Mentre il M5S sta organizzandosi in vista delle prossime elezioni regionali, presentandosi dappertutto, la fronda dei dissidenti esce domani allo scoperto incontrandosi in assemblea costituente a Firenze, al Palaffari, per iniziativa anche dei deputati di Alternativa Libera. Probabilmente  si cercherà di far passare inosservata la notizia o, al più, la si utilizzerà per gettare fango sui ‘dissidenti’,  facendo di ogni erba un fascio. Eppure non è così, perché i ‘fuoriusciti’ dal M5S hanno, in questi mesi, tentato strade e progetti diversi. Alla Camera, sono stati 18 i parlamentari che hanno abbandonato il gruppo: 10 di loro hanno fondato Alternativa libera, forza di opposizione al governo, mentre altri si sono iscritti a Sel (1), Pli (1) o al gruppo misto (6). Al Senato, dei 17 ‘fuoriusciti’ la maggioranza è passata nel ‘limbo’ del gruppo misto (10), altri sono passati all’opposizione al governo Renzi (4), mentre altri ancora si sono allineati con le posizioni della maggioranza parlamentare (3).

Dissidenti nei partiti ce ne sono sempre stati, ma una emorragia così grande sorpassa ogni immaginazione. E non è affatto detto che finisca qui. Dopo i risultati delle prossime regionali che – e spero con tutto il cuore di sbagliarmi –  saranno fallimentari e per gravi errori compiuti  (a Genova, ad esempio, è  stata sconfitta l’ unica proposta intelligente avanzata da Paolo Putti  per cercare di frenare il risultato scontato della vittoria  del Pd), l’emorragia è destinata probabilmente a continuare.

Certo, è molto facile parlare di tradimento, ed in certi casi si è trattato proprio di questo. L’ultima uscita però, quella più consistente, è avvenuta in segno di contestazione verso il  modo sempre più verticistico con cui è guidato il movimento e contro la sua trasformazione in partito politico (con la nomina di un direttorio e l’incoronazione Di Maio). Insomma è molto difficile vedere in queste critiche  un tradimento dei principi del movimento: piuttosto, sembra essere l’inizio della necessità di un ritorno alle origini.

Ora le diverse anime del dissenso penta stellato si riuniscono a Firenze.  Che cosa ne nascerà, non possiamo saperlo, né possiamo sapere quale consenso abbiano realmente i ‘dissidenti’ tra gli iscritti al M5S, anche se stanno già nascendo diversi gruppi territoriali (soprattutto in Emilia, Friuli Venezia Giulia, Calabria,Veneto e Toscana) che, sempre ispirati dai valori fondanti del M5S, vedono in Alternativa Libera la possibilità di una loro concreta realizzazione. Sembra che, al momento, possano contare su una cinquantina di consiglieri comunali.

Non hanno un leader: e questo è il segno della loro autenticità. Ma, se vorranno davvero poter contare qualcosa, dovranno uscire dall’ isolamento parlamentare, tentando di costituire un nuovo gruppo parlamentare compatto di opposizione intransigente al governo Renzi. Dovranno dimostrare di essere usciti dal M5S non per farsi ‘comprare’ dal governo, ma perché il M5S si sta trasformando in un partito come gli altri ed aver messo da parte il suo programma politico per ergersi difensore delle istituzioni della ‘prima Repubblica’. Nessuno vuole negare che l’approvazione di legge elettorale e riforma costituzionale rappresenterebbe una svolta autoritaria, contro cui occorre difendersi, ma quello che manca  è una serie proposta alternativa di riforma della Stato che sia incentrata sui temi forti del  Movimento: rafforzamento ed incremento degli istituti di democrazia diretta, introduzione di nuove forme di referendum, introduzione del mandato imperativo, recupero di una dimensione federalista ormai abbandonata di tutti e fondata sull’idea di comunità di olivettiana memoria. Tutto sembra dimenticato, come risulta anche dal documento presentato a Mattarella, per una logica ormai partitocratica.

Il modo per ritornare alle origini del Movimento, per non abbandonare la forza democratica che ha unito milioni di cittadini, il nuovo percorso costituente lo ha: se presenteranno proposte di legge che sono nella spirito del M5S e non voteranno in quanto gruppo né la legge elettorale né la riforma costituzionale, allora forse riusciranno ad essere il pungolo, la spina critica in grado – se pur al di fuori del M5S – di rinnovare quei princìpi che, oggi, il Movimento sembra aver abbandonato. Se, invece, si limiteranno a fare da ‘stampella’ al governo, non avranno alcun futuro.