Un fronte antinazareno per ostacolare l’ascesa al Quirinale di un nome voluto dall’accordo tra Renzi e Berlusconi. A proporlo sono Nichi Vendola, il leader di Sel, e il deputato della minoranza dem Pippo Civati, che nella stessa giornata – ma in circostanze diverse – si appellano a chi è contrario all’intesa tra il segretario Pd e il leader di Forza Italia per il prossimo inquilino del Colle. I quotidiani, intanto, continuano a rilanciare i nomi di Mattarella, Finocchiaro e Amato nel giorno in cui la segreteria dem ha deciso che il premier guiderà la delegazione del partito che da martedì 27 – all’indomani dell’assemblea dei deputati del partito insieme al segretario – incontrerà tutti i partiti in vista dell’elezione del presidente della Repubblica.

Fico (M5s): “Aspettiamo una rosa di quattro nomi dal premier” “Serve un fronte anti-Nazareno” di cui faccia parte “non solo la sinistra di alternativa ma tutte le forze che amano la Costituzione e considerano il Patto del Nazareno una forma di inquinamento della politica”, ha spiegato Vendola Human Factor, la convention di Sel a Milano. Un invito rivolto a “tutti coloro che vogliono giocare questa partita”. Dunque, anche al Movimento 5 Stelle. Che, però, non offre l’appoggio sperato visto che “sappiamo che loro (Sel, ndr) appartengono a quella cultura dei giochi di Palazzo“. A dirlo è Roberto Fico, membro del direttorio dei 5 Stelle che dichiara: “Il nostro schema è chiaro: aspettiamo una rosa di quattro nomi dal presidente del Consiglio e dal partito di maggioranza”.

Fico concorda sul fronte antinazareno (“Noi lo siamo da più di un anno e lavoriamo per questo”) ma ha chiarito dunque di aspettare un segnale “dal fronte di Renzi” da dove, per ora,”tutto tace”. Al presidente del Consiglio il Movimento, prosegue, ha “deciso di dare un’apertura per farlo uscire dal pantano”, nonostante abbia constatato “che il Pd si è fuso con con Fi e che il nuovo Presidente della Repubblica deve tutelare questa nuova creatura”. Una posizione già emersa dallo stesso Beppe Grillo, che ha chiesto al premier di “tirare fuori i nomi” e da Alessandro Di Battista, componente del direttorio a 5 Stelle, che ha dichiarato: “Siamo disposti a discutere i nomi sottoponendoli ai nostri iscritti. Il nostro è un atteggiamento estremamente responsabile”. Sul tavolo della trattativa con i 5 Stelle, la minoranza dem ha già calato sul tavolo la carta di Romano Prodi, affossato dai 101 nel 2013. E il suo nome potrebbe creare una convergenza tra i contrari all’Italicum e dare così il via al “patto delle preferenze” tra chi si oppone ai capilista bloccati previsti dalla nuova legge elettorale. Per parte sua il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini ha spiegato che il partito vuole “avere un confronto con tutti compreso M5S” e che “se vogliono essere della partita per noi va bene”.  

Ma a fronte dell’accusa di Fico di appartenere ai “giochi di Palazzo” Vendola attacca: “L’attitudine all’insulto nei confronti degli altri è una caratteristica del gruppo dirigente del M5s” e Fico “ha una sindrome da ‘verginità conclamata'”. “Noi – spiega – facciamo una proposta politica che dovrebbe essere importante per tutti quelli a cui sta a cuore una certa idea della democrazia e del Paese”. E aggiunge: “Ciascuno di noi sarà misurato dai comportamenti che avrà in parlamento. Chi non avrà cercato di impedire il successo del patto del Nazareno, credo ne pagherà le conseguenze”. Secondo il leader di Sel, “i Cinque stelle non credo non siano interessati, devono solo decidere se essere influenti o recitare il rosario di Grillo“. Rompere il patto del Nazareno, conclude, “per me non è un gioco di palazzo. È il patto del Nazareno che è un gioco di palazzo”.

Civati: “Sì a candidato candidato NN, non-Nazareno” – Ricalca l’invito di Vendola anche il deputato dem Civati che dal suo blog si rivolge a “tutti coloro che stanno dicendo peste e corna del patto del Nazareno e della sua estensione (e addirittura della sua finalizzazione alla creazione di un nuovo soggetto politico)” e propone “un candidato NN, non-Nazareno, che possa arrivare ai voti necessari, senza essere il candidato di questo o quello”. E che “non nasce tra quattro mura, ma all’aperto, nell’aula parlamentare e nella società italiana, perché le sappia rappresentare entrambe, con autorevolezza e autonomia (che poi sono la stessa cosa)”. 

Secondo Civati “dovrebbero fare una proposta perché” il nuovo capo dello Stato “non sia espressione del Nazareno, come ormai scrivono tutti i giornali, e quindi di quella che si può definire una trattativa privata (fino alla rottura in Senato, tutti negavano che nel patto ci fosse anche il Quirinale, ma ormai tutti ammettono che non era vero)”. In più aggiunge, “se fosse un’iniziativa che nasce in Parlamento, oltre al Nome della Rosa (e alla Rosa dei Nomi), costringerebbe tutto il Pd a un dibattito vero, non al solito ‘canguro’ tra le dichiarazioni, al termine delle quali si arriva puntualmente all’’o così, o niente’“, prosegue. D’accordo con la sua proposta anche il senatore del Pd Corradino Mineo, convinto che “solo un presidente non-Nazareno (come propone Civati) può curare la ferita tra istituzioni e cittadini, politica e lavoro, potere e società”. Ma Guerini, nonostante il fronte antinazareno, ha spiegato che il Pd sarà in grado di presentarsi unito.

Il candidato di Forza Italia – E’ Antonio Martino, ex ministro della Difesa nel secondo governo Berlusconi. Per l’ex Cavaliere l’obiettivo per il Colle è uno solo: “Avere un capo dello Stato non ostile”. Ma anche in Forza Italia, oltre che nel Pd, emerge la spaccatura sul fronte Quirinale. Per Raffaele Fitto, il leader della minoranza interna, “la linea scelta da Silvio Berlusconi per Forza Italia consiste nell’esaudire i desideri Renzi e nel soccorrerlo nei giorni difficili per lui. Obbedienza pronta, cieca e assoluta. Io penso che gli elettori ci abbiano chiesto di fare opposizione alla sinistra, non di agire come una stampella del Pd”.