Che fine hanno fatto i primi due decreti attuativi della delega nota sul lavoro, il Jobs Act? I testi, presentati da Matteo Renzi al termine del Consiglio dei ministri del 24 dicembre da cui è uscita anche l’ormai famosa norma “salva Berlusconi”, non sono ancora stati pubblicati in Gazzetta ufficiale. Al contrario, per esempio, del decreto Salva-Ilva varato lo stesso giorno. E la Ragioneria generale dello Stato, che ha il compito di valutare se le coperture individuate dal governo sono adeguate, ha dubbi sul fatto che le risorse a disposizione per il nuovo sussidio di disoccupazione Naspi siano sufficienti. Tanto da aver rimandato la “bollinatura” in attesa di chiarimenti a Palazzo Chigi, stando a quanto riferisce Il Sole 24 Ore, secondo cui giovedì funzionari del ministero del Lavoro guidato da Giuliano Poletti e della Ragioneria si incontreranno per tentare di sciogliere il nodo. Non si tratta comunque certo di un fulmine a ciel sereno: l’economista Tito Boeri, parlando con ilfattoquotidiano.it subito prima del Cdm che ha varato i decreti e che l’ha tra l’altro nominato presidente dell‘Inps, aveva spiegato che i 2,2 miliardi stanziati nella legge di Stabilità per la riforma degli ammortizzatori sociali non bastano e “ne servirebbero almeno 4”

Giovedì a lanciare l’allarme è stato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, che su Twitter ha scritto: “Non doveva entrare in vigore l’1/1? Cosa ha approvato Cdm 24/12?”. A dire il vero il primo dei due decreti, quello sul contratto a tutele crescenti, è atteso a ore alle commissioni Lavoro di Camera e Senato che dovranno dare il proprio parere non vincolante, e dovrebbe diventare operativo entro metà febbraio. Ad essere “ritardatario” è invece l’altro testo, quello che introduce appunto la Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego, l’assegno sperimentale di disoccupazione (Asdi) e l’indennità per i collaboratori rimasti senza lavoro (Dis-coll).

Come è noto, l’esecutivo è riuscito a trovare per il prossimo triennio solo 2,2 miliardi l’anno. Troppo pochi alla luce non solo degli ultimi dati sulla disoccupazione, che vedono il tasso al record storico del 13,4%, ma anche del fatto che nel 2016 e 2017 la platea dei beneficiari della Naspi è inevitabilmente destinata ad allargarsi visto che vi avranno diritto anche quanti hanno un contratto a termine.

Intanto il governo deve ancora scrivere gli altri tre decreti, relativi a riordino dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e infine tutela della maternità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il termine ultimo è di sei mesi dall’entrata in vigore della legge, che risale il 16 dicembre, quindi entro il prossimo giugno tutti i testi attuativi dovranno essere pronti. Ci sarò poi un anno di tempo per eventuali correzioni e integrazioni.