Molto più d’una semplice amichevole. Italia-Albania è una partita fra due Paesi profondamente legati da loro, e che nel calcio si incontrano per la prima volta nel 2014. Per questo ha un sapore particolare per i figli di Tirana, che nel pallone e non solo, hanno cercato fortuna nel Belpaese. Uno di loro è Erjon Bogdani, centravanti dai lunghi trascorsi in Serie A (a Siena e Cesena gli anni migliori), 75 presenze e 18 reti con la maglia della nazionale albanese, di cui è il miglior marcatore di sempre. Avrebbe voluto giocarla questa partita, ma ha smesso due anni fa. “Non essere in campo è uno dei più grandi rimpianti della mia carriera”, racconta al fattoquotidiano.it. “L’Italia mi ha accolto, è diventata la mia seconda casa, per tutti noi è sempre stata un riferimento. Ma sono certo che chi giocherà sarà all’altezza”.

“L’Italia mi ha accolto, è diventata la mia seconda casa, per tutti noi è sempre stata un riferimento. Ma sono certo che chi giocherà sarà all’altezza”

Per decenni la nostra Penisola ha rappresentato l’orizzonte di un mondo migliore per l’Albania. E Tirana ne è stata un po’ la succursale: lì guardano i nostri programmi, usano i nostri prodotti, parlano o comunque comprendono la nostra lingua. Il centro della capitale è stato costruito quasi interamente dagli italiani. Anche lo stadio Qemal Stafa, dimora abituale delle Aquile, è una creatura del fascismo di Mussolini: la prima pietra fu posta da Galeazzo Ciano nel 1939, la firma è dell’architetto Gerardo Bozio, che costruì l’impianto a immagine e somiglianza dell’Olimpico di Roma. E tanti nel corso degli anni hanno fatto la traversata: tutt’ora quasi mezzo milione di albanesi vive in Italia. Eppure fino ad oggi le due nazionali non si erano incontrate, per caso (le urne della Uefa hanno voluto diversamente) o per necessità (le Federazioni non hanno mai organizzato un’amichevole). Questioni politiche: l’appartenenza a due sfere diverse del mondo durante la Guerra Fredda, poi il conflitto nei Balcani e le ondate migratorie. Motivi sufficienti per tenersi a debita distanza anche sui campi di gioco. Uniti in generale ad un complesso di superiorità da parte dell’Italia, nei confronti di quella che a lungo è stata considerata terra di clandestini (indesiderati).

“La vittoria in Portogallo è stata la svolta, adesso giochiamo con il cuore e siamo convinti dei nostri mezzi”

Martedì 18 novembre cade la barriera. Probabilmente in ritardo ma forse al momento giusto. Perché oggi l’Albania attraverso la fase migliore della sua storia calcistica. “Dopo anni di sofferenza siamo cresciuti e finalmente arrivano i risultati”, spiega Bogdani. “La vittoria in Portogallo è stata la svolta, adesso giochiamo con il cuore e siamo convinti dei nostri mezzi”. Lo dimostra anche l’amichevole della scorsa settimana contro la Francia, pareggiata per 1-1. Merito di una nazionale giovane, che parla italiano. In panchina dal 2011 siede Gianni De Biasi, navigato tecnico ex di Modena, Brescia e Torino. E in campo ci sono tanti giocatori che militano nel nostro campionato: dal capitano Lorik Cana al giovane empolese Hisaj, dal portiere della Lazio Berisha al centrocampista del Pescara Memushaj. Per tutti loro Italia-Albania sarà una partita speciale. “Ma non parliamo di derby”, precisa l’ex bomber, che in carriera ha anche avuto Antonio Conte come viceallenatore, ai tempi del Siena. “Nei confronti dell’Italia non c’è rivalità, solo stima e piacere di giocare contro degli amici. Per noi i derby sono altri”.

Contro la Serbia, ad esempio. Lo si è visto lo scorso 14 ottobre, durante quella partita mai conclusa per la rissa per la bandiera del Kosovo. Un brutto episodio, che l’Albania rischia di pagare a caro prezzo nella corsa a Euro 2016, vista la sconfitta per 3-0 a tavolino decisa dalla Uefa. Proprio gli scontri di Serbia-Albania, uniti ai disordini dei tifosi croati a San Siro e in precedenza di quelli serbi a Genova nel 2010, destano qualche timore: l’Italia ha esperienze poco piacevoli con gli ultrà balcanici. “Ma noi siamo diversi”, spiega Bogdani. “Non siamo violenti, in decenni di partite non abbiamo mai preso neanche una multa. Belgrado è stato un incidente, non c’entravamo nulla. Contro l’Italia andrà tutto benissimo”.

Così, mentre la nazionale di Conte si avvicina alla partita come a un’amichevole in cui dare spazio alle riserve dopo la brutta prestazione contro la Croazia, l’Albania si prepara alla festa, riconoscimento atteso per anni. “Stiamo bene, mentre l’Italia attraversa un momento difficile. Proveremo a giocarcela alla pari, sono certo che sarà una partita bella e divertente”, conclude Bogdani. “E al fischio finale il nostro legame con l’Italia sarà ancora più forte”.

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