Il governo è intenzionato a cancellare le soglie di non punibilità per il falso in bilancio, previste dalla norma attualmente in vigore dai tempi della legge ad personam berlusconiana del 2003. Secondo l’agenzia Ansa, viene introdotta una differenziazione legata al fatturato della società con un doppio binario di punibilità: da 2 a 6 anni al di sopra di un certo volume d’affari e da 1 a 3 anni al di sotto. Questi i contenuti essenziali dell’emendamento del governo, in dirittura d’arrivo in vista della discussione del ddl anticorruzione che parte domani in Commissione giustizia al Senato. Il ddl anticorruzione, presentato in origine da Piero Grasso, eliminava le soglie di non punibilità per i falsi in bilancio inferiori al 5% dell’utile di esercizio e all’1% del patrimonio netto. Ma il governo, l’8 gennaio, ha depositato un emenedamento in Commissione giustizia che le ripristinava tali e quali. Sono seguite polemiche e settimane di limature in maggioranza. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha difeso la scelta come mezzo per tutelare le imprese rispetto a “errori”. Un’inchiesta pubblicata da ilfattoquotidiano.it ha documentato come le soglie di non punibilità, però, siano del tutto assenti negli ordinamenti dei nostri principali partner europei – dalla Germania alla Francia al Regno Unito – e degli Stati Uniti.

Oggi la mossa a sorpresa – se confermata – del governo Renzi. Le indiscrezioni degli ultimi giorni, infatti, indicavano l’orientamento a mantenere le soglie percentuali di non punibilità, magari riducendole. Uno degli aspetti su cui si sta ancora riflettendo è proprio l’entità del volume d’affari a cui legare il doppio binario sanzionatorio. Una cifra di riferimento, sempre a quanto si apprende, sarebbe quella di 600mila euro, ma un approfondimento è ancora in corso. L’obiettivo di questo doppio binario è quello di mantenere uno strumento che consenta alle società più piccole, che sono maggiormente esposte a errori e soprattutto non sempre dispongono sempre al proprio interno di tutte le competenze tecniche delle società più grandi, di essere meno esposte.

Il testo, una volta messo a punto in maniera definitiva, sarà presentato in commissione Giustizia al Senato, dove è in corso l’esame del ddl anticorruzione che prevede anche le misure sul falso in bilancio. Il ddl originario del governo prevedeva delle soglie di non punibilità per le società non quotate: in particolare la pena non scattava per falsità o omissioni che determinassero una variazione del risultato economico non superiore al 5%.