancio dell’area dei servizi postali, contrastando il forte declino della corrispondenza tradizionale, il cui servizio dovrebbe comunque essere reso ai massimi livelli di efficienza, con interventi sui segmenti più promettenti quali il servizio di raccolta e consegna dei pacchi”. La Corte nel suo sollecito evidenzia come “la capillare presenza sul territorio, la fiducia della clientela costruita negli anni, il vasto impiego di tecnologie, l’innovazione dei servizi e la competenza delle risorse umane rappresentano i principali asset su cui continuare a far leva”. La contrazione dei volumi e il correlato calo dei ricavi registrati nel 2013, specie nel comparto della corrispondenza – pur se in parte connessi al processo di liberalizzazione del mercato postale ed al graduale spostamento delle comunicazioni dalla forma cartacea a quella elettronica – hanno portato, scrivono ancora i magistrati contabili, a progressivi appesantimenti nei bilanci della società a causa della sottostante rigidità dei costi fissi.

La dinamica dei risultati ottenuti nel 2013 è stata confermata dalla semestrale 2014 “e la perdurante contrazione dei volumi e dei ricavi della corrispondenza tradizionale è destinata a incidere pesantemente sui risultati del secondo semestre 2014. Conseguentemente, secondo le previsioni della stessa società, la redditività del 2014 dovrebbe attestarsi su livelli inferiori rispetto a quelli conseguiti negli ultimi esercizi”, prosegue la Corte. “Siffatta situazione e l’avviato processo di quotazione in Borsa della Società – che dovrebbe essere definito nel corso del 2015 – postulano un rafforzamento dell’Azienda per una costante crescita ed un deciso miglioramento della qualità dei servizi tale da assicurare la piena soddisfazione della clientela”. In Poste Italiane, tuttavia, “particolare attenzione richiedono le problematiche riconducibili al funzionamento delle strutture territoriali dei processi postali”. In particolare restano “criticità già manifestatesi nei periodi precedenti, cui il management ha contrapposto il potenziamento dei sistemi di controllo mediante iniziative di sensibilizzazione dei responsabili dei Centri di recapito e verifiche esterne sull’operatività dei portalettere”.