Sull’Italicum, alla fine, la partita si gioca tutta di sponda. Con il soccorso azzurro di Berlusconi a sorreggere Renzi da una parte, mentre dall’altra ci sono i dissidenti di Pd e Forza Italia che, partendo dalla sfida sulla legge elettorale, potrebbero iniziare a scambiarsi messaggi a distanza per formare un asse alternativo. Insomma, il Patto del Nazareno contro il Patto delle preferenze. Potenziale prossimo ostacolo sul percorso verso il Colle per il presidente del Consiglio e il leader di Forza Italia.

Persa la battaglia al Senato, i 140 parlamentari della minoranza Pd si sono ritrovati alla Camera per “leccarsi le ferite”, spiega amareggiata un’esponente dell’area bersaniana. “Diremo di no al primo nome che ci proporrà Renzi, perché sarà, quasi sicuramente, espressione del candidato del Patto del Nazareno. A meno che non si tratti di un profilo altissimo a cui non potremmo opporci”, afferma un altro bersaniano di stretta osservanza. Ufficialmente, nel corso della riunione alla Camera, non si è parlato del prossimo presidente della Repubblica. Nessuno ha fatto nomi, ma è trapelata la grande irritazione per il tentativo di “bruciare” la candidatura di Anna Finocchiaro, facendola circolare sui giornali. L’ex capogruppo al Senato, infatti, andrebbe più che bene alla minoranza dem. E il fatto che sia stata troppo citata potrebbe sortire l’effetto di logorarla. “Alla fine di questa vicenda bisognerà chiedere scusa a molte persone”, chiosa un deputato. Chi parla chiaro, invece, è Stefano Fassina, già molto critico verso il premier-segretario. L’ex viceministro non cela il suo disagio a ilfattoquotidiano.it: “Il presidente del Consiglio cerca ancora di far passare il messaggio che cercavamo di boicottare le riforme. Noi invece cercavamo un punto di incontro”.

Sul Quirinale, quindi, può esserci una convergenza tra i contrari all’Italicum: così può nascere il patto delle preferenze, l’inedita intesa tra dissidenti dem e forzisti. Quelli guidati da Raffaele Fitto, messo dal Cavaliere di fronte a un aut aut: allinearsi o traslocare. E che, appunto, avrebbero voluto le preferenze. “Voterei Prodi 100 volte”, andava ripetendo Maurizio Bianconi, uno dei frondisti di Forza Italia. L’obiettivo? “Scompaginare i giochi”. Con la sinistra Pd ancora troppo frastornata dal voto sull’Italicum per comprendere la portata del messaggio proveniente dal centrodestra, tocca ancora a Fassina, pur senza citare espressamente gli interlocutori, ammettere che “per il Quirinale serve un nome che garantisca autorevolezza e autonomia. Se ci sono questi criteri, è possibile il confronto”. Un nome per guastare la festa al Patto del Nazareno che sperano possa stuzzicare anche gli appetiti del Movimento 5 Stelle, nonostante la linea ufficiale imponga prudenza. Proprio il patto delle preferenze tra M5S e minoranza Pd era di fatto già nato sull’emendamento Gotor, apprezzato anche tra i grillini.

La presenza del presidente dei deputati Pd, Roberto Speranza, non è passata inosservata alla riunione dei bersaniani, anzi. “Il suo ruolo potrebbe essere importante, le sue eventuali dimissioni da capogruppo sarebbero un gesto politico significativo”, teorizza un altro deputato della minoranza, ammettendo però che si tratta “di un ragionamento personale”. Più una suggestione che un discorso pratico. E’ lo stesso Speranza, del resto, a stroncare sul nascere ogni ipotesi di rottura. “La domanda dei 140 è che si unisca il Pd”, spiega, preferendo scindere la questione Italicum da quella del Colle. E ascrivendo, di fatto, la sua presenza tra le truppe della dissidenza interna al ruolo di mero mediatore e non a quello di testa d’ariete per la rottura. Di sicuro, fuori dal Patto del Nazareno, tanto la minoranza dem che quella azzurra si preparano alla prossima partita del Quirinale. Che si giocherà sul campo minato del voto segreto. Con l’obiettivo di mandare subito all’aria il matrimonio tra gli ‘amanti’ Renzi e Berlusconi, usciti finalmente allo scoperto e convolati a giuste nozze sull’altare dell’Italicum.

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di Stefano Iannacone