Il fantasma dei 101 è tornato, rievocato da Stefano Fassina. E nei prossimi giorni la vittima di quei 101, Romano Prodi, è la carta che la minoranza del Partito democratico ha già calato sul tavolo della trattativa con il Movimento 5 Stelle e da cui è arrivata l’apertura al dialogo. Beppe Grillo ha chiesto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di “tirare fuori i nomi”. Alessandro Di Battista, componente del direttorio a 5 Stelle, ha ribadito la linea in un post su Facebook: “Siamo disposti a discuterne sottoponendoli ai nostri iscritti. Il nostro è un atteggiamento estremamente responsabile”.

Il nodo Quirinarie
Il M5S, dunque, non vuole chiudersi nel recinto e anzi tenta di stanare il premier. Intanto, però, i deputati pentastellati non vogliono farsi cogliere impreparati e dialogano con i dissidenti del Pd, incontrandosi sul nome di Prodi. Il problema sarebbe il veto di Grillo: il Professore è colpevole di aver portato l’Italia dell’euro. Un peccato mortale per l’ex comico che si sta battendo per sottrarsi al capestro della moneta unica. Ma la scelta spetterà alla Rete, attraverso le Quirinarie, e “certi personaggi a volte ritornano”, ha affermato sibillino Grillo. Poi il leader del M5S ha archiviato il tutto con una battuta altrettanto significativa: “Non servirà più un presidente della Repubblica, perché non ci sarà più una Repubblica”. Tra le righe qualcuno ci legge l’invito a stoppare Renzi e il patto del Nazareno, visto appunto come la fine della Repubblica.

La scommessa su Prodi
Le legioni dem antirenziane, perciò, sono fiduciose su una collaborazione dei deputati a 5 Stelle. “Rispetto a due anni fa è maturata una diversa consapevolezza”, spiegano nell’area dei pontieri. L’obiettivo – sussurrato nei corridori di Montecitorio – è che il candidato alternativo al patto del Nazareno faccia il pieno alla prima votazione. Con questo risultato, infatti, sarebbe chiaro che Prodi avrebbe il consenso delle minoranze, sia quella interna al partito, che quella esterna, rappresentata dal Movimento 5 Stelle. “E nel segreto dell’urna…”, aggiunge un deputato, lasciando intendere, con la frase in sospeso, che il fronte prodiano potrebbe avere una consistenza numerica superiore alle attese. Per questo motivo sui numeri, nessuno vuole sbottonarsi.

Tra professore ed ex Cavaliere 
Uno scenario che metterebbe Matteo Renzi di fronte a un bivio: convergere sul nome del Professore, portandolo al Colle, o affossarlo pubblicamente giurando fedeltà al patto del Nazareno. Il presidente del Consiglio abbraccerebbe definitivamente Silvio Berlusconi, decretando un fatto politico con inevitabili ripercussioni nel Pd e di conseguenza nella maggioranza. Perché un conto è il soccorso azzurro sull’Italicum, altro eleggere il capo dello Stato solo con un pezzo del Partito democratico e i voti di Forza Italia. Nella tela democrat rientrerebbero anche i dissidenti che, sull’altra sponda, fanno capo a Raffaele Fitto, che ha rivendicato la battaglia portata avanti “alla luce del sole” contro i vertici azzurri. Per quanto riguarda il Quirinale la linea ufficiale parla di “attesa della proposta di Berlusconi al partito”. Quindi un confronto interno per arrivare a una soluzione condivisa. Una linea sostanziata anche dalla smentita di qualsiasi trattativa con la sinistra Pd. Tuttavia, a molti malpancisti piace il “teorema Bianconi”, il deputato disposto a votare Prodi pur di scompaginare i giochi. Molti hanno sposato questa tesi, senza dirlo pubblicamente. Così, nel segreto dell’urna Prodi, quasi a ‘sua insaputa’, potrebbe vendicare l’onta dei 101.

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