La firma dell’accordo con la Svizzera arriva “dopo un negoziato molto duro, ma importante perché elimina tutte le barriere all’informazione e segna la fine del segreto bancario“. Lo ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, commentando il fatto che lunedì sottoscriverà con il capo del Dipartimento federale delle finanze della Confederazione Svizzera, Eveline Widmer-Schlumpf, l’atteso protocollo in materia fiscale. “I paesi che aderiscono abbattono la possibilità di avere un segreto bancario” e si accordano su una “mutualizzazione delle informazioni”, ha spiegato Padoan. La Svizzera dunque non sarà più, almeno nei rapporti bilaterali con l’Italia, un paradiso fiscale. L’accordo, raggiunto dopo tre anni di negoziati, traccia anche la road map per risolvere altri nodi aperti da tempo con Berna, a partire dalla questione di Campione d’Italia e alla tassazione dei frontalieri. Un accordo che per il Tesoro italiano segna un’epoca nuova nei rapporti con la federazione elvetica che permetterà “di rafforzare la cooperazione, migliorare e sviluppare in un clima costruttivo le relazioni bilaterali, in particolare quelle economiche”.

Per quanto riguarda il segreto bancario si prevede lo scambio “a richiesta” di informazioni andando a modificare l’attuale Convenzione sulla doppia imposizione Italia-Svizzera. Il protocollo sarà applicabile dopo l’entrata in vigore, a decorrere dalla data della firma. Il nuovo testo andrà sottoposto alla ratifica dei due Parlamenti. L’intero processo avrà quindi bisogno di un anno o due per essere completato. Con l’entrata in vigore del protocollo la Svizzera sarà rimossa dalla blacklist della Penisola, con il risultato che ai capitali fatti rientrare da Berna con la voluntary disclosure si applicheranno sanzioni ridotte. Una maggiore convenienza che dovrebbe favorire il successo dell’operazione.

Nella road map dovrebbe essere delineata anche l’intesa politica sullo status doganale di Campione d’Italia. Le autorità proseguiranno le discussioni per cercare soluzioni su singoli aspetti legati all’imposizione indiretta, mentre i tempi si prospettano più lunghi per altri nodi fiscali e non fiscali che riguardano l’enclave comasca in Svizzera.

Per quanto riguarda i circa 60mila frontalieri che attualmente pagano le tasse sul reddito al fisco svizzero, andrà costruito un nuovo accordo che si baserà sullo ‘splitting’ fiscale: parte del reddito cioè sarà tassato nella confederazione (fino al 70%) e parte in Italia. Comunque all’inizio i frontalieri non pagheranno più di oggi (la differenza media di aliquote che si attesta circa al 15%). L’armonizzazione della tassazione della quota italiana arriverà, assicura il Tesoro, “verrà con molta gradualità portata in linea con quello che la legislazione domestica applica agli altri frontalieri”. All’orizzonte c’è il superamento del meccanismo del ristorno: sarebbe lo Stato italiano a compensare i Comuni frontalieri garantendo il mantenimento dell’attuale gettito pari a circa 70 milioni.