La delusione e i sorrisi. Il mercato alle porte pronto a far schizzare in orbita qualcuno e ad affossare chissà chi. E la Juventus sempre in testa, inscalfibile e con un calendario che nelle prossime settimane potrebbe fornire un assist per allungare sulla Roma. È finito il girone d’andata e scopriamo un campionato orfano delle milanesi, ma con Genova nuova giostra della Serie A. Oltre a una certa provincia che con metodo (Sassuolo ed Empoli) o garra argentina (Palermo) prova a divertire e disturbare. Altre invece soffrono, orfane dei gioielli (Immobile-Cerci a Torino, Iturbe a Verona), o devono già invocare miracoli per non retrocedere. Mentre nessuno riesce a tirarsi fuori dalla paludosa lotta per il terzo posto. Ecco cosa hanno detto le prime 19 giornate di campionato.

La Vecchia Padrona
Miglior attacco, miglior difesa e ancora prima in classifica con un buon margine sulla Roma (+5). Nonostante il cambio in panchina e nessun colpaccio sul mercato. Comanda ancora la Vecchia Signora, che si sta trasformando in vecchia e nuova padrona. Merito anche dell’enfant prodige Paul Pogba (3 gol nelle ultime tre partite), il nome più chiacchierato sui tavolini del calciomercato, e della certezza Carlitos Tevez, autore di 13 gol. E di una squadra vogliosa di togliersi di dosso l’ingombrante “vincevano grazie a Conte”. Non ci credeva nessuno, ma ci stanno riuscendo.

Spettacolo a metà
Quando finisce uno spettacolo pirotecnico restano l’incanto e tanto fumo. Negli ultimi due mesi la Roma ha vissuto specchiandosi del ricordo della prima metà del girone d’andata, mancando quattro volte l’aggancio alla Juve. Infortuni, Gervinho e Keita in Coppa d’Africa, Iturbe lontano parente del funambolo di Verona e Pjanic intermittente non bastano a spiegare un’involuzione iniziata con la Caporetto contro il Bayern: fino ad allora i giallorossi avevano conquistato 22 punti su 27 disponibili (7 vittorie, un pareggio e una sconfitta). Dopo ne hanno messi insieme 24 su 45 (6 vinte, 6 pareggi, 3 sconfitte). E nelle ultime sei giornate di A sono appena due le poste piene portate a casa (4 pareggi).

Milan l’era on gran Milan
I rossoneroazzurri navigano a braccetto con 26 punti a testa. Sommandoli si sta a stento davanti alla Juventus. Berlusconi si arrabbia, punge Inzaghi, paga ancora Seedorf ma la realtà è che il problema è lui. Nel senso che annuncia la corsa al terzo posto pur avendo una squadra che non lo vale, compra attaccanti (prima Torres, poi Cerci) ma il Milan ha chiuso solo 4 partite senza subire gol, non ha talento in fase di costruzione e ha vinto solo 2 delle ultime 13 partite. Almeno sull’altra sponda di Milano non hanno mai davvero creduto che la stagione potesse riservare sorprese. La (scarsa) qualità della rosa interista si è confermata tale anche sotto Roberto Mancini. Guarin discontinuo, Hernanes incupito, Kovacic nomade a centrocampo tolgono vivacità a una squadra che tecnicamente sembra lontana anni luce dalla Champions. Shaqiri e Podolski rappresentano l’all-in: se l’Inter non trova l’Europa che conta rimane senza fiches.

Passo a tre
Sembrano fare di tutto per non staccare la concorrenza e lottano per il terzo posto nonostante avvii da dimenticare (Napoli, due sconfitte nelle prime quattro) e sfilze di infortuni importanti. La Lazio ha perso Gentiletti, Braafheid, Lulic e a turno almeno altri quattro giocatori importanti ma si è ritrovata tra le mani il talento di Felipe Anderson. Nonostante i k.o. di Rossi, Bernardeschi e l’involuzione di Mario Gomez (un solo gol), Vincenzo Montella tiene in linea di galleggiamento la Fiorentina, profonda e abbastanza talentuosa a centrocampo da sopperire alla mancanza di un Higuain, oro di Napoli nella stagione flop di Hamsik.

Genova ridens
Il calcio champagne di Gasperini che nel cuore dell’andata ha provato anche ad allungare le mani sul terzo posto e la concretezza di Mihajlovic, capace di chiudere l’andata con 12 punti in più rispetto alla scorsa stagione e mettere nel mirino la Champions. Sembra Milano ma è la Liguria e sta regalando un po’ di pepe al campionato. Qui i singoli scompaiono, vince il gruppo. Nessun nome di grido fino all’arrivo di Eto’o, solo lavoro ed entusiasmo per due squadre che hanno concesso un solo punto alla Juventus (vittoria Genoa, pareggio Samp). Intanto Perin matura, Sturaro e Romagnoli sbocciano e Matri si rilancia.

La provincia che diverte
A Palermo ballano il tango con DybalaVazquez (15 gol in due, dieci del primo) e hanno trasformato Zamperini in un presidente silenzioso. Di Francesco gestisce un Sassuolo scoppiettante (per il secondo anno consecutivo) e dai tratti somatici indigeni: non ha mai schierato meno di 9 italiani e per quattro volte ha mandato in campo una formazione tutta azzurra, anche nel giorno della vittoria contro il Milan a San Siro. L’Empoli segna molto meno di siciliani ed emiliani ma Sarri ha costruito una delle squadre più ordinate del campionato, tanto da riuscire a imbrigliare Lazio, Napoli, Milan, Fiorentina e Inter: contro di loro i toscani hanno guadagnato 7 dei 19 punti in classifica. Peccato che l’Empoli segni poco (17 gol, quarto peggior attacco), perché dalla difesa (Rugani, Tonelli) al centrocampo (Verdi) ha tanta gioventù svezzata in casa e destinata a mettere piede a Coverciano. E dimostra che in A si può stare anche spendendo appena 500mila euro nel calciomercato.

Totò, il braccio di Strama
L’Udinese non vince dal 7 dicembre, in casa dell’Inter. Da allora 2 sconfitte e 3 pareggi. Ma anche tra la nona e la tredicesima giornata, i bianconeri hanno raccolto poco (2 punti in 5 partite). È andato così in fumo il gustoso avvio da 15 punti nelle prime 8 giornate, merito di 5 gol di Totò Di Natale, che nelle ultime 11 ne ha segnati appena tre. E poi la squadra di Stramaccioni in trasferta difficilmente trova la via del gol (7) e raccoglie pochi punti (9). Un bilancio negativo che strozza i sogni d’Europa. Sempre che Di Natale non sfoggi un girone di ritorno da ventenne, alla faccia delle 37 primavere.

Il TAV è un pendolino
La linea Torino, Atalanta, Verona a tratti è andata ad alta velocità. Ma alla fine si ritrova tutte nella pancia della classifica. Il Verona subisce troppo (32 gol incassati) e non ha più Iturbe per compensare in fase offensiva. La scorsa stagione al giro di boa aveva 32 punti (+11). Il Torino ha regalato sprazzi di bel gioco, riuscendo quasi a stoppare la Juventus e certificando l’inconsistenza delle milanesi. L’Atalanta, tradita dal tanque Denis, è partita malissimo (6 perse nelle prime 8). Ma ha raccolto punti in nove delle ultime undici uscite (sconfitte solo con Roma e Lazio). E si conferma l’incubatore ideale per almeno un giovane all’anno: ora tocca a Zappacosta, schierato esterno di centrocampo nelle ultime tre partite che ha condito con 2 gol.

C…ome mi salvo
Cagliari e Chievo ci provano e hanno scelto la stessa strada, l’esonero del tecnico. I sardi – mai un successo in casa fino a dicembre – dall’avvicendamento ZemanZola hanno raccolto una vittoria al Sant’Elia, un pareggio a Udine e una sconfitta. Quando Campedelli ha dato il benservito a Corini (7^ giornata) il Chievo aveva 4 punti in classifica. Con Maran ne ha aggiunti 14 in 12 partite perdendone per strada uno contro la Fiorentina in pieno recupero.

Allarme rosso in Emilia Romagna
Se si fondessero non riuscirebbero a salvarsi. I nove punti a testa di Parma e Cesena varrebbero un terzultimo posto. Domenica si ritrovano faccia a faccia con il coltello tra i denti. Chi vince spera, chi perde avrà un piede e mezzo in serie B. Colpa di difese morbide (41 e 39 gol subiti) e attacchi stitici (18 e 17 reti fatte). Il Parma ha perso 17 punti rispetto al girone d’andata dello scorso anno e ha vinto una delle ultime dieci partite. Può ‘consolarsi’ solo guardando cosa è riuscito a fare il Cesena: i romagnoli hanno vinto solo la prima partita di campionato, proprio contro i ducali. Poi hanno raccolto 6 pareggi e 12 sconfitte.