Dopo sette mesi d’inchiesta, il centro di giornalismo investigativo tedesco non profit Correct!v racconta per la prima volta chi ha abbattuto il volo MH17 della Malaysia Airlines il 17 luglio 2014 nei cieli dell’Ucraina dell’Est. Uno dei maggiori crimini di guerra dell’era moderna che costò la vita a 298 passeggeri innocenti (di cui 193 olandesi).

L’inchiesta, pubblicata in contemporanea in tedesco, inglese e russo da Correct!v e adattata in italiano grazie alla collaborazione del centro di giornalismo d’inchiesta IRPI, svela che a sparare fu la 53esima brigata della contraerea russa, di stanza a Kursk, che in quel momento si trovava a Snizhne per difendere i propri carro armati. Anche se, secondo il diario tenuto sul social network Vkontakte dal sergente Ivan Krasnoproshin, responsabile della brigata, il ministero della Difesa li aveva sollevati dall’incarico il 13 giugno. Il sergente pubblica addirittura la foto della nota scritta a mano, a conferma che a sparare è stato un mezzo appartenente alla 53esima brigata a cui erano stati tolti i simboli militari. 

Le responsabilità politiche di Putin e non solo
“Il governo di Vladimir Putin – scrivono i giornalisti David Crawdford e Marcus Bensman di Correct!v – è responsabile dell’abbattimento dell’aereo”. Non importa quale sia il motivo per cui il colpo è stato sparato, se un errore dettato dal panico o un’azione volontaria. “Anche l’Ucraina ha le sue colpe: la sua aeronautica militare ha usato i voli di linea in transito come scudi umani per nascondere i propri aerei da guerra dai missili russi.” Terza istituzione inchiodata da Correct!v è l’Europa e con lei i suoi governi: “Avevano paura di chiamare con il giusto nome la guerra nell’Ucraina dell’est e non hanno preso le necessarie precauzioni, dichiarando la no-fly zone”, scrivono i giornalisti d’inchiesta di Berlino. Il governo olandese ha confermato agli autori che tutti i Paesi Nato erano informati di quanto fosse pericolosa la zona. Gli ultimi responsabili del disastro sono le compagnie aeree che non hanno percepito la portata del pericolo.

I depistaggi
Russi e ucraini fin dalle prime ore dopo lo schianto hanno cominciato ad accusarsi reciprocamente di aver colpito l’aereo di linea malese. Per Mosca a sparare è stato un jet ucraino oppure un missile partito sparato dagli ucraini dal villaggio di Zaroshchens‘ke Il Dutch Safety Board (Ovv), l’ufficio per la sicurezza nazionale olandese ha scritto un rapporto, in settembre, su quanto accaduto. Esclude un’anomalia del velivolo e registra che c’è stata una deviazione autorizzata di 20 miglia nautiche dalla rotta prevista, a causa delle pessime condizioni atmosferiche. Poi d’improvviso dalle 16.20 locali non si hanno più notizie di quel volo. Il rapporto afferma che il velivolo è stato colpito da “oggetti con alta energia” dalla parte frontale e dall’alto e che la coda è finita in mille pezzi.

Il Buk M1 3*2
Che sia stato un missile sparato da un lanciamissili terra-aria BUK M1 lo confermerebbero video caricati online da utenti di Youtube sul social Vkontakte. Sul lato del BUK si leggono tre numeri, di cui quello in mezzo cancellato: 3*2. Sarebbe stato proprio questo mezzo ad abbattere l’aereo. Rupert Smid è lo pseudonimo di uno dei massimi esperti di aeronautica militare in Ucraina, Austria, Russia e Olanda intervistato da Correct!v. Ha preferito restare anonimo per timore di ritorsioni. “Non c’è alcun dubbio – afferma – il volo MH17 è stato abbattuto con un missile sparato da terra e non da un jet”. In particolare da un lanciamissili Buk M1, di fabbricazione sovietica. Il missile è in grado di colpire anche a 15mila metri, altitudine a cui si trovava l’aereo. Il sistema per individuare i bersagli fa uso di un radar, che però non distingue se il mezzo è militare oppure civile. Ogni missile contiene 70 chilogrammi di esplosivo che prima dell’impatto esplodono in migliaia di frammenti che colpiscono l’aereo nemico dalla parte frontale e dall’alto. Proprio come accaduto al MH17. Dal computer di casa sua, in Gran Bretagna, il giornalista Eliot Higgins di Bellingcat ha confrontato tutte le fotografie pubblicate sui social media di questo Buk 3*2. È stato lui a scoprire che questo mezzo appartiene ai russi e che si trovava proprio nel luogo dell’incidente il giorno della strage. Ma quale è esattamente il luogo dell’incidente? Correct!v ha voluto andare a vedere di persona. Il villaggio di Zaroshchens‘ke, dimostrano i giornalisti, non ha le impronte che un lanciarazzi del genere dovrebbe lasciare. Gli abitanti, assicurano, non hanno sentito alcuna esplosione.

Le testimonianze dirette
Correct!v è riuscita a tracciare la vera direzione in cui è andato il BUK 3*2: a Nord di Snizhne, lungo l’autostrada N21, la stessa fotografata sui social, come verificato dall’inchiesta di Bellingcat. Qui gli abitanti non vogliono parlare, sanno, ma sono terrorizzati. Dopo alcuni giorni decidono di raccontare cio che hanno visto ai giornalisti di Correct!v, ma chiedono di nascondere la loro identità. Confermano che quel 17 luglio ci fu una fortissima esplosione, tanto da rompere i tetti di molte abitazioni. L’erba prese fuoco. Un testimone alla fine consegna l’ultimo pezzo per chiudere questo complicato puzzle: “Hanno abbattuto l’aereo con un missile partito da qui”, dice l’uomo indicando la banchina della stazione del paese. È la terza fonte che lo conferma. “Ho visto l’aereo cadere”. Ora resta solo da capire chi ha premuto il grilletto: separatisti o ufficiali dell’esercito russo? L’uomo ride. “Siamo un villaggio di minatori, quali minatori sanno sparare missili? Quelli erano professionisti”.

Alla sua si aggiunge un’altra conferma. Viktor Kuskovin è stato un militare del 53esimo battaglione: “Non si lascia che qualche recluta spari. Non funziona così. Devi essere prima diplomato in qualche istituto militare. Solo gli ufficiali possono farlo”. Questa regola aurea non è cambiata negli anni: se un colpo è partito da quel BUK a tirare il grilletto deve essere stato un ufficiale. Un ufficiale di Putin.
di Cecilia Anesi e Lorenzo Bagnoli (IRPI – Investigative reporting project Italy)

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