Il conto alla rovescia è iniziato. Sono rimasti meno di quindici giorni per aprire una partita Iva prima che l’anno finisca. E per poter contare sull’attuale regime agevolato dei minimi. La legge di Stabilità ne ha infatti decretato la fine, causando la protesta dei freelance che con il 2015 rischiano anche l’aumento dei contributi da versare alla gestione separata dell’Inps. Roberto Orlandi, presidente del Collegio nazionale degli agrotecnici, nei giorni scorsi ha invitato chi avesse intenzione di avviare nei prossimi mesi l’attività libero-professionale ad “anticipare l’avvio, entro il 31 dicembre 2014, per potersi avvalere delle attuali e più favorevoli regole”. Un’occasione da non perdere, insomma. Che però nasconde qualche rischio.

Il regime in scadenza consente per i primi 5 anni di attività, con la possibilità di prolungarlo anche oltre i 5 anni finché si è under 35, di non applicare l’Iva sulle fatturare emesse e di versare al Fisco un’imposta sostitutiva del 5% sulla differenza tra incassi e costi. Una condizione assai più vantaggiosa del nuovo regime dei minimi che, nel testo già approvato alla Camera e ora al vaglio del Senato, vede lievitare l’aliquota al 15 per cento. La corsa ad aprire la partita Iva potrebbe però riservare qualche brutta sorpresa, nel caso in cui il neo libero professionista o piccolo imprenditore non chiuda alcun lavoro nei prossimi giorni: “Se non si fattura niente entro la fine dell’anno – spiega Dimitri De Capitani dello studio Panella e associati di Milano – l’Agenzia delle entrate potrebbe contestare che l’attività non sia stata effettivamente avviata. E quindi potrebbe non riconoscere l’applicazione del vecchio regime fiscale agevolato”.

Va poi messo in conto un altro possibile effetto. Se si apre la partita Iva come consulente o professionista senza essere iscritti a un ordine, sul reddito si dovrà versare all’Inps il 27,72% (ancora per dicembre, perché da gennaio l’aliquota dovrebbe salire di due punti, a meno di novità). In caso non vengano emesse fatture, quindi, non sarà dovuto alcun contributo previdenziale. Se invece si sceglie la forma della ditta individuale, l’aliquota Inps sarà inferiore, ma ci saranno da versare i minimi contributivi, che la legge di Stabilità potrebbe abolire, ma che sono ancora in vigore. Un imprenditore che si occupi di consulenza informatica, per esempio, dovrà sborsare circa 300 euro per il solo mese di dicembre, anche se i ricavi sono nulli. Una spesa da sommare a quella per la dichiarazione dei redditi 2014 che il commercialista compilerà fra qualche mese.

Nel dilemma tra aprire subito la partita Iva oppure no, va anche considerato che il vecchio regime dei minimi può dare altri vantaggi. Innanzitutto per essere applicato prevede una soglia sui compensi ricevuti di 30mila euro che rimane valida fino ai 35 anni di età o per i prossimi quattro anni (il quinto anno è il 2014 e lo si può sfruttare solo per pochi giorni). Al momento la legge di Stabilità prevede invece soglie che, a seconda del settore, variano da 15mila (per freelance e professionisti) a 40mila euro (per i commercianti). Possibile che al Senato la soglia di 15mila euro venga alzata, ma difficilmente raggiungerà gli attuali 30mila.

Da valutare bene anche il meccanismo con cui si calcola l’imponibile: nel vecchio regime è dato dalla differenza tra ricavi e costi, mentre con il nuovo sistema, se non interverranno modifiche a Palazzo Madama, è dato dai ricavi moltiplicati per un coefficiente di redditività che varia a seconda del settore, con uno sconto di un terzo per i primi tre anni, qualora l’attività aperta non sia la prosecuzione di un lavoro svolto in precedenza sotto altre forme contrattuali. Secondo Giorgio Infranca, avvocato tributarista dello studio Roveda e associati di Milano, “l’impossibilità di dedurre i costi realmente sostenuti può essere svantaggiosa per molti, visto che un libero professionista o un piccolo imprenditore devono affrontare molte spese soprattutto nella fase di avvio dell’attività, che spesso si prolunga oltre i primi tre anni. Il sistema inoltre non è conforme all’articolo 53 della Costituzione, dal momento che vengono equiparate situazioni che non sono necessariamente indice della medesima capacità contributiva”. Critica verso il nuovo meccanismo di calcolo è anche Anna Soru, presidente di Acta, l’Associazione consulenti terziario avanzato in prima fila nel chiedere modifiche alla legge di Stabilità: “Se non si deducono i costi, viene a mancare lo stimolo a richiedere le fatture per gli acquisti che si fanno. E viene pertanto meno un efficace strumento anti evasione, ovvero il contrasto di interessi”.

@gigi_gno