Una questione di famiglia. Non solo il padre Tiziano, ma anche la madre Laura Bovoli e le sorelle del premier Benedetta e Matilde hanno partecipato alla richiesta di garanzia che ha portato il ministero del Tesoro del governo guidato da Matteo a pagare un mutuo insoluto della società Chil Post, nel frattempo fallita. E proprio grazie al coinvolgimento delle donne di casa la copertura è stata superiore del 20%. Incrociando inoltre la documentazione della Regione relativa alla garanzia con gli atti della Procura di Genova – che ha indagato Tiziano Renzi per bancarotta fraudolenta – si scopre che madre e sorelle del premier lasciano la Chil Post per entrare nella Eventi 6 e con questa ricevere la parte sana della loro ex società, poi trasferita a Genova e ceduta.

Andiamo con ordine. Lo Stato nell’ottobre 2014 ha versato 236.803 euro dal fondo centrale di garanzia a Fidi Toscana, la finanziaria controllata dalla Regione creata nel febbraio 2009 per aiutare le aziende. La società di casa Renzi aveva presentato domanda a Fidi come “pmi femminile” ottenendo la copertura dell’80% del mutuo stipulato con il Credito cooperativo di Pontassieve. Il regolamento per accedere alla garanzia, infatti, all’articolo 4 specifica che il beneficio è rilasciato “per un importo massimo garantito non superiore al 60%” del finanziamento “elevabile all’80%” in caso di prestiti a “pmi femminili”. Nel marzo 2009 la Chil Post ha tre soci: Laura Bovoli, Matilde e Benedetta Renzi. A loro, infatti, aveva ceduto le proprie quote Tiziano. Fidi Toscana accoglie la richiesta coprendo l’80% del finanziamento e lo comunica alla banca.

Il 22 luglio 2009 l’istituto di credito delibera il mutuo e appena una settimana dopo, il 29 luglio, le tre donne rivendono tutte le loro quote a Tiziano Renzi che ritorna a essere proprietario della società. Una variazione dell’assetto societario che il padre del premier avrebbe dovuto comunicare a Fidi Toscana, come impone l’articolo 19 del regolamento sottoscritto dalla Chil, parte integrante dal decreto 266 del 2009 della Regione. Ma tant’è: la società gode di ottima salute e farà sicuramente fronte al mutuo. E di fatto viene pagato fino al novembre 2011 quando si registra la prima rata insoluta. Ma la società nel frattempo ha subito una vera e propria rivoluzione. L’8 ottobre 2010 cede quella che i magistrati di Genova indicano come “parte sana della società” alla Chil Promozioni Srl (che dal 22 settembre 2011 cambierà nome in Eventi 6) di proprietà di Laura Bovoli, Benedetta e Matilde Renzi. Auto, contratti in essere, il tfr di Matteo: circa due milioni di euro ceduti dietro corrispettivo di 3.878,67 euro.

Dopo sei giorni, il 14 ottobre 2010 Tiziano Renzi trasferisce la sede legale della società da Firenze a Genova, cambia lo statuto sociale, cede il ruolo di amministratore e vende la Chil Post, gravata da oltre due milioni di debiti, a Gianfranco Massone. Variazioni che a Fidi Toscana non vengono comunicate. Eppure l’articolo 19 del regolamento impone ai “soggetti finanziatori, per ogni operazione ammessa, di comunicare le informazioni in loro possesso relative: all’assetto proprietario delle pmi; alle garanzie prestate a favore del soggetto finanziatore; alla titolarità del credito a seguito di cessioni”. Mentre le pmi “beneficiarie della garanzia devono comunicare a Fidi ogni fatto ritenuto rilevante inerente all’operazione garantita, ivi comprese le informazioni di cui al presente articolo”. Nonostante il fallimento della società e l’omissione delle comunicazioni, Fidi ha onorato il proprio impegno e ricevuto la contro garanzia da parte del Tesoro.

Oggi la vicenda arriva in aula regionale. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha presentato un’interrogazione alla quale il governatore Enrico Rossi e la sua giunta dovranno dare risposta. “Per molto meno hanno condannato altri per truffa”, dice al Fatto Donzelli. “Finora potevamo considerare questa vicenda politicamente immorale, ma i nuovi documenti dicono chiaramente che l’azienda della famiglia Renzi non ha rispettato le regole previste per la garanzia dell’80% sul debito, che è stata concessa da Fidi perché era un’azienda femminile e toscana. Invece, alla fine, il debito non è stato onorato e la garanzia è stata erogata e garantita nelle scorse settimane dal governo Renzi per un’azienda maschile e ligure. Non bisogna essere un esperto fiscalista per capire che questa vicenda è tutto meno che trasparente”.

d.vecchi@ilfattoquotidiano.it

da il Fatto Quotidiano del 14 gennaio 2015

Aggiornamento dell’1 agosto 2016 – In data 30 luglio 2016 l’inchiesta per bancarotta a carico di Tiziano Renzi, nell’ambito del fallimento della Chil Post, è stata archiviata. Nelle motivazioni del gip del tribunale di Genova Roberta Bossi si legge che Renzi padre “non operò come socio occulto dopo la cessione del ramo d’azienda della Chil Post”. La bancarotta “fu determinata da altri” e “la cessione del ramo d’azienda non ha determinato la diminuzione del patrimonio ai danni dei creditori”.