E’ il momento delle analisi e delle domande quello successivo alla notizia che tutti i passeggeri sono stati trasbordati fuori dalla Norman Atlantic. La stampa greca oggi mette l’accento su due elementi specifici, innescando una polemica con chi ha gestito e coordinato l’intera macchina dei soccorsi: la decisione di rimorchiare il traghetto in Puglia e non nella più vicina Albania e il caso degli elicotteri greci Super Puma di stanza a Corfù autorizzati al soccorso solo all’alba di lunedì e non prima.

Perché Brindisi e non Valona? Se lo è chiesto appena saputa la notizia dell’incendio il ministro della Marina greca Miltiade Varviziotis, secondo cui sarebbe stato più logico per il rimorchiatore Marietta Barretta condurre il Norman nel porto albanese di Valona distante solo 13 miglia invece che intraprendere la traversata verso la costa pugliese, più lunga almeno di 35 miglia e con il rischio che i passeggeri a bordo potessero mettere in pericolo la lor salute. Il ministro nelle scorse ore ha osservato che più volte Atene aveva suggerito trainare la barca nella vicina Albania, e non in Italia. Inoltre ha aggiunto il particolare che una volta salpata la Norman era in condizioni di sicurezza, dal momento che aveva meno passeggeri rispetto alla capacità massima (478 contro 800), anche se il problema a questo punto non riguarda i passeggeri ma i mezzi pesanti imbarcati e stipati come sardine nel famoso garage 5 da cui l’incendio è partito.

Varviziotis ha confermato che lo scorso 19 dicembre sulla scheda di controllo temporanea, i revisori avevano rilevato i problemi relativi a un cancello di sicurezza e un problema di impermeabilizzazione. Ma che in seguito erano stati corretti sul posto dall’equipaggio. L’occasione è stata utile anche per sgomberare il campo da alcune illazioni che sarebbero state quanto meno pensate in direzione di Atene, secondo cui la Grecia avrebbe preferito che il traghetto raggiungesse le acque territoriali italiane. Il ministro della Marina dalle colonne di Iefimerida ha smentito questa ipotesi sottolineando che le autorità greche hanno cercato fin dall’inizio di partecipare ai soccorsi ma i mezzi ellenici, così come quelli italiani, sono stati rallentati dalle condizioni del mare proibitive.

Quanto al secondo aspetto, è stato sollevato dal ministro della Difesa Nikos Dendias. In occasione di un collegamento con l’emittente televisiva Skai Greece, ha detto che nonostante il gran numero di mezzi e risorse disponibili da parte greca, l’Italia ha accettato solo ieri il sostegno di un altro elicottero Super Puma decollato dalla base di Corfù. Secondo il ministro, il coordinamento italiano dei soccorsi ha richiesto l’assistenza del secondo mezzo greco solo dopo l’alba di lunedì.

Un “peccato, dal momento che quei mezzi hanno una capienza di tre volte superiore a quelli italiani, ma le autorità italiane avevano la gestione delle operazioni e solo da loro dipendeva ogni mossa”. Alla domanda sul perché la parte italiana abbia avuto questo comportamento, Dendias ha replicato che le autorità italiane sono inclini ad operare con le proprie risorse, ma ha anche ipotizzato che Roma avrebbe potuto gestire in modo più ampio questa operazione di salvataggio multinazionale. Infatti Atene è stata mobilitata fin dai primi momenti successivi al mayday lanciato dal comandante della Norman.

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