I combattenti dello Stato islamico rivendicano l’abbattimento a Raqqa di un caccia della Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, colpito da un missile, e la cattura del pilota. Lo hanno annunciato gli stessi jihadisti sui canali Twitter e Youtube dell’Is. Sono state inoltre pubblicate le foto del pilota prigioniero. Si tratta di un giordano che si troverebbe in buone condizioni di salute. La notizia è stata confermata da una fonte militare giordana. Lo riporta l’agenzia di stampa ufficiale Petra. Il velivolo abbattuto faceva parte di una missione composta da diversi aerei dell’esercito giordano contro i rifugi dei miliziani dell’Is nella regione di Raqqa, nel nord della Siria, roccaforte dell’autoproclamato Stato islamico di Abu Bakr al-Baghdadi.

Le fotografie pubblicate ritraggono il militare catturato con indosso una maglietta bianca, circondato da 11 combattenti, alcuni dei quali mascherati. Un’altra immagine diffusa dal gruppo mostra l’uomo, nudo dalla vita in giù e bagnato, mentre viene portato fuori da tre uomini armati da quello che sembra un lago. Dallo scorso 23 settembre, la Coalizione ha compiuto centinaia di attacchi aerei contro le postazioni dello Stato islamico in Siria. Ai raid hanno partecipato Arabia Saudita, Giordania, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, mentre il Qatar ha fornito sostegno logistico.

Non solo in Siria, gli estremisti islamici di al-Baghdadi hanno colpito anche sull’altro fronte della lotta all’Is, in Iraq. A Madain, non lontano da Bagdad, un attentatore suicida si è fatto esplodere in mezzo a un gruppo di miliziani sunniti filogovernativi e contrari allo Stato islamico, uccidendo almeno 22 persone. Il kamikaze è riuscito a confondersi tra i miliziani radunati in una base militare per ricevere il loro pagamento mensile, secondo quanto hanno riportato due poliziotti.

I due attacchi arrivano nel giorno in cui la deputata irachena Vian Dakhil denuncia che dall’inizio dell’avanzata dei miliziani dell’Is sono state rapite 3.500 donne yazide e 2mila persone sono state uccise. Dakhil è la deputata che con le sue denunce ha dato voce alla minoranza yazida. Dakhil, che cammina ancora con le stampelle dopo l’incidente a bordo dell’elicottero su cui viaggiava per portare aiuto ai profughi nella regione di Sinjar, ha incontrato stamani a Erbil il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “La mia speranza è che al più presto sia creato uno stato curdo di cui gli yazidi facciano parte”, ha detto la deputata sottolineando che, se pur ci sono stati progressi rispetto al governo di Maliki, ancora la minoranza yazida non si sente rappresentata dall’esecutivo di Baghdad. “Il mio sogno è un Iraq diviso in tre regioni: curda, sciita e sunnita”. Sul dramma delle donne yazide sparite non esistono stime ufficiali.

Gentiloni, che ha fatto visita al campo di Erbil in Kurdistan dove sono arrivati i primi 34 militari italiani che dovranno addestrare i Peshmerga, ha sottolineato: “C’è un grandissimo lavoro da fare. Stiamo combattendo una minaccia terroristica nuova, l’impegno italiano è molto apprezzato da chi è sul terreno, siamo molto fieri di voi”. Al momento i militari italiani in Kurdistan sono ospitati in un campo dell’esercito americano. Una parte dei 34 soldati, tra cui ci sono anche tre donne, ha già cominciato l’addestramento delle forze curde per utilizzare le tecniche anti-ordigno e gli altri sistemi d’arma forniti dall’Italia. A gennaio arriveranno nel campo di Erbil altri 200 militari italiani mentre 80 saranno dispiegati a Baghdad. “Sono convinto – ha detto il ministro Gentiloni – che la nostra missione di addestramento avrà obiettivi militari ma anche umanitari per i quali siamo apprezzati in giro per il mondo”.