Un indagato eccellente, il presidente di Anas Pietro Ciucci. E un appalto milionario al momento congelato, il raddoppio dell’arteria che collegherà Maglie con Leuca, nel leccese. L’affare finisce nel mirino della Procura di Roma. Un fascicolo per abuso d’ufficio è aperto sulla scrivania del pm Alberto Galanti, nome di peso della magistratura capitolina, lo stesso che porta avanti l’inchiesta sull’ex ministro all’Ambiente, Corrado Clini, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, e lo stesso, soprattutto, che ha smantellato il “sistema” che ruota attorno a Manlio Cerroni e la discarica di Malagrotta.

Un curriculum che non sembra essere un caso. Anche perché la storia della statale 275 ha molto a che fare con i rifiuti. Ci sono almeno tre siti in cui sono stati interrati scarti pericolosi vent’anni fa e collocati proprio lungo quello che sarà il futuro tracciato della strada. Sono state le confessioni di un ex operaio di una di quelle discariche a squarciare il velo. Tuttavia, non c’è solo questo. L’indice è stato puntato anche contro l’affidamento diretto della progettazione, senza procedura di evidenza pubblica, prima al Consorzio per lo Sviluppo industriale e dei servizi reali di Lecce e poi, da questo, alla Pro.sal spa, lo studio di progettazione dell’ingegnere Angelo Sticchi Damiani, attuale presidente dell’Aci. Era la metà degli anni ’90. Da lì in poi, l’opera è stata finanziata a più riprese, passando da 113,6 milioni di euro iniziali agli attuali 287,8 milioni di euro, di cui 152,4 a valere sulle risorse che il Cipe ha assegnato alla Regione Puglia e il resto a carico del Fondo infrastrutture per il Mezzogiorno.

Sono stati il Comitato Sos 275 e alcuni espropriandi, difesi dall’avvocato Luigi Paccione, a portare avanti la battaglia giudiziaria, incassando prima una bocciatura al Tar di Lecce, poi lo schiaffo dal Consiglio di Stato, che ha considerato non ammissibile il loro ricorso. Hanno proceduto, però, anche per altre strade, segnalando il tutto oltre un anno fa con esposti alla Procura di Lecce, di Roma e a quella della Corte dei Conti. A loro dire, quel vizio a monte avrebbe condizionato tutto il resto. E le discariche riemerse dalla pancia della terra confermerebbero l’inesistenza degli studi geognostici e idrogeologici commissionati. Sarebbe stata rilevata, inoltre, la sospetta mancanza di firme ai progetti contenuti nelle delibere Cipe del 2004 e del 2009.

Sono anche i motivi che hanno spinto la presidenza del Consiglio dei ministri a scrivere al ministro per le Infrastrutture e alla stessa Anas per chiedere lumi, dopo l’ennesimo esposto, stavolta al Cipe, inoltrato a luglio dagli ambientalisti salentini. Una telenovela tormentata e che ha trovato il suo apice nella clamorosa sentenza con cui il Consiglio di Stato, nel luglio scorso, ha bollato come illegittima l’aggiudicazione dell’appalto all’associazione temporanea d’imprese capeggiata dal Consorzio cooperative costruzioni. Per i giudici di Palazzo Spada, non avrebbe avuto i requisiti per partecipare alla gara. Di più, ad accaparrarsela avrebbe dovuto essere il gruppo Matarrese di Bari, a cui andrebbe corrisposto, ora, un risarcimento danni di 10 milioni di euro.

Un groviglio che ora tiene in stallo l’intera opera, per la quale si rischia di perdere i fondi se non si procederà allo sblocco immediato, come confermato anche dal sottosegretario ai Trasporti Umberto Del Basso De Caro. Per questo nei giorni scorsi è arrivata all’Autorità nazionale anticorruzione e alla Corte dei Conti del Lazio e della Puglia un’ulteriore segnalazione, stavolta a firma di una delle società del raggruppamento aggiudicatario, la Igeco. E un altro capitolo è pronto ad aprirsi.