Qualche ora in un commissariato di polizia di Tallin e poi l’espulsione dal Paese. Giulietto Chiesa è stato rilasciato intorno alle 22 di lunedì, dopo che la polizia estone era andata a prenderlo per arrestarlo nella sua stanza d’albergo, a Tallin, prima che l’ex europarlamentare, ex corrispondente della Stampa e dell’Unità e attuale blogger de ilfattoquotidiano.it potesse partecipare a una conferenza sul tema “La Russia è nemica dell’Europa?”.

Persona non gradita nel Paese“, è questa la probabile spiegazione dietro alla decisione delle autorità estoni di incarcerare il giornalista italiano ed espellerlo. Un comportamento che ha fatto riflettere Chiesa sulla “plateale violazione di tutte le norme di diritto nazionale, internazionale, europeo e mondiale”. Un episodio “che dice fino a che punto è arrivata la degenerazione fascista in Europa“, ha dichiarato il giornalista poco dopo la sua liberazione. L’ex europarlamentare ha voluto subito ringraziare l’ambasciatore italiano in Estonia, Marco Clemente, “per il suo intervento deciso e per la maestria professionale”. Il funzionario italiano si sarebbe subito mobilitato, secondo quanto racconta la moglie del giornalista, Fiammetta Cucurnia, contattando le autorità: “Io non me ne vado finché non lo lasciate libero”, avrebbe detto.

Ancora non è chiaro quali siano le motivazioni che hanno portato all’arresto di Chiesa. Da quello che sostiene il giornalista, si tratterebbe di un “arresto preventivo” per impedire a “un cittadino italiano e europeo” di parlare “sul territorio di uno dei paesi europei”. Ancora non è stata fornita una versione ufficiale da parte delle autorità estoni, anche se l’azione della polizia può essere stata organizzata per impedire la partecipazione di Chiesa al convegno organizzato a Tallin. “Si è voluto impedire che intervenissi a una conferenza dal titolo molto chiaro: ‘Ma la Russia è davvero la nemica dell’Europa?’. Per impedirmi di rispondere a questa domanda io sono stato arrestato e messo in cella”, ha continuato l’ex europarlamentare che, poi, racconta la sua disavventura nel commissariato di Tallin: “Mi hanno messo in una cella normale secondo i criteri locali, con gabinetto a terra, un asse per sedersi senza lenzuola e cuscino né finestra e con la luce accesa in permanenza: una cella con tutti crismi della galera“. Una cella in cui il giornalista è rimasto per quattro ore, in attesa del provvedimento d’espulsione: “L’ambasciatore italiano è venuto a cercarmi e mi hanno fatto uscire per parlare con lui – conclude – Sono rimasto insieme all’ambasciatore due ore e mezza, in attesa che l’intreccio di telefonate nazionali e internazionali si realizzasse e portasse alla decisione di rilasciarmi per farmi tornare in albergo e passare la notte”.