“Burtone, chi?”, “Burtone dov’è?” Tra i divanetti del corridoio fumatori e il Transatlantico preso d’assalto dai mille grandi elettori, è stato il tormentone del giorno. Tutti a caccia di Burtone, “l’unico che parla con il presidente”. Il “presidente” è naturalmente Sergio Mattarella che, dopo anni di oblio, tutti cercano e vogliono contattare. Come? “Attraverso Burtone, naturalmente”, un deputato siciliano tanto stimato a Montecitorio quanto sconosciuto ai più, ma che in questo momento è tra i più gettonati dai colleghi “perché amico di Sergio, anzi uno dei pochi a parlarci tutti i giorni”.

In effetti, Giovanni Burtone, catanese, 59 anni, deputato democratico con quattro legislature alle spalle e una lunga militanza nei partiti di centrosinistra con e senza il trattino, Mattarella lo vede spesso: per dire, ha pranzato sovente alla foresteria della Consulta, dove il giudice costituzionale ha preso residenza dopo la scomparsa della moglie. E ci parla al telefono, “molto più di altri”. L’ultima volta, ieri: “Ho sentito per la prima volta la sua voce emozionata”, racconta Burtone, “anche se in questo momento tiene ferma la barra, con posizione distaccata, da uomo delle istituzioni”.

Immerso in un nuvola di fumo, tra un sigaro e una chiacchierata con l’ex ministro del governo D’Alema, il sicilianissimo Salvatore Cardinale, Burtone rivela qualche dettaglio di Sergio Mattarella e della “loro antica amicizia”. Si conoscono dalla morte del fratello Piersanti, quando insieme a quattro giovani rampanti dirigenti della Democrazia cristiana siciliana, Rino Nicolosi, Saro Nicoletti, Sergio D’Antoni e Calogero Lo Giudice gli chiesero di “scendere in campo”. Poi, Ciriaco De Mita, l’allora segretario del partito, affidò a Sergio la Dc cittadina “per spazzare via il marcio”. Tutto cominciò da lì: “Fu l’inizio del rinnovamento della Balena Bianca palermitana”, spiega Burtone, “che coincise con la prima sindacatura di Leoluca Orlando”. Quindi gli anni della “primavera” di Palermo, quando “Sergio rinnovò il partito arrivando a cacciare il potente Vito Ciancimino da qualunque ruolo dirigenziale”.

Di questa pasta è fatto il sodalizio che lega  Giovanni Burtone e “il presidente”. Vite che continuano a incrociarsi anche all’indomani della conclusione dell’esperienza democristiana quando, dopo Tangentopoli, la Dc si divide nel Centro Cristiano democratico e nel Partito popolare italiano. Burtone segue Mattarella nel Ppi. “Propose il mio nome come segretario regionale del partito in Sicilia – ricorda – e qualche anno più tardi come capogruppo dell’Ulivo in commissione Antimafia ”. Insomma, fatti e non chiacchiere. E per questo i colleghi, soprattutto quelli che sinora poco lo avevano considerato, lo guardano con invidia sperando magari di essere introdotti. Ma Burtone non cede alle lusinghe. E nemmeno alle domande indiscrete intorno alla vita e alle frequentazioni di Mattarella: “Aneddoti? Con lui non ce ne sono”, taglia corto, “Sergio è sempre molto serio”.

Twitter: @GiuseppeFalci