Non sappiamo ancora come si evolverà, nel pacchetto ‘la Buona scuola’ del governo, la proposta d’incentivi (si parla di circa 4mila euro a famiglia) per chi decida di iscrivere figlie e figli a istituti privati e paritari. Sappiamo però che, accanto all’entusiasmo scontato di FI, anche esponenti del Pd sono favorevoli a questa misura, incuranti degli effetti che la proposta avrebbe su più versanti: obiezioni incostituzionali, depotenziamento della funzione sociale, politica e civile della scuola pubblica, relativizzazione della centralità della laicità dello Stato.

Fin qui, tra le dichiarazioni apparse sulla stampa nazionale, brilla per demagogia l’affermazione del sottosegretario all’istruzione Toccafondi, riportata dal Corriere delle sera: “Vorremmo dare la possibilità anche a due operai di scegliere se mandare il figlio in una scuola pubblica o in una paritaria”.

Davvero è di questo che gli ‘operai’ avrebbero bisogno? La scuola italiana è in ginocchio, per qualità delle strutture, per il marasma relativo ad assunzioni, concorsi, qualità della formazione del personale. I vent’anni che abbiamo alle spalle hanno lavorato nel profondo della società italiana trasformando il diritto allo studio (anche per le classi sociali meno abbienti) in un presunto diritto alla libera scelta della scuola e quindi dell’istruzione che, tradotto in termini concreti, significa anche scelta di espellere dai contenuti comuni e condivisi dell’insegnamento i (fragili) valori costituzionali della laicità dello Stato e della necessità di offrire a tutti i ragazzi e le ragazze, prima della maggiore età, un bagaglio di cultura e valori di base comuni.

Dalla dicitura costituzionale sulla libertà di aprire scuole private senza onere dello Stato si è passati, prima con Luigi Berlinguer (1999) e poi con D’Alema (2000) al progressivo innalzamento dei contributi alle scuole private e parificate, i due terzi delle quali sono cattoliche.

E’ di questi mesi l’attacco preoccupante e virulento di frange fondamentaliste cattoliche, ProVita e sentinelle in piedi tra le più attive, che martellano nelle strade e in rete contro l’educazione all’affettività nelle scuole: una crociata triste e ottusa che può diventare pericolosa per i toni omofobi e carichi di odio che esprime verso scelte sessuali e familiari diverse da quella etero.

Vogliamo davvero che in Italia si creino le condizioni per il proliferare di enclavi scolastiche dove si insegnano cultura e visione sociale basata su principi religiosi oscurantisti che non sono certo palestre per la diffusione dello scambio e del confronto verso chi non la pensa nelle stesso modo? Quali garanzie abbiamo che i valori della laicità dello Stato, dell’autodeterminazione nelle scelte sui temi etici e del corpo, della Costituzione, dell’antifascismo e antitotalitarismo siano presenti nelle scuole private? Che ne pensano, nel Pd, quelli e quelle che hanno a cuore la laicità e il bene della (buona) scuola pubblica? C’è ancora qualcuno da quelle parti?