Partiva dall’Emilia Romagna, passando per Milano, una “filiera” per trasferire verso la Svezia clandestini musulmani sbarcati in Italia. Protagonisti di questa vicenda, raccontata nell’informativa riservata dei Ros sui retroscena del rapimento delle cooperanti Greta e Vanessa, sono Yasser Mohamed Tayeb, pizzaiolo nato ad Aleppo e residente ad Anzola dell’Emilia (Bologna), e l’italiana Stefania C., detta “Titti”, 39 anni, “appartenente – così scrivono i Ros – alla struttura inglese dell’Unhcr (agenzia Onu per i rifugiati, ndr) inglese”.

In una telefonata del 28 luglio scorso, riportata nell’informativa, i due parlano proprio di aiutare un gruppo di clandestini: “Donna: ‘Hanno preso le loro impronte?’. Yasser: ‘No’. Donna: ‘Meglio così…. Dì ai tuoi parenti di strappare tutto quello che riguarda l’Italia (foglietti, biglietti dell’autobus, eccetera) in modo che, se dovessero fermarli, possono dire di essere stari fermati ad esempio in Austria, in questo modo li rimanderebbero in Austria e non in Italia, il che sarebbe un problema… Dove dovete andare?’. Yasser: ‘In Svezia. Attualmente sono accolti alla Fondazione Carlo Gnocchi di Milano…”.

Il nome di Yasser Mohamed Tayeb compariva già nell’informativa riguardo alle vicende delle due cooperanti italiane. Le ragazze, come si legge in quel documento, sarebbero andate in Siria non solo per aiutare la popolazione, ma anche per distribuire kit di pronto soccorso ai combattenti dell’Esercito Libero anti-Assad e avevano chiesto aiuto al pizzaiolo siriano di Anzola. “Titti”, invece, risiede a Milano: è poliglotta e nota nell’ambiente del volontariato per aver prestato la sua opera per i profughi nella guerra nell’ex Jugoslavia, tanto da aver vinto il “Premio Sarajevo”. In realtà, il suo nome non compare nell’elenco degli operatori Unhcr ed è lei stessa a spiegare al Fatto d’esser “solo una collaboratrice volontaria dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati nell’ambito della raccolta di derrate alimentari e fondi”.

Carlotta Sami, portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati in Italia, smentisce: “Il nome non c’è tra i nostri collaboratori, né in Italia né in Inghilterra. Derrate e fondi? L’Unhcr non utilizza singoli volontari per tali missioni umanitarie”. Argomento della conversazione tra il siriano e “Titti” è il trasferimento in Svezia di un gruppo di profughi siriani provenienti all’Egitto a cui è interessato (sono suoi amici e parenti) Yasser. L’uomo, nell’intervista pubblicata domenica sul Fatto, ha spiegato di essere stato contattato da Greta e Vanessa in quanto presidente dell’Associazione italo-siriana per la Regione Emilia Romagna.

La versione di Stefania C. è diversa: sentita dal Fatto, spiega di aver conosciuto Tayeb in chat sui social network dedicati alla Siria, dove l’uomo si presentava solo con il nickname “Mirko”. “Titti”, mentre parla con lui al telefono, non sa che Tayeb – secondo l’Antiterrorismo – farebbe parte di un gruppo di siriani insediati nel Bolognese che svolgono “attività di supporto a gruppi di combattenti operanti in Siria – si legge nell’informativa – contraddistinti da un’ideologia jihaadista” . Ignara di ciò, la donna dà ascolto al siriano manifestandogli tutta la sua solidarietà.

Nell’informativa si legge: “All’inizio i due si scambiano gli auguri. Yasser spiega di avere dei parenti… che vorrebbero partire. Poi chiede alla donna se conosce qualcuno che possa aiutarli…”. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i parenti di Yasser sono tra i superstiti al naufragio avvenuto nel Canale di Sicilia il 19 luglio scorso, quando in mare sono morte 180 persone. Yasser dice alla donna che si tratta di “una famiglia siriana di buon livello, trasferitasi in Egitto pensando di vivere lì, ma che poi aveva perso tutto. Undici persone più due ragazzi”. Stefania C. risponde così: “Io vi suggerisco il treno, è meno rischioso. L’unica fregatura è che potrebbero fermarvi. Ma se vi fermano al massimo vi rimandano indietro”. Poi la donna chiede: “Hanno i documenti?” . “ Dovrebbero avere i passaporti – risponde il siriano – ma non so bene ”. Stefania C. dice: “Posso procurarvi i biglietti con le tratte e i costi del treno per la Svezia. Vi fornirò la tratta meno rischiosa, ma attenzione: i controlli sono ovunque”.

Sentita dal Fatto, “Titti” conferma la conversazione, ma si difende: “Non ho commesso nessun reato, non ho detto a Yasser di infrangere la legge, anche se la trovo ingiusta. Ho dato consigli che danno tutti gli operatori del volontariato in tali casi. È vero: ho detto di strappare le carte che riguardavano l’Italia per evitare che fossero rimandati qui. Perché da noi ci sono leggi sull’immigrazione troppo penalizzanti rispetto al resto d’Europa”.

Da Il Fatto Quotidiano del 20 gennaio 2015