Petro Poroshenko, Vladimir Putin, Angela Merkel e François Hollande. Sono loro i protagonisti del vertice “formato Normandia” in cui le diplomazie internazionali sono chiamate a cercare le condizioni per un cessate il fuoco nell’est dell’Ucraina. I 4 da ore sono seduti al tavolo. Prima con gli staff diplomatici, poi da soli dopo una breve pausa. Un lungo negoziato che ha aperto le speranze di un documento condiviso che possa sancire una tregua tra le parti rilanciando gli accordi siglati proprio a Minsk lo scorso 5 settembre. “Le discussioni sono molto intense” e il documento finale potrà essere presentato alla stampa “non oggi ma domani”, giovedì, ha dichiarato il ministro degli Esteri della Russia, Sergei Lavrov, che si è comunque mostrato ottimista e ha parlato di “negoziati super”. “I colloqui si protrarranno probabilmente fino a domani”, ha confermato Grigori Karasin, vice ministro degli Esteri russo. Il Cremlino ha inoltre reso noto che le squadre di negoziazione hanno di nuovo lasciato i capi di Stato dei quattro Paesi a discutere fra di loro. “Le negoziazioni proseguono in formato ridotto. I membri delle delegazioni hanno lasciato la sala” nel palazzo dell’indipendenza di Minsk, ha detto Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino.

La giornata era partita sotto i peggiori auspici. A poche ore dalla ripresa dei colloqui in Bielorussia, a Donetsk un colpo di artiglieria ha centrato una stazione di autobus, uccidendo almeno 4 persone e lasciando a terra diversi feriti. Lo riferiscono le autorità dell’autoproclamata Repubblica popolare della città. I proiettili sono caduti su una stazione di mezzi pubblici, colpendo due autobus che sono stati completamente distrutti, e sull’ingresso di una fabbrica metallurgica. Le autorità filorusse di Donetsk hanno attribuito l’attacco a “un gruppo di esplorazione e sabotaggio” delle forze armate ucraine. Ieri almeno 15 persone erano morte e altre 63 erano rimaste ferite in un bombardamento con missili nella città di Kramatorsk, 100 chilometri a nord di Donetsk, controllata dalle forze governative.

“È un disastro, è un crimine contro l’umanità” – ha definito i fatti di Kramatorsk il presidente ucraino Petro Poroshenko, che ha visitato nella notte la sede dell’esercito nella città – siamo a quasi 50 chilometri dalla linea del fronte e i ribelli e terroristi appoggiati dalla Russia attaccano civili, attaccano la città pacifica di Kramatorsk, è assolutamente inaccettabile”. “Questi crimini – ha aggiunto – dovrebbero essere puniti. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e senza condizioni, la chiusura della frontiera e il ritiro di tutti i soldati stranieri dal territorio ucraino”. Poroshenko ha detto di essere pronto a introdurre la legge marziale in tutto il Paese se ci sarà un’ulteriore escalation del conflitto nel Donbass: “Io, il governo e il Parlamento siamo pronti a prendere la decisione di introdurre la legge marziale in tutti i territori dell’Ucraina”, ha detto il presidente durante un incontro governativo.

Si fa sempre più difficile intanto la situazione nell’area di Debaltseve, dove  – secondo il portavoce militare di Kiev – 19 soldati ucraini sono stati uccisi in attacchi di separatisti filorussi. Altri 78 soldati ucraini sono rimasti feriti in attacchi con artiglieria e razzi, e negli scontri vicino alla città, un importante nodo ferroviario che le truppe governative stanno difendendo. Nella ‘sacca’ di Debaltseve – importante snodo ferroviario a metà strada tra le roccaforti separatiste di Donetsk e Lugansk – vi sarebbero circondati tra i 5 e gli 8mila i soldati governativi, stando agli stessi ribelli. Il 6 febbraio si era conclusa l’evacuazione della popolazione civile dalla zona, dove Kiev e i ribelli filorussi avevano concordato un corridoio umanitario. Più di 2.800 civili, tra cui circa 700 bambini e 60 disabili, erano stati evacuati con oltre 20 bus da Debaltsevo, Avdiivka e Svitlodar, secondo l’alto commissario per i rifugiati dell’Onu.

Giovedì è in programma a Bruxelles un vertice dei leader europei, in cui i capi di Stato “valuteranno la situazione in Ucraina e le relazioni con la Russia” e “considereranno ogni azione appropriata”, si legge nella lettera di invito del presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk. Il quale ha deciso di invitare anche il presidente ucraino Poroshenko. Fonti Ue precisano che “il significato politico dell’invito è chiaro: la Ue è dalla parte di chi è aggredito” dalla Russia. Poroshenko riferirà sull’incontro di Minsk assieme a Merkel e Hollande. Secondo fonti Ue, in caso di “chiaro fallimento” del negoziato di Minsk sul tavolo del vertice europeo ci sarà “l’inasprimento delle sanzioni economiche” contro la Russia: ci si attende che i leader “daranno incarico alle istituzioni europee di prepararle”.