“Dormiva in garage, ne sono certa”. È già calato il buio sulla Norman Atlantic e due colleghi propongono a Vasilis Tsamis di andare a bere qualcosa al bar, per ammazzare il tempo e stare in compagnia. Ma il camionista greco è stanco e preferisce non seguirli alla ‘cafeteria’. “Mi hanno raccontato che ha detto: ‘Non vengo, vado a riposare sul mezzo”, racconta la nipote arrivata nel porto di Brindisi sabato mattina assieme ai famigliari di altri 8 dispersi greci. Stringe la foto tra le mani, implora di diffonderla. “Non lo sento da una settimana ma ho parlato con due colleghi che sono sopravvissuti. Mi hanno raccontato dell’ultima volta in cui lo hanno visto”.

Poi è sceso in garage. Non avrebbe potuto. Dormire nei propri mezzi non è consentito a bordo delle navi. Nessun passeggero può viaggiare dove vengono agganciati tir e mezzi privati. Ma chi frequenta questi animali di ferro giura che è una pratica più che diffusa tra gli autotrasportati. Una consuetudine che l’equipaggio dovrebbe vietare. Quella scelta potrebbe essere costata la vita al camionista greco. Da allora nessuno ha più avuto sue notizie. Forse Vasili, 54 anni, un figlio che lo attende a Salonicco, è ricoverato in qualche ospedale ma non è in condizioni tali da  identificarsi. È però il console di Grecia a Bari, Stelio Campanale, a escludere questa ipotesi perché non risultano negli ospedali del capoluogo regionale, di Brindisi o Lecce superstiti del naufragio non riconosciuti. “Quello che è successo è spaventoso. Non sappiamo nulla, nessuno ci dà informazioni”. È un appello disperato quello di questa ragazza bionda che ha viaggiato mezza Puglia in cerca della zio e trattiene a stento le lacrime.

“Almeno voi, aiutateci. Non abbiamo fiducia nelle autorità greche né italiane. Come facciamo ad averne dopo quello che è successo?”. A cento metri dallo sbarramento riservato ai giornalisti, il Norman Atlantic continua probabilmente a custodire nel suo ventre divorato dalle fiamme più di un Vasilis. Su Brindisi non c’è vento: il mare si è calmato, ha trovato pace. Non le famiglie dei dispersi, “dieci, massimo quindici persone” secondo il procuratore capo Giuseppe Volpe. Dal traghetto continuano ad alzarsi lingue di fumo mentre gli investigatori provano a farsi largo nell’inferno di lamiere e vetri fusi. “Non abbiamo più speranze di trovarli vivi – crolla la nipote del camionista – Almeno spegnete l’incendio e diteci se sono morti lì dentro”. È probabile che la nave viaggi verso Bari nei prossimi giorni con il suo carico oscuro che “puzza di morte”. Ci vorrà ancora tempo.

Twitter: @AndreaTundo1

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