L’assedio al palazzo presidenziale dello Yemen, durato due giorni, è finito con il risultato auspicato dai ribelli: il presidente Abd Rabbu Mansour Hadi ha accettato di modificare la Costituzione. L’agenzia di Stato Saba ha riferito che l’accordo con gli sciiti houti prevede una maggiore presenza della loro etnia e del movimento separatista Herak nelle istituzioni, così come previsto nel piano di pace dell’Onu, siglato a settembre da entrambe le fazioni. Inoltre, i miliziani hanno chiesto la vicepresidenza. Gli houthi, dopo gli scontri con l’esercito che hanno causato almeno undici morti e diversi feriti, si sono impegnati a ritirare i miliziani armati da tutte le zone che si affacciano sul palazzo presidenziale a San’a, capitale dello Yemen.

Raggiunta l’intesa, la tv satellitare al-Arabiya ha annunciato che i ribelli hanno promesso di rilasciare il consigliere presidenziale Ahmed Awad bin Mubarak, che tenevano in ostaggio dall’inizio dei disordini. Anche il premier Khaled Bahhah, da giorni rimasto assediato nella sua casa, è riuscito a mettersi in salvo in un “posto sicuro”, dopo essere scampato a un attentato a poche ore dall’inizio del golpe.

A inizio giornata, il presidente Hadi, che aveva ricevuto il sostegno dichiarato delle Nazioni Unite, aveva proposto una bozza della Costituzione che era stata però rifiutata dai seguaci di Abdel-Malek al-Houthi, che pretendevano la divisione del Paese in sei province federate. Secondo Al Jazira, Hadi si è trovato costretto ad accettare le loro condizioni, vista la precaria situazione politica. Solo due giorni prima, il ministro dell’Informazione aveva annunciato, rassegnato, che i cittadini stavano per ritrovarsi “un altro Yemen”.

La stessa tv qatariota aveva riportato, in giornata, la notizia che dietro al golpe dei ribelli ci fosse la mano dell’ex presidente Ali Abdallah Saleh, che controllerebbe ancora parte dell’esercito. Al Jazira ha riferito di aver ascoltato un’intercettazione tra Saleh e un leader dei ribelli sciiti, Abdul Wahid Abu Ras, che testimonierebbe una “collusione” tra gli houthi e l’ex leader, che nel febbraio 2012, sulla scia della primavera araba, fu costretto a cedere il potere al suo vice, proprio l’attuale presidente Hadi.