I greci “soffrono non per le decisioni di Berlino e Bruxelles ma per il fallimento della loro elite politica degli ultimi decenni”. Così il ministro dell’Economia tedesco Wolfgang Schaeuble, parlando al Parlamento Ue, ha gelato Atene il giorno dopo il giuramento del nuovo premier designato Alexis Tsipras, che ha trionfato alle elezioni di domenica. Secondo Schaeuble il Paese ha finora vissuto nell’illusione che “i problemi fossero causati da altri, ma i problemi cominciano sempre a casa propria, e la solidarietà non significa che i problemi vanno risolti altrove”. Per di più, “i cinque Paesi sotto programma (oltre alla Grecia si tratta di Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro, ndr) sono quelli che secondo l’Ocse hanno fatto le migliori riforme strutturali, e per la prima volta la Grecia ha avuto un avanzo primario”. Come dire che bisogna continuare su questa strada. Linea confermata in serata dalla cancelliera Angela Merkel, che durante una riunione di parlamentari Cdu/Csu si è detta “contraria e sorpresa” dalla richiesta di taglio del debito da parte di Tsipras.

Nuove chiusure, dunque, all’ipotesi di uno sconto sui 317 miliardi di debito pubblico (175% del Pil) che gravano sulle spalle dello Stato e dei cittadini greci. Sconto che sarà comunque al centro delle trattative tra il leader di Syriza, il suo vicepremier Yannis Dragasakis, il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, la Ue e gli altri creditori, il Fondo monetario internazionale e la Bce, da cui la Grecia ha ottenuto nel complesso oltre 240 miliardi di aiuti. Martedì il principale portavoce di Syriza per le questioni economiche, Euclid Tsakalotos, ha detto alla Bbc che “è poco realistico” pensare che la Grecia possa pagare tutti i suoi debiti: “Nessuno – ha affermato – crede che il debito della Grecia sia sostenibile“.

In questo quadro, a dispetto del muro contro muro opposto dalla Germania e dalla numero del Fmi Christine Lagarde sul taglio del debito chiesto da Tsipras, la maggior parte degli osservatori ritiene che la Grecia riuscirà a spuntare almeno un allungamento dei tempi di rimborso. Il che equivarrebbe a ridurre l’ammontare di ogni “rata” di restituzione dei prestiti ricevuti dalla troika e, attraverso i fondi europei salva-Stati, dai singoli Paesi Ue. A partire da Germania, Francia e Italia, esposta verso Atene per quasi 40 miliardi di euro. Anzi: secondo il retroscena rivelato da Repubblica, quei tempi più lunghi per finire di pagare il suo debito il Paese li ha già ottenuti. Addirittura lo scorso novembre, quando, scrive il quotidiano di Largo Fochetti, il premier ora uscente Antonis Samaras ha sottoscritto un patto segreto con i partner europei in base al quale Atene dovrà rientrare di tutto il dovuto nei loro confronti – quasi 190 miliardi – solo nel 2057. Non solo: la Grecia non sborserà nulla fino al 2020, e in quella data inizierà a ripagare debiti ma a tassi di interesse calmierati, pari a solo lo 0,53% annuo.

Per il portavoce di Syriza Euclid Tsakalotos “nessuno crede che il debito della Grecia sia sostenibile”

Il tutto, naturalmente, a patto che rispetti il memorandum – cosa che Tsipras ha escluso – e resti nel programma di aiuti. Ricevendo così, a fine febbraio, i 15 miliardi previsti dall’ultima tranche. Soldi senza i quali è molto difficile che Syriza e gli alleati di Anel possano tradurre in pratica le promesse elettorali, dall’aumento del reddito minimo alla sanità gratuita per i meno abbienti. Il nuovo premier si troverà quindi di fronte a un dilemma: sconfessare il proprio programma o rischiare di portare il Paese al default. Che potrebbe sfociare in un’uscita dalla moneta unica, ipotesi catastrofica e comunque sgradita al 75% degli elettori ellenici.

In più l’accordo di novembre, tenuto segreto per non spaventare i contribuenti degli altri Paesi (a partire da quelli tedeschi), non riguarda comunque i crediti vantati dall’Fmi. L’istituzione di Washington – la cui circoscrizione che comprende Grecia e Italia è ora guidata dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli – continuerà a battere cassa come da programmi, a meno che Tsipras non riesca a convincere i rappresentanti dei 188 Stati membri a concedergli una sforbiciata. Una delle tante sfide sul percorso del nuovo governo ellenico.