Il pontiere delle riforme, l’uomo del Patto del Nazareno, ha collezionato il secondo rinvio a giudizio per corruzione nel giro di quindici giorni e il quarto nel giro di quattro mesi. Un vero e proprio poker di processi attende il senatore di Forza Italia Denis Verdini. Che dopo l’affaire della P3, quello del credito cooperativo fiorentino e la storia della plusvalenza per la vendita di un appartamento, dovrà rispondere dell’accusa di concorso in corruzione con riferimento all’appalto per la costruzione della scuola dei marescialli dei carabinieri a Firenze.

Il giudice per l’udienza preliminare Cinzia Parasporo, che ha accolto le richieste del pubblico ministero Roberto Felici, ha fissato il processo per il 10 aprile prossimo davanti alla VII sezione penale del tribunale di Roma. Il 15 luglio scorso invece Verdini era stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere, bancarotta e truffa per la vicenda legata alla gestione del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) del quale il senatore è stato presidente fino al 2010. Il 22 settembre invece il gup di Roma lo aveva mandato a a processo con l’accusa di finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita, nel gennaio del 2011 di un immobile in via della Stamperia, nel cuore di Roma, che in poche ore fruttò una plusvalenza record di 18 milioni di euro.

L’inchiesta era esplosa nel 2010. Il nome del parlamentare era apparso in alcune conversazioni telefoniche, in particolare quelle riferite all’imprenditore Riccardo Fusi, della Baldassini-Tognozzi-Pontello (Btp), riguardo l’appalto. All’epoca Verdini sostenne di aver chiarito tutto: ”La vicenda che mi veniva contestata riguardava solo ed esclusivamente la segnalazione per la nomina di Fabio De Santis a provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche”. L’appalto venne vinto nel 2001 dalla Btp alla quale fu però poi tolto e dato, nel 2005, all’Astaldi, dopo che la Baldassini Tognozzi e Pontello aveva rilevato un indice di sismica nei progetti troppo basso. A Verdini era contestato di essersi adoperato con il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli affinché l’impresa del costruttore Fusi venisse rimessa nel possesso dei cantieri della Scuola dei marescialli e di aver caldeggiato sempre con Matteoli la nomina di Fabio De Santis a provveditore delle opere pubbliche della Toscana.

La procura di Firenze aveva chiesto poi il giudizio immediato nel maggio del 2010 per i quattro arrestati nell’ambito dell’inchiesta ovvero l’ex presidente del consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, dell’ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, dell’avvocato Guido Cerruti e dell’ imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli. Le posizioni degli altri indagati per la scuola marescialli, fra cui il coordinatore del Pdl Denis Verdini e l’imprenditore della Btp Riccardo Fusi, erano state stralciate.  Il 9 aprile scorso il Senato aveva dato l’ok all’uso delle intercettazioni e di fatto permesso ad alcune indagini che erano rimaste ferme per la posizione del senatore di procedere. Il 31 ottobre 2012 c’erano state le prime condanne per la ”cricca” degli appalti. La prima sezione penale di Roma aveva inflitto inflitto tre anni e 8 mesi di reclusione a Balducci e De Santis e 2 anni e 8 mesi per l’imprenditore Piscicelli. Verdini e Fusi erano stati prosciolti dall’indagine degli inquirenti abruzzesi negli appalti per la ricostruzione post terremoto perché il fatto non sussiste.