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Totò Cuffaro patteggia tre anni per corruzione, sconterà la pena in lavori di pubblica utilità

La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Palermo, Ermelinda Marfia, che ha accolto la richiesta della difesa. La procura aveva dato parere favorevole. Il condannato dovrà provveder al risarcimento dei danni
Totò Cuffaro patteggia tre anni per corruzione, sconterà la pena in lavori di pubblica utilità
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L’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro ha ottenuto il via libera del gup di Palermo al patteggiamento nell’inchiesta sulla presunta gestione illecita di concorsi, nomine e appalti nella sanità regionale. Coinvolti nel procedimento anche dirigenti ospedalieri, faccendieri e imprenditori. L’ex governatore, imputato per corruzione, ha patteggiato una pena di tre anni nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo sulla presunta gestione illecita di concorsi pubblici, nomine nella sanità regionale e appalti.

La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Palermo, Ermelinda Marfia, che ha accolto la richiesta avanzata dalla difesa dell’ex governatore nel corso della precedente udienza preliminare e condivisa dai magistrati inquirenti. La pena concordata sarà convertita in lavori di pubblica utilità, come previsto dalla normativa. Per accedere al patteggiamento, inoltre, Cuffaro dovrà provvedere anche al risarcimento dei danni.

Il leader di Democrazia Cristiana Sicilia, dopo aver scontato 4 anni e 11 mesi nel carcere di Rebibbia in seguito alla condanna a 7 anni per favoreggiamento alla mafia e rivelazione di segreto nel processo “Talpe nella Dda Palermo”, era tornato in libertà nel dicembre 2015, finendo nuovamente ai domiciliari lo scorso novembre, nell’inchiesta palermitana che coinvolge 18 persone sui presunti favori e mazzette negli appalti nella sanità isolana.

L’ex governatore siciliano, che si trova attualmente agli arresti domiciliari, è accusato di corruzione nell’ambito di un’inchiesta che ruota attorno alla gestione di un concorso bandito dall’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo, relativo alla stabilizzazione di quindici operatori sociosanitari. Secondo l’accusa, il concorso sarebbe stato pilotato attraverso un sistema di pressioni e interferenze. Nel procedimento risultano imputati per corruzione anche l’ex direttore generale dell’ospedale Villa Sofia-Cervello Roberto Colletti, Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso ospedale, e Vito Raso, storico segretario dell’ex presidente della Regione. L’azienda ospedaliera si è costituita parte civile nel processo.

L’inchiesta della Procura di Palermo coinvolge inoltre altri imputati accusati di traffico di influenze in relazione a un appalto messo a gara dall’Asp di Siracusa. Davanti al gup compaiono Mauro Marchese, Marco Dammone, Roberto Spotti, il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della società Euroservice di Belmonte Mezzagno. Per tutti i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio.

Secondo l’indagine della Procura guidata da Maurizio de Lucia, Cuffaro risponde di corruzione “in qualità di intermediario con i vertici dell’amministrazione regionale e delle aziende sanitarie siciliane”, perché avrebbe accettato “la promessa di assunzioni, contatti, subappalti e altri vantaggi” offerti da Mauro Marchese e Marco Dammone, referenti della Dussmann Service Srl, che partecipava alla gara (poi vinta) per “l’ausiliariato” bandita dall’Asp Siracusa. Inoltre Totò Vasa Vasa è accusato di traffico di influenze, per il concorso pubblico di stabilizzazione dell’Azienda Ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo, per 15 posti a tempo indeterminato per operatore socio sanitario.

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