Durata sei ore l’autopsia sul corpo di Fakir: “Polmoni pieni di sangue e schiacciamento”. I legali dei poliziotti: “Nessuna azione violenta da parte degli agenti”
“Polmoni pieni di sangue”. Era questo il primo dato emerso dalla Tac eseguita sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica scorsa durante un intervento della polizia in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna. Un elemento che aveva prospettato un quadro compatibile con un’asfissia e che ora dovrà essere letto insieme ai risultati dell’autopsia, terminata nel tardo pomeriggio di oggi dopo circa sei ore di accertamenti all’istituto di Medicina legale del Sant’Orsola. L’esame autoptico, iniziato intorno alle 11, è stato definito da tutti i consulenti come particolarmente complesso e approfondito. Per conoscere le cause del decesso, però, bisognerà attendere gli esiti degli ulteriori accertamenti istologici, tossicologici e di laboratorio.
“È stato un esame molto complesso, bisogna attendere gli esiti degli approfondimenti eseguiti”, ha dichiarato al termine dell’autopsia il medico legale Benedetto Vergari, consulente dei quattro volontari della Croce Rossa intervenuti in via Svevo. “Non possiamo dire niente. È una questione di rispetto per quello che è accaduto e di segreto professionale. È stato un esame molto particolareggiato e approfondito, ma è un caso molto complesso e bisogna attendere”.
I legali
Più esplicito, pur invitando alla prudenza, l’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo. “Non sono un medico legale, ma ritengo che ci possa essere un indubitabile quadro asfittico da compressione. Ma bisognerà attendere le conclusioni peritali”, ha spiegato all’Ansa. Il legale ha inoltre richiamato le valutazioni del professor Vittorio Fineschi, consulente della famiglia: “Credo che il professore Vittorio Fineschi non sbagli e lo ringrazio per il contributo scientifico che sta portando al raggiungimento della verità”. Di segno diverso, almeno sul piano delle prime valutazioni, la posizione della difesa dei due poliziotti iscritti nel registro degli indagati. “Per quanto mi è stato riferito dal mio fiduciario medico legale, l’accurata analisi condotta in sede autoptica non ha fatto emergere alcunché riferibile a un’azione eccessiva, violenta, da parte dei due agenti”, ha dichiarato l’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i poliziotti.
L’ipotesi dello schiacciamento, ma nessuna frattura
Le conclusioni definitive saranno comunque affidate alla relazione dei consulenti dei pm, che dovrà stabilire se la morte sia stata provocata da un’asfissia da compressione, da un arresto cardiaco favorito dalle condizioni cliniche dell’uomo o da una combinazione di più fattori. Il dato emerso dalla Tac aveva evidenziato la presenza di sangue nei polmoni, compatibile con un’emorragia polmonare e con una compromissione delle vie respiratorie. Secondo le prime ricostruzioni, Fakir sarebbe rimasto per circa cinque minuti con il torace compresso contro il suolo mentre gli agenti lo immobilizzavano con le fascette ai polsi e alle caviglie. Anche le manovre di rianimazione sarebbero state iniziate quando l’uomo era ancora immobilizzato.
L‘assenza di fratture riconducibili alle fasi dell’arresto, emersa dall’esame radiologico, sembrerebbe invece escludere traumi ossei significativi. Resta da stabilire se lo schiacciamento sia dovuto ad eventuale eccessivo utilizzo della forza quando l’uomo era in vita oppure sia sopravvenuto ‘post mortem‘ per le manovre rianimatorie. Restano poi da chiarire gli esiti degli esami tossicologici, che dovranno verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti prima dell’intervento. Secondo i racconti di familiari e amici, il 42enne soffriva inoltre di problemi cardiaci e di asma e, nei momenti precedenti all’intervento, sarebbe stato in preda a una grave crisi psichica.
L’inchiesta
La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Nel decreto con cui è stata disposta l’autopsia, i due agenti intervenuti sono stati iscritti nel registro degli indagati come atto dovuto, mentre gli inquirenti stanno valutando anche la posizione dei quattro sanitari intervenuti dopo l’immobilizzazione.
Sul fronte delle indagini, proseguono gli accertamenti della squadra Mobile per ricostruire le ultime ore di vita di Fakir. Durante la perquisizione nell’abitazione dove viveva sono stati sequestrati computer e telefoni cellulari, mentre il cugino con cui divideva la casa è stato ascoltato come testimone. Nell’appartamento non sarebbero state trovate sostanze stupefacenti.
Gli investigatori stanno inoltre acquisendo decine di filmati realizzati dai residenti del Pilastro per ricostruire l’intera sequenza dell’intervento. Parallelamente vengono ricostruiti anche i precedenti contatti del 42enne con il sistema sanitario. Dopo un accesso al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore il 20 giugno per un problema di natura psichiatrica, Fakir era stato preso in carico dal Centro di salute mentale, dove era stato visitato, sottoposto a una prima valutazione clinica, confermato nella terapia e convocato per un nuovo appuntamento all’inizio di agosto. Resta ora da capire se e in quale misura le sue condizioni di salute abbiano inciso sul drammatico epilogo di domenica scorsa.