L’imprenditore chiama, il prefetto risponde. E suggerisce come fare carte false per far restituire la patente ritirata al figlio dell’amico. È un ruolo di rilievo quello contestato dalla Procura di Brescia al prefetto del capoluogo lombardo, Narcisa Brassesco Pace, nella vicenda per cui l’alto funzionario è accusato di abuso d’ufficio e dovrà presentarsi davanti al giudice per l’udienza preliminare insieme ad altre cinque persone il prossimo 12 marzo. Il ruolo del prefetto – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Claudio Pinto – sarebbe quello di “istigatore e determinatore” di un ricorso considerato dal pm “manifestamente infondato” e contenente “dichiarazioni false”, poi accettato dalla stessa Prefettura. Una notizia sollevata da ilfattoquotidiano.it e su cui a Brescia sembra essere calata la consegna del silenzio, sia da parte della Procura (che sulla vicenda preferisce non fornire informazioni – fa sapere il Procuratore capo Tommaso Buonanno – “per cortesia istituzionale”) sia da parte dei difensori degli imputati.

È l’estate del 2012. Gli investigatori della Procura di Verona intercettano una telefonata tra Rino Mario Gambari – noto imprenditore di Lumezzane a capo del gruppo Gambari International e, fino all’aprile del 2014, consigliere delegato di A4 Holding, la società di gestione dell’autostrada Serenissima – e il prefetto di Brescia Brassesco Pace. Il tema della conversazione è la multa presa dal figlio dell’imprenditore, che gli è costata il ritiro della patente. Sarebbe stato proprio il prefetto Brassesco Pace – ricostruisce il magistrato – a suggerire a Rino Mario Gambari il modo per far annullare la multa per eccesso di velocità presa dal figlio: “La Brassesco in qualità di prefetto di Brescia – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio dell’ottobre 2014 – suggeriva a Rino Mario Gambari di rappresentare falsamente l’esimente dello stato di necessità, adoperandosi successivamente per l’accoglimento del ricorso”. Necessità legate allo stato di salute di un’anziana parente.

La pratica è stata poi firmata dall’ex viceprefetto Carmelo Bellissima (che nel frattempo è andato in pensione), nonostante la documentazione fornita attestasse una “situazione in realtà assente e nota ai correi”. Per questo davanti al gup finirà anche un medico lumezzanese, accusato – insieme a Gambari – di falso ideologico per aver formato “una ricetta medica in favore della paziente (omissis) con falsa dichiarazione della data di rilascio e del giorno del trattamento prescritto”. Tra gli imputati per concorso in abuso d’ufficio anche la figlia del prefetto Brassesco Pace, avvocato di un noto studio legale di Genova.

Il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono (Pd), indicato dal pm come “persona offesa” nel procedimento contro il prefetto – la multa, annullata “ingiustamente” secondo la ricostruzione della Procura, era stata elevata dalla Polizia municipale di Brescia – non avrebbe ancora deciso se costituirsi all’udienza preliminare. La notizia della richiesta di rinvio a giudizio a carico del prefetto di Brescia il 14 ottobre 2014 è stata trasmessa al ministro dell’Interno Angelino Alfano, che non ha preso provvedimenti nonostante siano stati decisi, nelle ultime sedute del Consiglio dei ministri, diversi movimenti di prefetti.