Un altro aiutino ai concessionari autostradali, che avranno più tempo per presentare il piano grazie al quale potranno incassare il prolungamento del loro contratto (e dei relativi incassi) senza dover partecipare a una gara. Meno fretta anche per l’avvio dei cantieri “urgenti” finanziati dal decreto Sblocca Italia. Possono esultare anche i taxisti, che incassano un nuovo rinvio della liberalizzazione del servizio di noleggio con conducente. Sono alcune delle novità più rilevanti, sul fronte dei trasporti e delle infrastrutture, introdotte dal decreto Milleproroghe, il consueto provvedimento di fine anno con cui l’esecutivo sposta in avanti le scadenze. Quello varato dal Consiglio dei ministri del 24 dicembre e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 è “il più light della storia degli ultimi anni”, aveva sostenuto il premier Matteo Renzi, “molto breve, stretto come numero di norme: siamo stati molto rigorosi con noi stessi”. Ma, per quanto riguarda le materie di competenza del ministro Maurizio Lupi, il “rigore” ha colpito selettivamente. Nessuna grazia, per esempio, per gli inquilini morosi che hanno ricevuto l’avviso di sfratto: rompendo una tradizione che va avanti da decenni il governo ha scelto di non inserire nel testo la proroga del blocco degli sgomberiLupi, al momento dell’approvazione del Piano casa, aveva d’altronde chiarito di essere contrario a quel “vecchio rito”. Poco importa se, come sostengono il Codacons e il Sunia, la decisione farà perdere l’abitazione in cui vivono a “famiglie con minori, anziani a basso reddito, invalidi e persone malate che non riescono più a pagare gli affitti“.

Il regalo di Natale ai concessionari –  Il decreto Sblocca Italia presentato a fine agosto e approvato dal Senato in novembre concedeva alle società titolari di concessioni sulle tratte autostradali della Penisola – dall’Autostrade per l’Italia dei Benetton a Gavio, passando per il gruppo Toto e gli enti pubblici che gestiscono Autobrennero e Autovie venete – la possibilità di un rinnovo dell’autorizzazione senza gara. Bastava consegnare al ministero dei Trasporti guidato da Lupi, grande sponsor dell’operazione criticata invece da Banca d’Italia, Antitrust e Autorità anticorruzione, “proposte di modifica del rapporto concessorio”. Per esempio chiedendo l’unificazione di tratte attualmente soggette a concessioni separate, oltre all’impegno a investire nei necessari “interventi infrastrutturali”. Una previsione che presta il fianco a provvedimenti severi da parte della Commissione Ue, perché confligge con in principio della libera concorrenza, come rilevato a suo tempo da più di un osservatore. Ma tant’è. E ora, con il Milleproroghe, l’esecutivo ha anche dato ai concessionari sei mesi in più per proporre le modifiche: lo Sblocca Italia stabiliva che dovessero farlo entro la fine dell’anno appena concluso, con il nuovo provvedimento avranno invece tempo fino al 30 giugno 2015. Di conseguenza slitta in avanti, dal 31 agosto al 31 dicembre 2015, anche la data entro cui dovranno essere stipulati l’atto di proroga o la “convenzione unitaria”. Senza contare che il 31 dicembre scorso i concessionari hanno ottenuto anche il consueto adeguamento annuale dei pedaggi.

Le opere “urgenti” possono attendere – Il cuore dello Sblocca Italia, come è noto, è lo stanziamento di 3,8 miliardi per le “grandi opere cantierabili da subito”. In realtà non proprio “subito”, si direbbe: non sono passati nemmeno due mesi dall’approvazione del decreto e già il governo rimanda di altrettanto il via ai cantieri del Passante ferroviario di Torino, del sistema idrico Basento-Bradano, dell’asse autostradale Trieste-Venezia e della tratta Colosseo-Piazza Venezia della linea C della metropolitana di Roma. Ovvero quelli definiti “cantierabili entro il 31 dicembre 2014”. Lo Sblocca Italia era molto chiaro sul fatto che, se i termini non fossero stati rispettati, i fondi sarebbero stati revocati. Già con il primo decreto interministeriale di ripartizione delle risorse Lupi era corso ai ripari stabilendo che per evitare la tagliola sarebbe bastato rispettare condizioni meno gravose della reale apertura del cantiere. Per esempio, il Comune di Roma si sarebbe messo in salvo semplicemente inviando il progetto definitivo aggiornato della metro C. Ora, ecco una scappatoia ben più ampia: nel Milleproroghe si sposta il termine al 28 febbraio 2015. Idem per la concessione degli appalti per un lotto costruttivo dell’alta velocità Verona‐Padova, il completamento dell’asse viario Lecco‐Bergamo e della linea 1 della metropolitana di Napoli, il Terzo valico dei Giovi e il nuovo tunnel del Brennero. Tutte opere che avrebbero dovuto essere appaltate entro fine 2014 e cantierate entro il 30 giugno 2015, pena l’addio agli stanziamenti. Macché: ora per iniziare i lavori c’è tempo fino a fine luglio. E dire che il titolo dell’articolo 3 del decreto parlava di “opere indifferibili e urgenti”.

Esultano i taxi e Uber resta nel limbo – Nulla di fatto, invece, per gli autisti che offrono il servizio di “noleggio con conducente“. E per la discussa Uber, la società californiana che permette di prenotare le loro auto attraverso una app e quest’anno ha aperto anche al servizio “tipo taxi” svolto però da privati (UberPop), causando la rivolta di chi ha pagato a caro prezzo una licenza. La scorsa primavera, nel pieno della protesta dei tassisti milanesi, Lupi aveva chiarito di essere favorevole all’uso delle tecnologie per l’accesso ai servizi di trasporto ma di considerare illegale UberPop perché “il servizio pubblico non in linea può essere erogato unicamente dai taxi e dagli Ncc”. Per dirimere una volta per tutte la questione sarebbe stato opportuno intervenire con un decreto ad hoc. Quello esplicitamente previsto da un Dl del 2010, in base al quale entro dicembre 2014 il governo avrebbe dovuto adottare “disposizioni attuative tese ad impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio di taxi e del servizio di noleggio con conducente o, comunque, non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia”. E rimandare la scadenza, via Milleproroghe, al 31 dicembre 2015.

Niente proroghe per gli sfrattati, per la gioia dei proprietari immobiliari – Restano a bocca asciutta anche gli inquilini sfrattati, che speravano in un nuovo (sarebbe stato il trentunesimo) rinvio dell’esecutività del provvedimento. Stavolta il ministero delle Infrastrutture, per la gioia di costruttori e società immobiliari, è stato inflessibile, con la giustificazione che nel decreto battezzato “Piano casa” sono stati incrementati, portandoli a 446 milioni di euro complessivi, i fondi per il sostegno all’affitto a canone concordato e quello per la morosità incolpevole. Peccato che i soldi stanziati, secondo l’Unione inquilini, siano insufficienti per far fronte all’emergenza abitativa. Per chi non ce la fa a pagare l’affitto ci sono infatti 226 milioni in tutto, ma da spalmare su un orizzonte di sette anni. Nemmeno 35 milioni all’anno, dunque. E nel 2013 gli italiani colpiti da sfratto esecutivo per morosità incolpevole sono stati oltre 65mila. Soddisfatto Corrado Sforza Fogliani, presidente della Confederazione italiana proprietà edilizia (Confedilizia), che aveva chiesto al governo di “rompere la rituale liturgia” e non cedere a tentazioni di “pericolosa demagogia”.